Giganti delle nanotecnologie

Genius Magazine ha raccolto la testimonianza di Claudio Stefani, CEO della SMH, società che da anni opera nell’ambito delle nanotecnologie. Un indizio? Come sempre più spesso accade, nascono da noi e lavorano tanto con l’estero.

Come si può riassumere in un paragrafo l’attività di SMH? 
SMH Technologies è una società globale e indipendente, leader in Silicon Device In-System Programming e servizi per l’industria manufatturiera nell’ambito della produzione di schede elettroniche. SMH ha un giovane e motivato team di ingegneri che, oltre a sviluppare i dispositivi hardware, applicando le più innovative tecnologie disponibili, studia e sviluppa algoritmi atti ad applicare i programmatori per la funzione propria, ovvero la programmazione di memorie e microcontrollori impiegate dagli OEM (Original Electronic Manufacturer) in un mercato internazionale i cui maggiori players sono aziende come Siemens, Bosh, Whirlpool, Samsung. La distribuzione ed il supporto tecnico di primo livello avvengono attraverso una rete di qualificati distributori presenti in tutte le aree tecnologiche del mondo.

Il mondo delle nanotecnologie è in continua evoluzione. Forse i cittadini non sanno molto bene di che cosa si stia parlando. Come fare per far giungere il messaggio?
Sono convinto che le nuove generazioni abbiano una crescente conoscenza dei settori tecnologici; tuttavia, per semplificare, possiamo dire che la sintesi delle azioni e relative reazioni attraverso dispositivi elettronici avviene sostanzialmente attraverso l’analisi delle stesse ed è compiuta da elementi intelligenti, l’azione avviene attraverso l’integrazione tra algoritmi e circuiti elettronici. Il compito di scrivere l’algoritmo all’interno della “silicio” è la nostra missione.

Avete fondato un’azienda nel pordenonese, tuttavia lavorando anche con l’estero. Quali le differenze e quale la percezione che si ha nello “sdoppiamento” che tutto questo comporta?
In vero, il nostro modello organizzativo è sviluppato secondo modelli condivisi a livello internazionale. Le communities tecnologiche altamente qualificate non soffrono di provincialismi quindi modelli comportamentali, approcci alle problematiche, addirittura stili, sono condivisi senza pregiudizio di nazionalità. Tuttavia, per avere riconosciuto tale status, si deve mantenere nel tempo uno sforzo tale da compensare il differenziale tra quanto richiesto e ciò che normalmente troviamo nel nostro territorio. Molti limiti sono imposti anche dalle normative a cui dobbiamo sottostare e non solo in materia di disciplina del lavoro o in ambito finanziario.

Quanto incide la volontà della classe dirigenziale di questo paese di effettuare alcune riforme che possano semplificare anche il vostro lavoro?
Questa domanda in realtà apre un capitolo che difficilmente potrebbe essere esaurito nell’ambito di questa intervista; tuttavia, allo stato attuale, mi accontenterei di non essere continuamente intralciato e limitato. In una visione semplicistica potrei dire che, in molti casi, sarebbe sufficiente prendere ad esempio le regole che vengono applicate nei paesi in sviluppo, dei modelli di riferimento in particolare per efficienza; a mio malgrado mi rendo conto che innestare a macchia di leopardo tali modelli è, nel nostro ordinamento,  pressochè impossibile . La classe dirigenziale, quindi, deve realizzare, con coraggio, profonde riforme.

Cosa le piacerebbe che venisse fatto in Italia per arrivare ad un livello eccellente nel vostro settore?
In qualche modo, correlata alla domanda precedente, la mia risposta è semplice: per affermare le eccellenze si deve pensare in modo globale, si deve interagire in maniera effettiva tra il mondo della ricerca, le università e il mondo del lavoro durante tutta la fase formativa delle nostre giovani risorse, lo sviluppo nel mondo del lavoro deve essere poi sostenuto con regole volte a premiare i risultati, ricercando la sicurezza nelle capacità del singolo e non all’interno di “un art.18”

Nel vostro sito parlate di lavoro di squadra, creatività e rispetto come tre pilastri sui quali si fonda la vostra mission. Ce ne parla in maniera più approfondita, eventualmente con qualche esempio?
Sì, certamente. I pilastri a cui ci riferiamo contengono nella squadra il concetto di pari opportunità e di valorizzazione delle diversità, presupposto alla creatività che, condotta su basi di formazione specialistica, ottengono il raggiungimento di ambiziosi obiettivi in modo completo. Il rispetto, in un contesto di reciprocità, è imprescindibile ed è anche molto vicino ad un concetto di disinteresse personale in termini di arricchimento economico.

Come semplificare il significato di FlashRunner, una delle punte di diamante del vostro lavoro, ai cittadini?
FlashRunner, per noi, non è solo il nome o il marchio di una linea di programmatori ISP, marchio che spesse volte viene identificato in virtù del nome proprio del prodotto alla stregua della Simmenthal o della Jacuzzi. Flashrunner è un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo tecnologico e concretizza anche tenacia e capacità, espressione di quanto i nostri giovani ingegneri, se inseriti in un ambito adeguato, possono esprimere.

Se un giovane avesse il desiderio di lavorare con voi, cosa dovrebbe dimostrare di avere, oltre ad un buon cv?
Mi permetto di partire dall’opposto; posso dire che ad oggi non sono mai dovuto ricorrere ad un solo licenziamento. L’opportunità di partecipare è aperta a tutti gli ingegneri che vogliono scommettere, in primo luogo, su se stessi; la selezione avviene in modo naturale, pertanto mi è più semplice dire cosa non deve avere: egoismo, invidia, limiti alle proprie visioni.

Come si affronta questa crisi? 
Grazie per la domanda, ma quale crisi? Dire che c’è una crisi che ha radici profonde, che è strutturale, che coinvolge l’intera Europa, che per affrontarla dobbiamo fare le riforme, rinnovare la classe dirigente mi sembra la ripetizione di ciò che i media, sotto diverse forme, ci stanno dicendo da anni.