Giulio Ciamillo e lo scatto… giusto

Una carriera quarantennale sui campi della pallacanestro, sempre con lo zaino in spalla. Giulio Ciamillo, un nome ben conosciuto quando si parla di basket: la sua agenzia fotografica Ciamillo/Castoria è il punto di riferimento per tutti coloro che vogliono ricordare i momenti migliori di una partita o di uno spunto cestistico in un’immagine. Premio Internazionale Oscar del Basket “Pietro Reverberi” – Sezione Giornalismo, insieme al collega storico Elio Castoria, ci parla dell’aspetto legato all’immagine di Michael Jordan, una figura che ha ispirato tante fotografie e attimi indimenticabili.

Che cosa ha rappresentato e che cosa rappresenta per te Michael Jordan? 

Michael Jordan ha rappresentato un esempio unico di atleta per quanto riguarda lo sport che ho considerato unico nella mia vita, ovvero la pallacanestro; un esempio di giocatore “extraterrestre”, dal momento che è stato un esempio unico ed inimitabile, viste le sue prestazioni atletiche unite alle sue straordinarie interpretazioni tecniche dei movimenti peculiari del gioco della pallacanestro.

Hai mai avuto l’occasione di conoscere Michael Jordan? Ci racconti com’è andata?

Sono stato fortunato: ho conosciuto Jordan durante il McDonald’s Open di Parigi, torneo di pallacanestro ideato dai manager della FIBA e della NBA nel 1986 per promuovere il basket nel mondo e consentire un avvicinamento tra i professionisti americani e quelli europei. Correva l’anno 1997 e, più che conosciuto, posso dire di averlo visto molto da vicino, arrivando fino a sfiorarlo fisicamente nelle varie situazioni che abbiamo avuto a disposizione durante l’evento. Non vi racconto i bagni di folla oceanici quando i Chicago Bulls (e Jordan in particolare) entravano ed uscivano dall’hotel per raggiungere il palazzo dello sport di Bercy, o erano impegnati in conferenze stampa. Non voglio fare similitudini improprie, ma direi che la folla era inebriata a tal punto da sembrare di essere in presenza di un capo spirituale, di una figura emblematica a livello mondiale; un personaggio che andava ben al di là dell’uomo sportivo, del grande atleta e del campione di pallacanestro che era Jordan.

Quanto sei stato influenzato dalla figura di Michael Jordan nel percorso che ti ha portato a diventare uno dei più importanti fotografi sportivi? 

La figura emblematica di Michael Jordan ha contribuito in maniera decisiva a cementare le mie convinzioni e la mia passione infinita per il gioco della pallacanestro. “Air”, per me, confermava il fatto che la pallacanestro fosse uno sport che poteva essere giocato in un modo sublime e parimenti meritava di essere fotografato. Seguire Jordan era la “strada giusta”, così come seguire lo sport che interpretava era la strada giusta.

La tua agenzia Ciamillo/Castoria ha un curriculum impressionavate alle spalle: c’è uno scatto o un’immagine in particolare alla quale sei affezionato?

Posso dire di essere molto, molto affezionato agli scatti di quel McDonald’s Open: attimi che sono stato in grado di immortalare in un momento così incredibile com’era quello in cui Jordan era approdato in Europa a giocare a poche centinaia di chilometri da casa mia.

Le schiacciate e i gesti atletici di Jordan hanno fatto il giro del mondo: raccontaci la difficoltà di cogliere il momento giusto. 

Ci sono molteplici difficoltà, spesso sono determinate dalla posizione del fotografo: negli eventi internazionali, ad esempio, la posizione viene stabilita a caso oppure dagli organizzatori ed è quindi possibile che un fotografo non venga ad avere l’angolo migliore. Direi che però è difficile poter dire se esiste una “posizione migliore” in assoluto; altra difficoltà è quella di cogliere l’attimo giusto. Noi abbiamo realizzato moltissime immagini con l’ausilio dei flash elettronici, come ci hanno insegnato i nostri colleghi d’oltreoceano: utilizzare questo tipo di tecnologia vuol dire avere un solo scatto a disposizione, dunque dove decidere quale frazione di secondo tu voglia immortalare non è decisamente una situazione molto facile.

Un esempio? Un momento in cui tu devi scegliere rapidamente e senza esitazione se fotografare il giocatore nel momento in cui si prepara per la schiacciata o mentre “entra” con le mani nel canestro, oppure una frazione di secondo dopo, mentre si rilassa attaccandosi al ferro con la palla che è già entrata: è il bello di questa professione, puoi interpretare come preferisci un gesto cestistico e, a seconda di come lo “fisserai”, sarai stato capace o meno di tradurre questo affascinante sport con una tua immagine.

Tu sei abituato a «raccontare tramite la macchina fotografica»: ci vogliono però delle qualità particolari per riuscire a trasmettere determinate emozioni al proprio pubblico. Qual è il segreto?

Ci vuole, prima di tutto, tanta passione e tanto feeling con il gioco della pallacanestro oltre alla qualità della macchina fotografica: caratteristiche che ti portano ad allenarti continuamente, a tentare realizzazioni differenti con varie attrezzature senza mai stancarsi ed anzi moltiplicando gli sforzi e le risorse, tenendo a mente che quello che abbiamo immortalato oggi passerà in archivio e domani continueremo ugualmente a produrre altro materiale, magari migliore. Ci vuole tanta volontà per capire che, se c’è anche una minima possibilità per poter realizzare un’immagine diversa, si devono esperire tutti i tentativi possibile affinché l’immagine possa “nascere”: tutto quello che è possibile creare deve essere creato, altrimenti non è stato fatto nulla di buono.

Da una tua idea è nato Il Fischio Giusto, un cortometraggio per promuovere valori come l’educazione, la correttezza e la sportività: quanto sono importanti icone come Jordan per far passare determinati messaggi di questo tipo? 

Personaggi come Michael Jordan sono fondamentali per poter trasmettere all’uomo della strada dei messaggi di educazione, correttezza e sportività. Nel mio piccolo, ho lavorato con un grande atleta che risponde al nome di Simone Pierich e con Letizia Giunchi, sua moglie: hanno ricoperto in modo magistrale i ruoli di personaggi principali de Il Fischio Giusto. Se potessi girare un altro corto su tematiche di questo tipo con un personaggio come Michael Jordan, credo che verrebbe giù il mondo intero e gli applausi e la commozione si percepirebbero anche nelle altre galassie.

Foto: Riproduzione Riservata