HUBBELLI #2 – Home is the most important place in the world

Immagine di copertina allegata (Titolo: Breuer as Billboard Autori: Lehni-Trüb)

[07/01/14 18:34:46] Marco Svara
Anno nuovo regole assolutamente vecchie:> nessuno dei partecipanti dovrà mai utilizzare queste parole: start-up, innovazione, sostenibilità

> ogni contributo testuale non dovrà mai superare le 100 parole
> questo scambio di opinioni e visioni durerà in totale 7 giorni

[07/01/14 18:38:46] Marco Svara
In questo secondo contributo mi piacerebbe parlare di comunicazione e coworking, ponendo particolare attenzione nei confronti di come le nostre azioni possano essere influenzate da ciò che più o meno velatamente ci viene suggerito dalla “grafia” che ci circonda.
Insieme a Benedetta e Christian, due membri di Impact Hub Trieste, cercherò di capire (condividendolo con voi miei cari e curiosi lettori) quanto conta una “buona comunicazione” nella costruzione di un “buon progetto”, partendo, prima ancora di chiedere ai nostri ospiti una breve descrizione di chi sono e cosa fanno, un esempio di eccellenza nel campo della comunicazione a supporto di un’idea progettuale ed il motivo della loro scelta

Quindi… fatevi introdurre, prima ancora che dalle vostre parole, dalla qualità di lavori realizzati da altri professionisti che per un motivo o per l’altro trovate, se non geniali, almeno rappresentativi di un “buon modo di fare comunicazione”…

[07/01/14 20:26:55] Benedetta Gargiulo
Ciao a tutti! Per me, dietro un buon modo di fare comunicazione c’è sempre una buona idea. Possono esserci le parole e le immagini più belle del mondo, ma non serviranno a niente senza un concept intelligente che le anima. Mi viene in mente DOVE, che ha saputo dare a un prodotto se vogliamo banale, un sistema di valori forti, ben comunicati e centrati proprio sul prodotto. Così, parlare di “bellezza autentica” sembra la cosa più naturale del mondo. Le campagne sono tutte belle, ma la prima (e la più virale), quella della modella photoshoppata, mi è rimasta nel cuore.

[07/01/14 21:35:00] Marco Svara
hai un link o una foto di riferimento? ora siamo “autenticamente curiosi”…

[07/01/14 22:40:10] Benedetta Gargiulo
Il messaggio è stato rimosso.

[07/01/14 22:40:40] Benedetta Gargiulo
Il messaggio è stato rimosso.

[07/01/14 22:41:14] Benedetta Gargiulo
Il messaggio è stato rimosso.

[08/01/14 10:05:05] Benedetta Gargiulo
Eccola:
Ha circa 7 anni
Parlando di cose più recenti invece:

[08/01/14 11:01:10] Marco Svara
aspettiamo Christian…

[08/01/14 11:01:20] christian jugovac
rivo rivo

[08/01/14 11:09:51] christian jugovac
Ciao! Per me parlare di comunicazione significa parlare di design della comunicazione, che poi è il mio campo. E’ un concetto un po’ diverso rispetto al graphic-design e al concetto di “grafico” che in Italia vuol dire tutto (grafico, pubblicitario, web designer…) e niente.

Questa è la definizione che ne dà Giovanni Anceschi, uno dei massimi teorici del design della comunicazione visiva in Italia nonché mio ex-professore allo IUAV
http://www.triennaledesignmuseum.it/adiaryofanexhibition/2011/01/11/gdw-words-1-oltre-la-grafica-intervista-con-giovanni-anceschi/

Sicuramente l’idea, la ricerca e la sperimentazione stanno alla base di un “buon progetto di design della comunicazione” (qualunque cosa questa definizione voglia dire 😉 )
[08/01/14 11:17:11] christian jugovac: Sempre difficile scegliere dei lavori o progetti che in un modo o nell’altro reputo geniali ma cercherò di sceglierne due:

[08/01/14 11:19:04] Marco Svara
trtrtrtrtrtrtrtrttrtrtrtrtrtrtrtrtrtrtrt rullo di tamburi…

[08/01/14 11:19:07] christian jugovac
Innanzitutto tutto il lavoro di A.G. Fronzoni, uno dei tantissimi graphic-designer italiani che hanno fatto la storia della disciplina in questo paese http://agfronzoni.com/

Un designer contemporaneo che ammiro molto è invece Ruedi Baur, per la sua capacità di integrare la comunicazione visiva all’interno dello spazio urbano http://www.irb-paris.eu/
… un progetto su tutti… la Cité Universitaire di Parigi http://www.irb-paris.eu/projet/index/id/21

[08/01/14 11:27:10] Benedetta Gargiulo
Credo che anche in questi casi, quello che li fa annoverare tra gli esempi di eccellenza, sia sempre e comunque la capacità di interpretare dei concetti, trasformandoli in valori. In comunicazione nulla ha senso, né la parola, né il segno grafico, né la musica, né lo spazio senza un concept forte da cui partire.
Purtroppo si parla molto di comunicazione, ma a sproposito
Se ci pensiamo, in molti dicono ancora: “L’importante è che se ne parli”, che per me è una gran bestialità. “È inutile parlarne se non significa niente”

[08/01/14 12:07:59] Marco Svara
due progetti, quelli che avete condiviso, a mio modesto avviso tanto differenti quanto simili: differenti perché quelli di Benedetta mettono al centro l’immagine (il .jpg tanto per intenderci) mentre quelli di Christian esaltano il tratto, la linea, il colore applicato, il vettoriale … simili perché alla loro base ci sono due concetti chiave per la riuscita di ogni qualsivoglia progetto ovvero la pulizia/la sintesi e la narrazione.
Entrambi esprimono pochi concetti e chiari. Anzi, in molti casi, il concetto espresso è uno solo che magari apre ad ulteriori riflessioni pindariche critiche.
Prima di continuare, vi chiederei di descrivere brevemente chi siete, cosa fate e soprattutto accennare al progetto (o ai progetti) che state sviluppando all’interno di Impact Hub Trieste…

[08/01/14 12:13:20] christian jugovac
Vorrei riprendere un attimo il punto precedente; sono molto d’accordo con Benedetta quando dice che il punto fondamentale è creare valore, qualunque sia il mezzo utilizzato. Tuttavia è necessario chiedersi: “Che tipo di valore viene “trasmesso” dal mio modo di fare comunicazione?”. La sovrabbondanza di comunicazione, il suo essere così ubiqua, trasversale e immateriale, mette il designer al centro di questo processo di “mediazione del mondo”; processo che non è mai neutrale ma è sempre il risultato di un punto di vista.

[08/01/14 12:17:16] Marco Svara
processo che non è mai neutrale a causa dell’infinito numero di ingredienti che determinano la soggettività dei destinatari della “comunicazione” … qual è l’ingrediente, secondo voi, che più influenza la soggettività dei destinatari della “comunicazione” e poi, forse sto per dire una cazzata astronomica, ma, oggigiorno, è più corretto definirli “destinatari” o “utenti”?

[08/01/14 12:23:24] Benedetta Gargiulo
Oggi sono “attori” essi stessi, perché l’evoluzione tecnologica dei social network ha portato a un’evoluzione del modo di fruire della comunicazione, che non può essere più unidirezionale, ma sempre bidirezionale. Quelli che una volta chiamavamo destinatari, oggi sono essi stessi creatori di contenuti. Pensiamo anche solo a X Factor, dove un media trasmette dei contenuti che vengono in tempo reale vissuti e trasformati su più piattaforme dal pubblico-autore.
“I mercati sono conversazioni” e non lo dico io eh 🙂

[08/01/14 12:31:48] christian jugovac
Il focus si sposta dal progetto del prodotto finito al progetto del processo che produce relazioni tra utenti/attori.
La sfida sta proprio nel “facilitare” questa interazione all’interno del sistema di relazioni.
Il concetto di “prosumer” e di “user generated content” è diventato per le grandi aziende un valore spendibile sul mercato
Comunque per rispondere anche alla domanda di Marco, oltre al ruolo dei destinatari/utenti/attori è cambiato il ruolo dei “progettisti”

[08/01/14 12:34:12] Benedetta Gargiulo
Sì, nel mio caso sono morti tutti 🙂

[08/01/14 12:34:52] Marco Svara
urca, morti addirittura? spiega spiega…

[08/01/14 12:38:40] Benedetta Gargiulo
Ho una visione piuttosto negativa del “progettista” di comunicazione in Italia: mentre le figure classiche (pensiamo anche solo ai vecchi copywriter e art director) si stavano evolvendo seguendo il cambiamento dei processi e dei mezzi di comunicazione, la maggiorparte dei clienti, presi da delirio di onnipotenza e complice la crisi economica hanno iniziato a dire: “Le cose ce le facciamo da soli”.
I social network per esempio aiutano molto a favorire la comunicazione. Anche quella fatta male però.
E infatti oggi ne siamo invasi.
Ma potrei parlarne per ore…forse invece dovremmo passare alle presentazioni 😀

[08/01/14 12:40:24] Marco Svara
cinque alto a benedetta… prima presentazioni poi continuiamo con la conversazione…

[08/01/14 12:42:25] Benedetta Gargiulo
OK ☺
Come avrete capito, mi occupo da sempre di comunicazione pubblicitaria. In particolare sono una copywriter, per cui lavoro nel reparto creativo curando la parte testuale e di concept delle campagne. Ho iniziato a Milano e sto finendo a Trieste, dove ho la mia agenzia (GB comunicazione). “Sto finendo” perché come i calciatori, anche i creativi a un certo punto devono smettere ☺ Oggi sono molto più orientata alla consulenza e alla formazione.

[08/01/14 13:03:18] christian jugovac
Ok vado io.
Mi occupo di grafica, o meglio di design della comunicazione. Assieme al mio socio Francesco Greguol abbiamo fondato Studio Iknoki. Ci siamo conosciuti durante gli anni universitari e dopo esser stati un po’in giro tra Veneto e Lombardia, abbiamo deciso di stabilirci io a Trieste e lui a Treviso. Oltre a progetti commissionati cerchiamo di portare avanti progetti personali e più di ricerca, da soli o in collaborazione con altri progettisti.

[08/01/14 13:07:10] Marco Svara
ed all’interno di Hub, cosa state portando avanti?

[08/01/14 13:46:54] Benedetta Gargiulo
In Hub sono entrata assieme alla mia socia Silvia Mazzolin per coltivare un progetto nato dal mio interesse sociale per le questioni di genere, di cui mi occupo da qualche anno. Si chiama LABY – coworking & life ed è uno spazio che metterà insieme lavoro, tempo libero e famiglia. Un posto dove le persone potranno lavorare secondo le classiche logiche del coworking, ma anche “staccare” per farsi un’ora di pilates, yoga o un massaggio, oppure seguire un corso di aggiornamento professionale, o magari di inglese e il tutto portando anche i bambini, che saranno intrattenuti in un’apposita area chiamata Cobaby.
http://www.laby.trieste.it

[08/01/14 14:02:32] christian jugovac
Io invece ho scelto Hub come base per portare avanti l’attività dello studio ( www.iknoki.com ) e i vari progetti collaterali di cui ci stiamo occupando, tra i quali un progetto editoriale e il progetto Spazi Opportunità (conosci?! 😉 )

[09/01/14 14:57:38] Benedetta Gargiulo
Beh, mi pare che il tema dello spazio per i partecipanti a questa conversazione sia più importante di quello della comunicazione 🙂
A me piace molto questa cosa che le persone, più lavorano con tablet, smartphone, connessioni a distanza, più cerchino di compensare aumentando le occasioni di contatto fisico e di rivalutazione degli ambienti in cui si trovano. Me l’ha fatto notare una cara amica, che mi diceva che le persone che vanno a farsi fare i massaggi sono sempre di più non tanto perché ne hanno bisogno fisico, ma perché hanno bisogno di “essere toccate”.

[09/01/14 20:01:08] Marco Svara:

[comunicazione di servizio] Non riesco a sincronizzare la conversazione tra il computer fisso e quello portatile! In pratica, ora che vorrei continuare la conversazione da “casa” non riesco visto che visualizzo messaggi precedenti a quelli che ci siamo scambiati meno di 24ore fa! Aiuto!!!! vedo di risolvere e continuiamo!

[09/01/14 21:46:02] Marco Svara
“essere toccate”… aiuto… per fortuna i lettori di genius sono tutti maggiorenni 🙂
provo a buttarla li, vediamo cosa genererà questa considerazione… come si riesce a “toccare le persone” con gli strumenti a disposizione del “design della comunicazione”? e poi, domanda più indiscreta, “cosa” si tocca?

[14/01/14 17:30:39] Marco Svara
…rieccomi di ritorno dopo 4 giorni in terra francese ad indagare sulla quotidianità dei cugini d’oltralpe… chissà se avete sentito la mia mancanza tanto da bloccare il flusso della conversazione oppure avete intelligentemente proseguito senza di me

[15/01/14 08:46:42] christian jugovac
Ci sono vari aspetti dell’argomento spazio che sono interessanti a mio parere quando si parla di Hub e di co-working; oltre favorire il contatto diretto e lo scambio tra persone, saperi e conoscenze, all’interno di Hub lo spazio personale (inteso non solo come spazio fisico) va sempre rinegoziato; quanto son disposto a rinunciare al mio spazio personale e privato? Secondo me non è una questione da poco soprattutto in una città come Trieste nella quale le varie realtà sono sempre state abbastanza chiuse su sé stesse

[15/01/14 09:40:01] christian jugovac
Per rispondere invece alla domanda di Marco su come “toccare le persone” attraverso il design della comunicazione, è una questione molto soggettiva che dipende sia dal progettista che dall’utente finale; per quanto mi riguarda sono più interessato a stimolare la curiosità e a coinvologere l’utente nell’interpretazione e nella fruizione del messaggio anche attraverso una sua funzione estetica. Attraverso il progetto si cerca quindi di “toccare” la testa delle persone, il cervello che ha due emisferi, uno emotivo e l’altro razionale.

[15/01/14 11:43:36] Benedetta Gargiulo
Un giorno ho portato mio figlio di 4 anni in HUB e la prima cosa che mi ha detto è stata: “WOW, mamma, sembra una casa!”
Credo che “toccare” le persone significhi trasmettere loro un calore e una sensazione piacevole di vicinanza.
La formula del coworking dovrebbe dare proprio questo: non offrire solo una sedia, una scrivania, dei servizi, ma anche una fondamentale componente di umanità. Umanità nelle relazioni tra host e membri, tra membri stessi, e umanità anche nella gestione degli spazi, che giustamente devono essere progettati per piacere anche a bambini di 4 anni 🙂

[15/01/14 11:57:41] Marco Svara
Interessante il concetto di “casa” e del potere comunicativo che porta con se. “Casa” potrebbe assumere aspetti e sembianze differenti a seconda dei “contesti” e degli “obiettivi”. La “Casa” porta con sé l’immaginario della “cucina” vero e proprio spazio dove si “comunica in famiglia”; le decisioni più importanti, solitamente, vengono prese proprio attorno ad un tavolo condiviso inserito in una stanza dai mille sapori, profumi, colori ed ovviamente umori.
Ultimissima considerazione e quindi domanda per entrambi. Ultimamente si sente spesso parlare di “brand della città” e sempre più città europee promuovono bandi di concorso per la realizzazione di un logo + immagine coordinata per la pubblicizzazione, tanto nel mondo quanto tra i propri residenti, dell’identità del territorio di riferimento. Ultima, in ordine cronologica, Bologna, dove ha trionfato Matteo Bartoli e Michele Pastore con il progetto “é Bologna” (http://www.matteobartoli.com/portfolio/e-bologna/) portanto un pò di Trieste nel capoluogo emiliano… cosa ne pensate sia del progetto che vi ho proposto sia di questo nuovo trend legato all’identità visiva della città?

[15/01/14 12:05:02] Marco Svara
sarebbe stupendo se condividereste con noi lettori qualche buon esempio di comunicazione legato all’identità visiva della città 🙂 ultimo sforzo dai dai dai.. 🙂

[15/01/14 12:19:38] Benedetta Gargiulo
Per rifarmi alle considerazioni iniziali, credo che anche in questo caso sia fondamentale l’analisi di quello che si vuole comunicare, individuando prima i valori della città o dell’area geografica che si vuole promuovere. Non ho memoria di case history particolarmente brillanti a riguardo. Vedo invece, soprattutto nella promozione di regioni italiane, ma anche stati esteri, una grande banalizzazione di segni e colori che si esprimono in loghi che si assomigliano un po’ tutti (mi vengono in mente i loghi di Veneto e Emilia Romagna per esempio).
Insisto, ma credo si dovrebbe fare molta più attenzione a quella che è la vera essenza di un luogo, che cosa significhi per le persone che ci vivono.
Il concetto di “casa” è importante anche in questi casi.
E il discorso andrebbe anche allargato ai luoghi fisici della città: come vengono interpretati dagli architetti? Vengono valorizzati oppure no?
Quando io vedo il logo di Bologna su un inserto di un giornale, poi ritrovo quella stessa immagine quando cammino per le sue strade? È tutto coerente?
Se la risposta è sì, allora è stato fatto un bel lavoro.

[15/01/14 14:37:12] christian jugovac
Quello dell’identità visiva delle città è un discorso complesso e molto articolato che di per sé presenta alcuni aspetti problematici e alcune criticità.
Secondo me molto dipende dalle motivazioni per le quali un’amministrazione decide di far realizzare questo tipo di progetti; se il fine ultimo è quello di realizzare un brand della città, che quindi per sua natura risponde esclusivamente a logiche commerciali, il progetto molto spesso si concretizza in una ripetizione e quindi banalizzazione di segni e colori, per così dire “imposti dall’alto” dal progettista ai residenti e cittadini di un territorio.

http://www.evertypma.nl/images/stories/projects_media/Gwangju2011/europe_placebrandingmap_small_72dpi_evertypma.jpg

Da quello che ho letto il progetto per il logo di Bologna è caratterizzato da un processo maggiormente inclusivo e partecipativo; in particoalre poi il progetto vincitore di Matteo Bartoli mi sembra vada proprio in questa direzione. Mi sembra inoltre interessante la possibilità che viene data attraverso lo strumento che crea il logo di rappresentare anche il dissenso

http://ebologna.it/?color=b23636&text=Sporcizia&share=1

http://ebologna.it/?text=Traffico&color=b23636&share=1

ecc.

Qua ci sono alcuni intressanti esempi del passato di comunicazione pubblica che tuttavia sono molto diversi rispetto al contesto attuale

http://isiaurbino.net/frammenti/index.php/iconografia/interviste/55-albe-steiner-ricerca

http://sdz.aiap.it/notizie/9916

http://sdz.aiap.it/notizie/9917

http://newsfeed.kosmograd.com/kosmograd/2011/07/rotterdam-hexagon-urban-identity.html

[15/01/14 14:37:24] Marco Svara
e come vengono valorizzati i luoghi fisici delle città da parte di grafici e comunicatori? o meglio, dal vostro punto di vista, come dovrebbero essere valorizzati? un’idea, una proposta o un progetto che nasce dalla vostra esperienza e dalla vostra particolare capacità critica? qualcosa di molto “spicciolo”, “concreto”, quasi “ready made” per approccio e risorse necessarie… (giurin giurello questa è l’ultima)…

[15/01/14 15:02:08] christian jugovac
La domanda è: “sono necessari grafici e comunicatori per valorizzare i luoghi fisici delle città?” A parte la mezza battuta, non esistono idee o proposte che funzionano tout-court; ogni territorio ha le sue caratteristiche, le sue peculiarità, il suo tessuto urbano e sociale ecc. Forse sarebbe meglio cominciare a valorizzare i luoghi fisici delle città a livello di amministrazione pubblica.

[15/01/14 17:07:09] Benedetta Gargiulo
La questione della valorizzazione degli spazi fisici va secondo me un po’ oltre la competenza di grafici e comunicatori. Mi sembra che in questo caso lo sforzo creativo riguardi più gli architetti. Certo, su alcuni temi si può lavorare in sinergia, ma starei sempre molto attenta a non scivolare nella “tuttologia”. Credo molto nelle contaminazioni tra discipline “vicine” ma ognuna deve sempre mantenere la sua identità e professionalità. Già ci siamo tenuti Oliviero Toscani per vent’anni… 🙂

[16/01/14 10:35:07] Marco Svara
Chiacchierando chiacchierando siamo arrivati alla fine di questa conversazione che spero abbia generato una serie di “contenuti comunicativamente interessanti”… Siamo partiti dal confrontarci su cosa significa avere una buona idea per arrivare a parlare di città, passando per esempi internazionali di buona comunicazione concludendo con Oliviero Toscani… direi un buon percorso! Ultima richiesta/imposizione/obbligo 🙂 lasciate me ed i lettori con un’immagine, qualcosa che capace di comunicare “un qualcosa” a “qualcuno”… scegliete voi oggetto e soggetto… Ovviamente, grazie mille in anticipo per il tempo e l’entusiasmo con il quale avete alimentato questo flusso narrativo!!!

[16/01/14 11:05:11] christian jugovac
visto che si parlava di ‘casa’ e luoghi fisici della città

http://25.media.tumblr.com/6e2d616414981b02909248ae4423e7f8/tumblr_mg1rsaXhIr1rhgxp1o1_1280.jpg

(la storia che sta dietro a quest’immagine potete leggerla qui http://formsofinquiry.com/inquiry/breuer-as-billboard)
[16/01/14 11:55:30] Benedetta Gargiulo ha inviato un file marcosvara.tiff a questo gruppo

[16/01/14 11:56:35] Benedetta Gargiulo: Questa credo comunichi qualcosa a qualcuno:

[16/01/14 11:56:40] Benedetta Gargiulo ha inviato un file AUGURI.jpg a questo gruppo

Immagine di riferimento allegata

2

[16/01/14 12:01:38] Marco Svara
grazieeeeee!!!!
click chiusa! 🙂

CHRISTIAN JUGOVAC
Co-founder Studio Iknoki
Studio Iknoki is an independent graphic design and art direction studio based in the north-east of Italy, between Trieste and Treviso. Owned by Francesco Greguol and Christian Jugovac, the studio is active in fields ranging from corporate visual identity to digital and interactive projects; from exhibition design to publishing and editorial design.
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Art Direction, Graphic design, Editorial Design, User Interface design

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BENEDETTA GARGIULO
Cowork to create LABY/co-working & life
Communication, Advertising, Marketing, Social networking, Community management, Copywriting, Blogging.

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