I giovani italiani e la fede oggi

Lo scorso mese è uscito nelle librerie un volumetto molto interessante del sociologo di Ipsos Nando Pagnoncelli che consiglio come lettura estiva.

Il testo si intitola: “Come siamo cambiati. Gli italiani ieri e oggi: metamorfosi antropologiche”.

In un centinaio di pagine l’autore cerca di tracciare la fotografia dell’Italia di oggi sottolineando diversi fattori: l’indebolimento dello Stato-Nazione e l’affermarsi delle dimensioni locali; la qualità della vita come priorità; soggettivismo, familismo e società ristretta; frammentazione identitaria e multiappartenenza; la dieta mediatica…

La cosa interessante è che riserva una parte anche alla riflessione sui cattolici e in particolare fa un focus sui giovani.

È stata fatta la domanda a un campione significativo di giovani su quali fossero i valori più importanti per un giovane e tra i primi posti sono stati messi a salute (91,9%), la famiglia (86,5%). Il sociologo fa notare come questa attenzione al salutismo era del tutto estranea alla generazione precedente: erano gli anziani a mettere al primo posto la salute! Nello stesso tempo non è più l’epoca

di conflitti in famiglia: ora essa è il vero ammortizzatore sociale, in questo momento di crisi. I ragazzi fanno fatica a trovare lavoro. Per cui molti rimangono ancora in famiglia.

E la religione? Che posto occupa nella scala dei valori dei giovani o italiani oggi? Sta nel gruppo dei valori meno importanti: solo il 21,7% ritiene la religione qualcosa di importante e questo ci dice qualcosa circa l’importanza della fede nei giovani oggi.

Ci sono molte altre considerazioni interessanti che il sociologo fa e che lascio alla vostra lettura, però emerge dai dati come l’età media dei praticanti sia sempre più alta e ci sia stato, rispetto alle generazioni precedenti, l’abbandono della fede da parte delle giovani donne. È una Chiesa percepita come maschilista e clericale e dunque da fuggire per molte fasce della popolazione giovane.

Questo ci fa riflettere sul tema della fede oggi. Al giovane oggi poco importa essere cristiano o di un’altra fede perché in generale il valore della religione non è molto importante nella vita. Questo ci fa domandare anche sul grado di coscienza che hanno i pochi giovani che vivono nei nostri ambienti: se la fede non è sentita come importante per la nostra vita cosa significa in ultima analisi averla scelta? È una delle tante “magliette” da indossare per l’occasione e finché serve?

Ecco allora ho capito un po’ di più anche il fenomeno, per fortuna ancora minoritario, di certe conversioni a estremismi religiosi: ragazzi e giovani che partono per combattere in territori dove vige il fondamentalismo religioso…

Ma la domanda che dovremmo porci oggi è: se non fossimo più liberi di professare la nostra fede e ci fosse una persecuzione, quanti dei giovani battezzati (e anche degli adulti) continuerebbero a professare la loro fede? Una fede all’acqua di rose non vince le tempeste della vita… Anzi diventa qualcosa che si può “buttare via” facilmente, come un vestito vecchio e inutile.

Nello stesso tempo occorre domandarci: quale posto occupano i giovani nella Chiesa al di là dei “proclami” o dei documenti ufficiali e di poche occasioni sporadiche come la Giornata Mondiale della Gioventù?

Quali luoghi ci sono nella nostra Chiesa per promuovere il protagonismo giovanile?

Facendo una riflessione tutta interna: nel Sinodo della Chiesa di Trieste che stiamo concludendo, qual è stato il posto per l’ascolto dei giovani e il cammino con loro? Forse ci siamo limitati a “parlare di loro”, ma quanto abbiamo lasciato “parlare loro” lasciandoci provocare dalla loro testimonianza e dalle loro proposte e anche dalle loro critiche? Certamente è faticoso, perché un giovane fatica a sentirsi “Chiesa”, ma che Chiesa è quella che vuole camminare insieme (“Sinodale”) e poi si dimentica di “camminare insieme” ai giovani?

Ecco che ci rendiamo conto che l’universo giovanile non solo è qualcosa che facciamo fatica a comprendere, ma nello stesso tempo per noi cristiani adulti diventa un mondo che facilmente trattiamo a distanza, con i nostri preconcetti e i nostri pregiudizi.

Il testo di Pagnoncelli invece ce ne dà una lettura molto schietta e cordiale, aiutandoci a capire quali passi nuovi occorre che facciamo come Chiesa per non perdere il treno della storia. E dei nostri giovani.