Fronte del Porto

Nei giorni scorsi è esplosa una nuova fase della “guerra del Porto”, una delle attività più seguite a Trieste e tema politico eminente, rinfocolato, nei momenti di bonaccia, dal soffio della stampa locale che non vuole si spenga mai uno dei principali argomenti del suo gossip e oggetto di studio dell’antropologia del “capro espiatorio”, come direbbe René Girard: dare tutte le colpe di una intera città ad un unico soggetto libera, unifica gli accusatori e dà l’illusione di liberarsi dal passato.

Il senatore Francesco Russo ha presentato una interrogazione parlamentare al ministro dell’ambiente Andrea Orlando. Costui ha risposto dicendo che il nuovo piano regolatore del Porto giace da 15 mesi a Trieste. Da qui le richieste di Russo di dimissioni del Presidente dell’Autorità Portuale Marina Monassi. Come spesso accade in questi casi, alcuni fatti sono noti ai protagonisti, altri sono oggetto di ipotesi: c’è una responsabilità politica e non solo tecnica …, chissà se il Comitato portuale è stato messo al corrente … e cose del genere. Illazioni gravissime, per risolvere le quali basterebbe però semplicemente guardare i verbali del Comitato portuale o chiedere a qualche componente istituzionale.

Alla riunione del Comitato portuale di venerdì scorso 26 luglio esplode la questione dell’interpellanza Russo. La Presidente della regione Serracchiani, la Presidente della Provincia Bassa Poropat e il sindaco Cosolini si incontrano a pranzo prima di andare alla riunione del Comitato. Convergenza solo istituzionale o anche politica, dato che tutti e tre, oltre che amministratori, sono esponenti dello stesso partito? Il sindaco Cosolini dirà poi che i rappresentanti degli enti locali in Comitato portuale non devono fare gli yes man, e sembra avere proprio ragione, ma perché solo da adesso e non anche prima?

La Presidente Monassi ribatte dicendo che il Ministro non è informato, mette a disposizione – del resto sono atti pubblici – i verbali del Comitato e scrive al Ministro spiegando, dal suo punto di vista, le cose. Questa lettera sarà sul tavolo del ministro Orlando quando Vita Nuova sarà in edicola. Quando la si leggerà si completerà il quadro della conoscenza dei fatti.

Vita Nuova non interviene volentieri in queste faccende ad alta tensione politica. In questo numero e nei prossimi – compresa Vita Nuova on line – farà parlare i protagonisti in modo che tutte le tesi siano note. Alcune cose, però, ci preme dire.

Il primo criterio a cui attenersi, in questi casi, è quello della legge e del formale rispetto delle procedure. Si acceda ai dati, si leggano i verbali, ci si accerti dei procedimenti seguiti. Ipotesi, illazioni, anticipazioni, auspici non servono a niente. Le conclusioni a tappe forzate denunciano solo una fretta poco imparziale. Anche lo scontro politico vuole la sua sobrietà per essere attendibile.

Il secondo criterio è quello già molte volte indicato dal nostro Vescovo. Ci sono i partiti e i gruppi e la politica non è certo un gioco da educande, questo lo si sa. Però ci deve essere il sincero rispetto della specifica finalità dei diversi enti in un’ottica di bene comune e di collaborazione.

foto di Marino Sterle.