Giovanni Nuti: “emozioniamo con poesia e musica”

Giovanni Nuti, cinquantuno anni, musicista e cantautore: un nome noto ai più, specialmente in quest’ultimo periodo. Insieme all’attrice Monica Guerritore è l’interprete dello spettacolo “Mentre rubavo la vita”, interpretazione delle poesie di Alda Merini, legate al tema della violenza sulla donna. Lo spettacolo sarà peraltro di scena a Trieste, alla Sala Tripcovich, nella giornata di venerdì 20 marzo: un’occasione da non perdere per ammirare questa splendida interpretazione.

Ci racconta come è nato il progetto dello spettacolo “Mentre rubavo la vita”?
Quella tra me e Alda Merini è stata una collaborazione molto lunga. Ha dettato per la mia musica, facevamo concerti con un’alternanza di Merini che recitava ed io che cantavo. Un sogno. Mi dettava interi passi al telefono e voleva li musicassi subito per lei, era molto esigente e cavillosa. Mi diceva “tu senti delle note che io avevo già dentro di me”. È stata un’esperienza magica, irripetibile, insieme a una donna che non guardava in faccia nessuno, una donna libera. “Con la tua musica possiamo arrivare a persone che normalmente non entrerebbero mai in una libreria o in un teatro” diceva.
Purtroppo poi Alda è mancata, e un’amica mi ha indicato Monica Guerritore come possibile presenza femminile che la incarnasse, ed ho pensato fosse la persona giusta. Una voce particolare che mi ha molto colpito e mi ha subito fatto pensare che fosse l’interprete perfetta.

Secondo quali criteri sono state scelte le poesie da inserire nello spettacolo?
Ci siamo lasciati andare alla bellezza dei brani. Lo spettacolo è stato pensato, studiato per far emergere il percorso di vita di Alda, nel quale ha toccato tutte le sfaccettature dell’animo umano: spiritualità e sesso non disgiunti, gioco, ironia, momenti di commozione e abbandono.

Al giorno d’oggi, cosa vuol dire fare teatro? E che cosa avete voluto sottolineare e far emergere nel vostro spettacolo?
Poesia e musica: un linguaggio diretto che arriva dritto al cuore. Lo spettacolo è pieno di emozioni, non solo di poesia di grande energia. Cerchiamo di emozionare, la televisione ormai non fa più cultura, non sensibilizza, ma le persone hanno bisogno di contenuti e tematiche non fini a sé stessi.
Insieme a noi, sul palco, ci sono anche altri sei musicisti straordinari e, di questi tempi, non è affatto scontato, ma noi non ci risparmiamo. Crediamo in quello che portiamo a teatro. Stiamo facendo di tutto per la bellezza, perché pensiamo che il pubblico meriti la qualità. Noi siamo grazie al pubblico. Il teatro è duro da mantenere, e in questo periodo, ci vuole coraggio a fare questo genere di cose. In una società dove tutto si disgrega e dove nessun valore sembra più così certo, la profondità aiuta le persone, è un pilastro, dà sostegno. Parlando di spiritualità con un linguaggio comprensibile, diamo la possibilità alle persone di trovare delle risposte. Lo spettacolo aiuta ad accettare delle cose di sé stessi, perchè la poesia di Alda pone al centro l’uomo e il suo grande potere.

Come è stato lavorare e costruire lo spettacolo insieme a Monica Guerritore?
Ogni qualvolta sono sul palcoscenico è come entrare in un’altra dimensione. Monica è una presenza molto carismatica ed energica, e il pubblico la percepisce e si emoziona, si commuove ma anche si diverte. Monica è un’artista straordinaria. Una cosa rara.

Come si crea l’arrangiamento per un testo, specialmente in questo caso, dove il ritmo musicale deve accordarsi con il ritmo poetico?
Nel musicare le poesie di Alda Merini mi attengo alla parola, e il ritmo arriva direttamente da essa. Sono talmente tanti i colori dell’anima, che la musica deve essere chiaramente molto varia, deve presentare ritmi differenti. La poesia viene amplificata dalla musica e quindi deve rispecchiarla.

Alda Merini ha spesso definito il vostro rapporto professionale e personale come un “matrimonio artistico”, una collaborazione durata ben sedici anni. Cosa vuol dire aver avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con una delle più importanti rappresentanti della poesia al femminile e della cultura italiana, nonché candidata più volte al premio Nobel per la Letteratura?
Ho avuto la fortuna di essere un tramite, come la stessa Alda a volte si definiva, “un tramite per le sue parole”. Un dono incredibile, sono grato di averla incontrata lungo il mio percorso. “Il poeta bisogna viverlo nella sua quotidianità” diceva Alda. Ed io ho la fortuna di avere, nel mio passato, una moltitudine di momenti vissuti insieme che emerge dalla mia musica, e per cui sono estremamente grato.

Qual è il testo-brano più significativo dello spettacolo, o quale ha scaturito in lei un coinvolgimento particolarmente intenso? O a cui si sente maggiormente legato e perchè?
“L’albatros”: quando l’ho musicato ho avuto grandi emozioni. “Era la musica che sentivo in manicomio” mi diceva Alda. Spesso mi chiedeva di suonarla quando ci incontravamo, era per lei quasi un momento terapeutico. Affermava “Ho passato attravreso l’inferno e me lo sono fatto piacere per superarlo”. Rivivendo tarmite questo brano momenti di grandi cadute e di difficili risalite, emergeva un messaggio per cui il dolore, alla fine, si vince.