Gillo Dorfles, 106 anni festeggiati a Trieste

Lucido, ironico, spiritoso, la voce stentorea, a 106 anni ben portati Gillo Dorfles ha varcato a passo svelto la soglia dell’auditorium del Museo Revoltella di Trieste, martedì 12 aprile, per festeggiare il suo compleanno ultracentenario. La sua è una grande esistenza vissuta da primo attore fra i protagonisti del secolo passato e presente.

L’incontro è stata anche l’occasione per presentare il nuovo libro di Dorfles, “Gli artisti che ho incontrato”, un volume di 850 pagine curato da Luigi Sansone e pubblicato da Skira. Un tomo, dal colore arancione, il colore amato da Dorfles, che per sua stessa ammissione non sarebbe nato senza la volontà e l’impegno di Sansone.

La preziosa antologia raccoglie tutti gli scritti del grande critico e artista dal 1930 al 2015. Vi ritroviamo tutto il Novecento studiato e vissuto con curiosa partecipazione dall’autore: da Kandinsky a Cy Twombly, da Boccioni a Fontana, dal Futurismo alla Transavanguardia.

E’ l’arte del XX secolo raccontata in prima persona da Dorfles, dotato di quella innata curiosità e capacità di scoprire artisti del tutto sconosciuti e di penetrare le loro personalità.

La raccolta, come detto, prende le mosse dal 1930, quando il giovane Dorfles inizia un’assidua collaborazione con “L’Italia Letteraria” e “Le Arti Plastiche”, recensendo le mostre milanesi e romane; attraversa gli anni Cinquanta e Sessanta – ricchi di fermenti artistici dei quali è acuto osservatore sulle pagine di “Domus” e “Metro” – per approdare ai giorni nostri.

Lui che, come ha ricordato il critico Achille Bonito Oliva è stato ed è “un critico dell’eterno presente dell’arte”, un’artista e studioso che ha saputo sempre “essere nel proprio tempo”, attraversando un’epoca che ha fatto degli intrecci del tempo la sua cifra portante.

Presentato dall’assessore comunale alla cultura Paolo Tassinari, Dorfles è stato introdotto a un colloquio con il folto pubblico in sala da Bonito Oliva, che ha voluto ricordare la mostra, da lui curata, ancora aperta al Macro, il Museo d’Arte Contemporanea di Roma, tutta dedicata a Dorfles e intitolata “Gillo Dorfles. Essere nel tempo”.

Un’occasione mancata per Trieste, potremmo dire. Ma nessuno ne ha fatto menzione. Il sagace Dorfles ha invece sottolineato: “Trieste merita di avere un museo di arte contemporanea, e se non si può trasformare il Revoltella da museo d’arte moderna in museo d’arte contemporanea, allora lo si faccia in Pescheria, perché una città come Trieste non può avere una grande pescheria e nemmeno un museo d’arte contemporanea”.

E poi, a una domanda stupita sulla vita di un ultracentenario, il maestro ha scherzato e tirato frecciate. “La mia giornata tipo? Come quella degli uomini normali: mi sveglio, faccio colazione e lavoro fino a quando è ora di andare a dormire”. In realtà, come ha precisato Sansone, “segnata da un continuo incontro con artisti, giornalisti, studenti, perché il suo appartamento milanese è un porto di mare. E poi le televisioni che lo vogliono intervistare. E le inaugurazioni delle mostre che non si fa certo mancare…”.

E’ un uomo eccezionale Dorfles, un “Grande Vecchio” che non si smetterebbe più di ascoltare, tale è la vastità dei territori da lui esplorati, al di là dei recinti disciplinari. Un uomo elegante e di fascino, dall’immensa cultura, la cui curiosità intellettuale – ci auguriamo – gli conceda  ancora lunghi anni di vita attiva e appassionata.