Riello: imprenditore e istituzione

Aermec, sinonimo di garanzia e marchio di famiglia: l’azienda italiana fa parte del gruppo Giordano Riello International, composto da sette aziende, e propone anche una storia di successo che si trasmette di generazione in generazione. Il venticinquenne Giordano Riello è già in prima linea: nato in provincia di Verona il 20 maggio del 1989, studi scientifici al liceo e poi economici all’Università, ha passato un periodo alla Deutsche Bank a New York negli Stati Uniti e poi a Toronto in Canada. Una figura che connette in maniera eccelsa capacità imprenditoriale ed abilità istituzionale.

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foto fornita

Giordano Riello, oltre all’imprenditoria l’aeronautica nel cuore.
La passione per il volo l’ho ereditata a sedici anni: a diciassette ho preso il primo brevetto e poi, a ventuno, ho finito tutti i brevetti di volo. Il campo dell’aeronautica ben si collega con la mia esperienza lavorativa, perché mi ha aiutato molto nell’attività di “scheduling” ovvero della pianificazione: è stata una vera scuola, un’esperienza che ogni imprenditore dovrebbe affrontare.

Parliamo degli inizi e delle esperienze lontano da casa.
E’ stato molto formativo il fatto di lavorare fuori dall’Italia. A sedici anni, ho iniziato a trascorrere le mie estati lavorando nelle nostre realtà di famiglia, prima a casa e poi in Ungheria: proprio quest’ultima esperienza mi ha fatto crescere molto, dal momento che nessuno parlava italiano o inglese ed ho dovuto imparare un po’ di lingua ungherese. Da qui, mi sono inserito a guardare dall’interno la realtà delle aziende di famiglia.

Assistiamo spesso al clientelismo, specie quando si parla di aziende di famiglia: la Riello, però, si differenzia perché prevede un percorso diverso.
Abbiamo una regola famigliare, che è quella che prima di entrare in azienda con dei ruoli operativi e di responsabilità, bisogna operare un’esperienza di alcuni anni in realtà esterne all’azienda di famiglia o, in alternativa, formare un’azienda in completa autonomia. Io, dopo il periodo fra Italia ed Ungheria, ho creato insieme a due miei amici ingegneri la EN Srls, azienda ingegneristica operante nel settore green economy e riqualificazione energetica di impianti a trecentosessanta gradi. Produciamo in Cina, ma siamo oramai pronti a portare parte della fase produttiva in Italia, pure pensando ai problemi che ci presenta il nostro paese, come la burocrazia e la pressione fiscale.

Essere messi in una posizione di comando solo perché sei il “figlio del capo” può essere molto controproducente

Due aspetti, questi ultimi, che rappresentano il vero rallentamento dello stato italiano rispetto ad altre realtà europee e mondiali.
Siamo in un momento in cui è necessario garantire il lavoro e, per farlo, bisogna partire innanzitutto dalla sburocratizzazione. Comunque, tornando all’aspetto dell’esperienza fuori dalle aziende di famiglia, voglio sottolineare che l’autorevolezza bisogna guadagnarsela: essere messi in una posizione di comando solo perché sei il “figlio del capo” può essere molto controproducente. Dal gruppo, dipendono 1600 persone: abbiamo delle responsabilità ben precise.

Lei è giovane, ma ha già degli importanti impegni istituzionali nel curriculum con realtà come il Gruppo Giovani Unindustria di Rovigo o la giunta nazionale di Confindustria.
Quello dell’impegno istituzionale è per me un aspetto fondamentale: è certamente importante per la rete di conoscenze che si vengono a creare, ma anche perché è possibile confrontarsi con i colleghi imprenditori per avere anche la loro visione del modo di affrontare la crisi. A riguardo di Confindustria, ho un ruolo di grande responsabilità perché sono uno degli otto giovani imprenditori scelti per rappresentare a livello nazionale la Giunta del Presidente Squinzi. Portiamo a livello nazionale le esigenze della giovane imprenditoria, quella che è la linfa vitale del nostro paese; fra l’altro, parlando sempre dell’impegno istituzionale, insieme ad un mio amico che insegna alla LUISS di Roma abbiamo rivisitato una riforma fatta da mio padre nel 1992, presentandola al Presidente Renzi ed al ministro Boschi.

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Parliamo di crisi e di vie d’uscita: un altro aspetto importante per l’economia è il turismo culturale. Qual’è la sua opinione a riguardo?
Un esempio come quello della città di Tarvisio, di cui avete parlato voi, che sta proponendo iniziative turistiche anche al di fuori del periodo invernale, è quello che in azienda chiamiamo “innovazione”. Si tratta di un modo di garantire lavoro alla città a trecentosessanta gradi: è giusto e fondamentale sfruttare il patrimonio culturale dell’Italia, che peraltro rappresenta il sessanta per cento del patrimonio culturale europeo. Pensiamo che in Australia sono capaci di vendere un sasso in mezzo al deserto: in Italia noi siamo bravi a “fare”, meno a vendere. Quella del turismo è un’opportunità importante per noi, un percorso che il nostro paese deve necessariamente perseguire per crearsi nuovi flussi da fuori.

Chiudiamo con una curiosità: Giordano Riello ha un suo modello di imprenditore tipo a cui si è ispirato?
Non vorrei essere autoreferenziale, ma devo dire che due grandi punti di riferimento sono stati mio nonno e mio padre, che fin da subito mi hanno insegnato valori come sacrificio, dedizione ed umiltà. Le dico solo che tutti e due, all’età di ottantotto e sessant’anni, ogni giorno scendono in fabbrica a parlare con i nostri operai per sentire i loro pareri e comprendere eventuali problematiche: questo è per far capire che il successo si conquista insieme, con tutte le maestranze che ogni giorno scendono in campo con noi. Umanità e valori morali: due cose che vanno imparati fin da subito; io spero di seguire le loro orme ed avere la stessa autorevolezza.