Franco Passalacqua artista “disinibito per natura.

Conosco Franco Passalacqua da sempre, da quando ero un bambino e lui non si considerava ancora un artista maturo, vivendo anch’egli un’”infanzia”, colma di una profonda innocenza pittorica che tuttora permane con entusiasmo, seppur adeguata a una sapiente coscienza del gesto artistico.  Del resto, se l’evoluzione dell’opera di P. può essere definita un viaggio nell’astrazione dei temi eterni del “mondo naturale”, si potrebbe dire lo stesso dell’artista medesimo, la cui sensibilità non è definibile se allontanata dalle sue radici umane, ancorate anch’esse nell’humus che diventerà l’elemento vitale dell’intera opera, anche prima di diventarne il soggetto.  Passalacqua quindi, artista disinibito per natura, negli anni ha affiancato alle pennellate sempre più rigorose un’attenzione contemporanea per la materia nello spazio a tre (o quattro, cinque) dimensioni, estrapolando energia dalla natura con un’impressione personale e ricavandone una visione sempre più universale e spirituale, a favore della coscienza collettiva.  Senza privarsi, ca va sans dir, della propria genuinità.

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Franco, cominciamo dal principio. Come sei diventato artista?

Amando l’arte e cioè la maniera di comunicare contenuti con mezzi estetici, prendendola “in mano” e ricercando sui temi e sulla forma.

I toni e le atmosfere delle opere rimandano non soltanto alla tua Umbria ma anche a terre immaginarie o forse ideali.  L’universo della natura è la tua principale fonte d’ispirazione?

Ma si ho dipinto quello che ho sempre visto intorno a me. La cosa che mi ha sempre attratto è la meraviglia che emana dalle tessiture vegetali perché credo che sia l’immagine più forte e diretta capace di esprimere un concetto potente di natura. Fra me che osservo e l’osservatore che osserva il mio lavoro non c’è nessuna frapposizione si entra direttamente nel concetto e allora le terre e i boschi e le foreste non sono quelle che mi circondano,ma un concentrato e anche, al contrario una astrazione dal reale.

Il tuo discorso sembra voler comunicare la condizione primaria della natura, e non denunciarne una condizione particolare.  Qual è il processo che ti porta al risultato finale?

La proposta di incanto e di bellezza della natura è sicuramente il primo approccio che può far sviluppare una coscienza “naturale” e una coscienza di preservazione di questo nostro,profondo,indispensabile e fondante patrimonio .  Come diceva Dostojevskij la bellezza salverà il mondo.

A prima vista le tue composizioni cancellano l’uomo dalla natura, ma poi è lo spettatore stesso che viene trascinato dentro l’opera, diventandone Buy Ativan involontario esploratore.  Come trasporti le tue emozioni sulla tela?

Si parte come per un viaggio di cui non si conosce precisamente la meta finale. La si può individuare,ma non ne siamo sicuri. La pittura diviene non pittura,non cerco il pittoresco,cerco di arrivare a quel momento per cui chi osserverà  amerà,odierà,rifletterà. Rifletterà sulla negazione come uomo,sperando di poterlo portare alla valutazione interiore su chi è veramente questo “onnipotente” signore che tutto si permette.

Spesso le tue opere mostrano un preciso rigore formale, una ripetizione ritmica e armoniosa che avvolge la tela fino ai sui limiti fisici, lasciando allo spettatore il dubbio su chi tra artista e natura sia effettivamente costretto dai limiti della tela.  Quali sono i tuoi principali riferimenti visivi?

Si la tela non mi basta e per questo che ho portato la mia trama anche su oggetti tridimensionali, l’ho messa sopra costruzioni e rovine di case . Ho dipinto,disegnato forse milioni di alberi. Una specie di lavoro da amanuense,ripetitivo,una quasi preghiera interiore da rappresentare a difesa.Più che riferimenti visivi, un desiderio.

Parliamo di tecnica, pensi di continuare la ricerca per trovare nuovi linguaggi espressivi o piuttosto sviluppare le tecniche già acquisite per raggiungere un risultato definitivo? ,

Non ci si ferma,si ricerca sempre. La forza è nel dubbio.

Un grande architetto svizzero, Luigi Snozzi, dice che “un prato può essere considerato tale solo se arriva fino al centro della terra”. Cosa pensi di questa affermazione?

Penso che intendesse dire che il centro della terra siamo noi, il nostro sentire più profondo e interiore. Spero di essere in grado di contribuire a questo sentire

Honorè de Balzac scrisse che “l’arte è natura concentrata”. Niente di più azzeccato?

Forse quando ha scritto questa frase pensava a me

A Trieste sei stato invitato da Marco Puntin e Jonathan Turner  per “Il fuoco della natura” (Salone degli Incanti); che cosa risponderesti a  Umberto Saba quando afferma “l’opera d’arte è sempre una confessione”?

Mi metto a nudo con quello che ti ho detto e credo anche con quello che dipingo

Finiamo come si deve. Scegli: fatti una domanda o manda un messaggio.

Più volte ho citato la frase del poeta inglese Robert Graves(1895-1985):“Nella nostra civiltà il serpente,il leone e l’aquila appartengono alle tende del circo; il bue ,il salmone e il cinghiale alla carne in scatola; i cavalli da corsa  e i levrieri alle scommesse;il bosco sacro alla segheria”

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