Hide&Jack: la nuova generazione dell’imprenditoria italiana

Alice Campello e Alberto Franceschi, entrambi giovanissimi, entrambi veneti di Trebaseleghe, il cuore pulsante dell’imprenditoria del Nord-Est. Lei imprenditrice e seguitissima influecer, lui giovane imprenditore. Dal 2014 hanno lanciato la loro linea di calzature e abbigliamento Hide&Jack Style e producono vestiti in materiali innovativi e scarpe che possono cambiare aspetto in un attimo a seconda delle necessità della situazione e dell’abbinamento e che già sono apprezzate da vip e da negozi di tutto il mondo. La possibilità di personalizzare la scarpa nel colore e nel materiale attraverso le tantissime cover intercambiabili rende le Hyde&Jack uniche e geniali.

Possiamo definirvi tra i rappresentanti della giovane generazione imprenditoriale italiana. Come vi è venuta questa idea?

Alberto Franceschi: L’idea nasce da un evento in particolare. Eravamo
a Miami e non avevamo l’abbigliamento adatto per entrare in un locale. L’idea è stata questa: è possibile cambiare il tuo abbigliamento in un istante? Questo si unisce alla mia passione per gli abbinamenti e sono dell’idea che le scarpe devono essere sempre abbinate al modo in cui sei vestito. Ero partito da solo poi Alice mi ha aiutato a pubblicizzare e un giorno, con l’idea di voler fare una linea a 360°, le ho proposto di fare la linea donna. Avendo io e lei due stili completamente diversi è venuta fuori una collezione con una doppia personalità. Il suo stile è più raffinato, più preciso, il mio è più underground e casual luxury. Queste casualità hanno creato un pacchetto completo. Anche sulla stampa e a livello di marketing sui social network è importantissimo. Io ho cinquantamila persone che mi seguono, Alice trecentomila. E grazie a questi social network abbiamo contatti nel mondo dello spettacolo che ci posano aiutare a farci conoscere. Ad esempio El Shaarawy ci ha contattato per comprare le nostre scarpe.

Alice Campello: Moda, la fanno un po’ tutti. Abiti, li fanno un po’ tutti. Noi siamo diversi in questo, noi diamo la possibilità di cambiare. Ad esempio, la scarpa che stiamo vendendo di più è una scarpa che ha delle mascherine intercambiabili. Abbiamo una t-shirt con la catena che per alcuni è molto pacchiana, ma se stacchi la catena diventa una t-shirt normale. È tutto, per così dire, customizzabile. Abbiamo un giubbotto che cambia colore con la luce, frutto di una ricerca di tessuti che volevamo fossero diversi e pregiati. Non abbiamo ancora messo in commercio una maglietta che però abbiamo già progettato, e che cambia colore con la temperatura del corpo.

Com’è avere alle spalle realtà imprenditoriali come Campello Motors per Alice e Grafica Veneta per Alberto aiuta o diventa un peso a causa di possibili pregiudizi?

A F: I pregiudizi purtroppo ci sono sempre. Ma la vera capacità è di non sentirli. Ormai ci siamo fatti le ossa. Se non le sentiamo, quasi quasi ormai ci mancano.

A C: Alla nostra età una persona che sta bene economicamente può divertirsi e
fare quello che ha voglia di fare, spendere tranquillamente. È da ammirare il fatto che cerchiamo di crearci qualcosa di nostro. Chiaramente però venire da famiglie imprenditoriali aiuta. Ma è un’arma a doppio taglio. Aiuta perché puoi studiare la testa di una persona che ha fatto quello che stai cercando di fare tu, perché nell’imprenditoria cambia il settore, ma il metodo è lo stesso. Ma è un’arma a doppio taglio perché si rischia che la persona che ha le spalle coperte non abbia la fame di chi crea qualcosa dal nulla.

Su quali settori consigliate di puntare, a livello imprenditoriale?
A C: Bisogna provarle tutte. Se una ti va male, un’altra ti andrà bene. Il settore è indifferente. L’importante è la voglia di fare e di superare gli altri. Mettersi in gioco è facile, il difficile è sorpassare le altre persone.

A F: Il consiglio che do è quello di trovarsi un buon finanziatore, uno che ci crede, a cui piace il progetto e non mette i soldi solo per provare. È importantissimo entrare in qualsiasi avventura con la testa ben attaccata al corpo. Se ti distrai ti fregano tutti. Io da quando ho iniziato sono in guerra: chiunque vuole spillarti soldi, cerca d’ingannarti, di entrare. Dal più piccolo al più grande. Tutti vogliono essere pagati subito e non pagarti mai.

L’Italia è un paese meritocratico?

A F: Secondo me no. Cioè lo è, però è molto più difficile emergere in Italia che negli States. Paradossalmente dovrebbe essere il contrario, gli States sono molto più grandi e se in Italia hai cinque concorrenti negli Usa ne hai cinquecento. Ma in Italia abbiamo una burocrazia che ti fa passare la voglia, che deve avere tutto sotto controllo, e poi fa scappare quello che vola via col jet privato e dichiara zero.

Voi siete molto attenti al made in Italy, anzi, al made in Veneto. Cosa direste al ragazzo con la valigia pronta per andarsene all’estero a investire e a spendere il suo talento: buon viaggio oppure resta e insisti?

A F: Una persona deve sentirselo, quello che deve fare. Se uno cerca esperienze all’estero ben venga, ma deve ricordarsi da dove viene e apprezzare quello che l’Italia ti sa dare, nonostante i difetti. È facile dire ciao a tutti e andarsene. Se facessero tutti così in Italia non ci sarebbe più nessuno. Per esempio suo padre o mio padre ci tengono tantissimo al territorio e, nonostante le tasse da pagare su centomila metri quadrati di stabilimento, mio padre si sta continuando ad allargare. Bisogna ricordarsi da dove si viene e apprezzare i tanti pregi che ci sono.

A C: Quello che non mi piace dell’Italia è la poca voglia di fare. Noi abbiamo i posti turistici più belli che ci siano, ma non riusciamo a sfruttarli. La Germania ci batte nell’esportazione di cibo, con i würstel. È pazzesco. Quindi dico: andate ma poi tornate. Ché l’Italia ha bisogno di ripartire.

Quali sono secondo voi i pregi e i difetti della vostra generazione?
A C: Si stava meglio quando si stava peggio. Pensiamo ai social. Quando vedo una persona con una bella macchina, un bel lavoro e fa vedere che è forte, ha in mano la sua vita e sa dove vuole andare, io lo stimo. L’italiano medio è invidioso. Invece di guardare una persona per cercare di essere meglio di lei.

A F: Io, come modello di dedizione e determinazione, penso a Philipp Plein, perché ha un’idea del suo brand molto aggressiva e poi è un grandissimo lavoratore, ama la vita notturna, lavora anche di domenica e dorme tre ore a notte. È più importante avere obiettivi anziché cercare di sminuire chi ha successo. È importante prendere spunto dai migliori. C’è troppo bigottismo. Io dico sempre che mi sentirò realizzato quando diventerò l’idolo dei miei idoli. Abbiamo più mezzi rispetto alle vecchie generazioni, ma usati male.

Quali sono i vostri progetti futuri?

A F: Stiamo lavorando ad una linea più americana, più gangster, in cui ci sarà sempre l’idea del lusso, nella ricerca del materiale.

A C: Per ora siamo stati più attenti al mercato europeo e russo. Ora il problema non è ricevere soldi. È che il marchio sia visibile. Bisogna dare un ideale, dare un perché.