Giordano Floreancig, quando l’arte diventa fuoco e follia

E’ ossessionato dai matti. Senza offendere nessuno, è il suo modo genuino di parlare, i matti non sono solo le persone rinchiuse in manicomio, ma tutti noi. “Diffido da chi non ha un po’ di follia!” dice l’artista udinese Giordano Floreancig, conosciuto proprio per la sua serie di quadri “I matti”, la collezione più materica, come dice lui stesso, perché impregnata di colore. “Sono quadri che si asciugano in sei mesi”, racconta. Volti forti, sfigurati, carichi di colore e di espressioni. “Quando ero piccolo frequentavo una scuola molto severa – dice l’artista, classe 1954 – a quei tempi era normale essere rimproverati e anche picchiati. Finita la quinta elementare mi sono stufato di studiare e ho iniziato a lavorare come cameriere”. Mestiere che fa ancora adesso, solo che negli anni è passato di livello. Giordano Floreancig, anche se non vuole che la sua professione sia associata alla sua arte, gestisce il locale “Il Fagiano”, un bar dove un bicchiere di vino tira l’altro e il prosciutto si scioglie in bocca. “Dopo quell’esperienza forte della mia infanzia – continua – sono andato a cercare le persone prive di libertà, i carcerati era troppo facile, allora ho incontrato i matti, persone pure, genuine, buone, belle e rinchiuse anche senza motivo”.

Giordano, a Udine tutti lo chiamano per nome, ha cominciato a collezionare numeri, lettere e simboli dei manicomi, per poi trasmetterli nelle sue tele. Tra le sue pennellate non solo il bianco, tipico degli ambienti asettici come i manicomi, ma anche il rosso, un colore completo, che “ha tutto”. E il rosso è anche il colore del fuoco, con cui brucia le sue tele. La sua ultima performance del genere alla Biennale di Trieste nel 2011. Davanti al Magazzino 26 ha dato fuoco a 150 quadri, come la ricorrenza dei 150 anni dall’Unità d’Italia, nel segno del progetto “Patatrack”. Distrugge l’arte e Levitra ne crea una nuova. Giordano ha pazientemente raccolto le ceneri, le ha racchiuse in 150 barattoli, numerati e sigillati con la ceralacca, da utilizzare per nuove installazioni. Una provocazione, ma anche “il fallimento dell’artista”,  ironizza lo stesso Floreancig.

Fuoco. Nella sua performance che si accende con il fuoco c’è tutto: la pittura, quando dipinge i quadri, la fotografia, quando li immortala, l’installazione, quando li impila, la performance, quando li brucia e quindi il video, quando filma le fiamme. Poi dalle ceneri l’arte si rigenera.

Follia. “Questi quadri nessuno li ha comprati – spiega – nessuno è venuto a cercarmi per averli, quindi li brucio. Bisogna anche saper perdere”.

Giordano ha iniziato a divertirsi con il fuoco nel 2009 e da allora ha dato alle fiamme più di 300 tele. E involontariamente, o quasi, sembra attirare più attenzione con il fuoco che con la sua arte.

D’altronde Giordano ha un rapporto particolare con gli altri. “Facendo l’oste vedo il mondo – aggiunge – ed è forse un vantaggio per la mia arte, sono a contatto con tutti: vedo il matto, il superficiale, la persona stanca, quella arrabbiata e quella felice. Oggi l’uomo vuole solo apparire, fa discorsi inutili davanti ad un bicchiere di vino, siamo tutti impazziti. Prima era un dramma soffrire di solitudine, oggi è un pregio”.

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Giordano Floreancig è nato il 15 ottobre del 1954. E’ stato tesserato con l’Udinese calcio nel 1970, ha gestito alcuni locali udinesi e ora collabora con la moglie all’osteria “Al fagiano” di via Zanon a Udine. Artista, pittore e scultore con mostre in Italia e all’estero ha vinto due premi nazionali nel 2008 ed è finalista al premio Roma 2009. E’ conosciuto per gli “Incazzati” e per i “Matti” dei suoi quadri. Vive a Udine.

Biografia tratta dal suo libro intitolato “Il matto dagli occhi di pane”, edizioni Biblioteca dell’Immagine 2009.

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