I Fab 4, start – up di successo

“All You Need Is Love. L’economia spiegata con i Beatles”. Questo è il titolo dello spettacolo che il giornalista Federico Rampini sta portando nei teatri italiani. E che giungerà a Trieste, al Politeama Rossetti, nella serata di venerdì 31 ottobre (alle ore 20.30). Lo spettacolo segue in cartellone “Finis Terrae”, la nuova produzione del Rossetti, nata da un’idea di Antonio Calenda su drammaturgia di Gianni Clementi, che ha da poco inaugurato, con successo di pubblico e critica, la nuova stagione teatrale.

Ma torniamo a “All You Need Is Love”, dove Federico Rampini prova a raccontare la crisi, e a immaginare un futuro migliore, attraverso proprio le canzoni dei Fab Four. Grazie anche all’accompagnamento in scena di due musicisti: Valentino Corvino (violino, elettronica) e Roberta Giallo (voce, tastiere, ukulele). Le sue intuizioni e competenza di analisi ci conducono a indagare la suggestiva ipotesi che dà il titolo allo spettacolo di cui è autore: una rilettura dei brani dei Beatles alla luce dell’attuale crisi economica. In questo, Rampini ha un autorevolissimo predecessore, come mentore: “Il mio modello di business? Sono i Beatles”, amava dire Steve Jobs, il fondatore della Apple, che di economia e affari se ne intendeva, eccome. Se Jobs prendeva ad esempio la forma della band quale straordinario moltiplicatore di talenti individuali, Rampini fa un passo oltre e prova a vedere nei Quattro di Liverpool il modello di una start-up di successo, capace di proiettare quattro ragazzi, cresciuti nella povera Liverpool del primo dopoguerra, verso la stratosfera della ricchezza.

Non che i Beatles fossero degli ideologi, sappiamo che i loro pezzi sgorgavano dall’intuizione e dall’emozione, eppure contenevano i segni di un periodo – quello degli anni Sessanta – connotato da cambiamenti, evoluzioni e rivoluzioni. Quei pezzi possono essere ora riletti per individuare in essi il germe di sfide e drammi dell’economia contemporanea. E così “Taxman” prefigura le rivolte fiscali, “Eleanor Rigby” e “Lady Madonna” evocano la nuova povertà, “When I’m 64” anticipa la crisi del Welfare State, e magari “Across the universe” ricorda l’“orientalismo” che precedette la globalizzazione. Ma quei pezzi possono oggi essere utilizzati anche per immaginare come sarà o potrebbe essere il mondo di domani. Perché, come sottolinea Rampini: “la fantasia e la creatività che affascinarono Steve Jobs, oggi sono indispensabili anche per rigenerare l’analisi economica. Facendolo su una colonna sonora dei Beatles, certamente si seppellisce ogni pregiudizio contro la scienza triste”.

Lo spettacolo è oggi anche un libro, con lo stesso titolo, edito da Mondadori (288 pagine, €17,00).

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