Genius incontra l’ Onorevole Massimiliano Fedriga

In foto: Massimiliano Fedriga

Massimiliano Fedriga, nato a Verona il 2 luglio 1980 vive a Trieste fin da piccolo. Iscritto alla Lega Nord ad appena quindici anni, oggi è Onorevole della Camera dei Deputati, uno dei più giovani in Italia e il più giovane nella storia della Regione Friuli Venezia Giulia. A Montecitorio è capogruppo per la Lega Nord dell’XI Commissione permanente (che si occupa di lavoro) e fa parte della Commissione di controllo sull’attività degli Enti Gestori.

“Diamoci del tu”. Proviamo a rendere questa lettura più semplice utilizzando la forma del pronome “Tu”, una chiacchierata “familiare” dove non c’è nessuna propaganda politica di un partito bensì il pensiero di una persona che ci sta provando: Massimiliano Fedriga.

Massimiliano, partiamo evidenziando un dato che per molti è stato significativo: quanti anni avevi quando hai deciso che la politica avrebbe cambiato la tua vita? Ricordi un evento, un fatto, che ti ha spinto in questa direzione?

Non c’è stato un momento in cui ho deciso che la politica attiva sarebbe stata parte integrante della mia vita. Ricordo che a 12 anni rimasi affascinato da un comizio che Umberto Bossi tenne alla fiera di Trieste, da quella volta ho seguito, con le limitatezze che può avere un bambino dodicenne, gli avvenimenti della politica. Nel 1996, poi, mi iscrissi alla Lega Nord tramite amici che me lo proposero. Ovviamente non ho mai nemmeno immaginato che un giorno sarei diventato deputato, ho sempre seguito una passione ed è quello che continuo a fare, conscio che si tratta di una parentesi estremamente stimolante e formativa della mi vita.

Perché nel rapporto tra i giovani e la politica non si riesce a creare una comunicazione costruttiva e mirata a trovare soluzioni?

E’ un problema che non riguarda solo i giovani, ma tutti i cittadini. Abbiamo costruito un confronto politico più simile a una scontro tra tifoserie piuttosto che un dibattito sul futuro del Paese. E’ altrettanto vero che mi troverei in difficoltà a confrontarmi con quella parte minoritaria di studenti che hanno occupato un edificio del comune in modo assolutamente illegale. Credo che il dibattito, anche da posizioni diverse, deba partire dal rispetto delle regole.

La crisi attuale è una buona scusa per lamentarsi o il miglior stimolo per cambiare? 

Credo che chi si lamenta abbia tutte le ragioni per farlo, basti vedere i drammatici dati su licenziamenti e chiusure aziendali. E’ altrettanto vero che bisogna fare di necessità virtù e dunque sfruttare il momento per compiere quei cambiamenti che da troppi anni sono dimenticati nel nostro Paese. Ad esempio, per quanto riguarda la pubblica amministrazione, bisogna avere il coraggio di eliminare tutte quelle sacche di spreco e privilegio. Non è più accettabile che ci siano regioni come la Campania che ha un numero di dipendenti uguale alla sommatoria di Lombardia, Piemonte e Liguria messe assieme, non è più accettabile che persistano ospedali in Calabria con decine e decine di medici per una ventina di posti letto, non è più accettabile che in Sicilia abbiamo 26.000 guardie forestali. Noi abbiamo provato a metterci mano con il federalismo fiscale, se il nuovo governo avrà il coraggio di proseguire la nostra opera e attuarlo secondo i tempi prestabiliti si vedrà finalmente la fine di molte ingiustizie sociali.

Cosa ne pensi del fatto che il governo attuale di Monti affronterà, tra i numerosi temi, una battaglia a favore della cittadinanza per i figli degli stranieri nati in Italia? 

Intanto non credo che la questione cittadinanza per gli stranieri rappresenti una priorità in questi momenti, che invece devono essere utilizzati al massimo per affrontare temi economici e di sviluppo. In secondo luogo le regole attualmente in vigore vanno più che bene, dopo 10 anni di residenza si può chiedere la cittadinanza. Le proposte provenienti dal Partito Democratico, come quella del senatore Marino sono inaccettabili, in quanto prevedono la cittadinanza a tutti i nati in Italia anche se da genitori clandestini. Questo comporterebbe un assalto al nostro Paese che non siamo in grado di reggere. Inoltre la cittadinanza non rappresenta un mezzo per integrarsi, bensì una certificazione che il cittadino straniero condivide valori e norme fondamentali della nostra società e ciò può avvenire solo dopo anni in cui si vive e ci si confronta nel nostro tessuto culturale.

Ti senti più cittadino triestino o cittadino italiano nel mondo? mi spiego: avendo la possibilità di vivere la cultura romana e la politica a livello nazionale/internazionale quando torni a Trieste quali sono i tuoi pensieri?

Su questa domanda non ho dubbi. Mi sento triestino. Un triestino che si confronta con il Paese e con il mondo. Ti racconto un particolare: ogni volta che torno a Trieste voglio percorrere la strada costiera, perché vedendo il Golfo con il mare e la sua costa, mi sento a casa. Sono profondamente attaccato alla terra giuliana, forse anche in modo morboso, malgrado sia originario di Verona.

Vittorio Sgarbi di recente ha rilasciato un’intervista al nostro magazine e parlando di Trieste dice: “Trieste è una città che ha un suo fascino legato al tema delle avanguardie: è stata la città di Joyce, quindi proprio i suoi simboli sembrano indicare una condizione non odierna ma storica e mitologica che ha acceso la fantasia ed accende le fantasia degli artisti di oggi”… Cosa ne pensi?

Trieste per la sua collocazione geografica, il suo territorio e la sua storia rappresenta sicuramente una città piena di fascino. Credo sia necessario valorizzare queste peculiarità rendendo attrattive le nostre terre anche con una comunicazione ed eventi all’altezza di Trieste. Purtroppo cerchiamo troppo spesso di guardare a modelli lontani dalla nostra storia invece che confrontarci con realtà d’eccellenza che hanno molto più a che fare con noi, un esempio su tutti la Mitteleuropa.

Vivo la mi città da molti anni, seguo la politica locale e quella nazionale, viaggio e mi relaziono con molte persone. Nonostante tutto, ogni volta che incontro Massimiliano Fedriga per le vie del centro di Trieste mi chiedo sempre la stessa domanda: come ha fatto Fedriga (classe ’80) a rapportarsi con i suoi coetanei, amici, parenti ?..insomma lui è sempre un Onorevole della Repubblica dello Stato Italiano: devi avere incontrato qualche difficoltà.

I rapporti con amici, conoscenti e parenti sono sempre gli stessi, non credo sia cambiato qualcosa. L’unica differenza ovvia è che il tempo da dedicare agli affetti e alla vita privata è notevolmente diminuito, ma sono convinto che le persone a me più vicine capiscano difficoltà e impegni a cui non posso derogare.

Immaginandoti a 20 anni e conoscendo il presente, rifaresti tutto quello che hai fatto? 

Non so se farei tutto, ma non mi pento di nulla. Il percorso che ho fatto mi ha fatto crescere e maturare. E’ chiaro: i margini di miglioramento sono enormi, ma spero di avere sempre la capacità di imparare e crescere umanamente e professionalmente.

 

www.fedriga.com | intervista redatta da Arnon Debernardi