Francesco Storace sul cantiere della destra italiana

La destra italiana si appresta ad affrontare la prova delle elezioni regionali, con Fratelli d’Italia alfiere di una parte politica che oggi come non mai appare frammentata e divisa. A peggiorare le cose c’è un generale sbandamento di tutto il centro-destra che cerca alleanze di convenienza tra separati in casa. In tutto questo trambusto, la Destra, che ha uno dei suoi riferimenti in Francesco Storace, ha l’obiettivo di ricostruire un progetto unitario con il quale fare un po’ d’ordine al fine di ricompattare un’eventuale alternativa alla sinistra renziana.

Storace, lei e una buona parte dei suoi ex compagni di Alleanza Nazionale state tentando di ricostruire il cantiere della destra italiana; partendo da quali valori e con quali obiettivi pensate di condurre questa operazione?

Valori e obiettivi stanno in una comunità che si è trovata assieme per decenni prima con l’MSI e poi con Alleanza Nazionale. Ci sono temi nuovi rispetto ad allora, come il rapporto con l’Europa, il tema della moneta e quello dell’immigrazione. C’è poi il punto fondamentale sulla sovranità nazionale, oggi contenuta o a rischio, sulla base della quale dobbiamo dare vita a contenuti per creare poi il contenitore. Al di là di tutto una grande importanza è quella data dalla volontà di fare, che deve essere presente in concomitanza con un’accettazione della prima linea piuttosto che la prima fila. Questo vale in particolare per chi ha avuto, durante la propria militanza politica, responsabilità prestigiose. Arriva quindi un tempo in cui bisogna offrire all’Italia un progetto più che farcelo per noi. Si deve quindi lavorare sapendo che la prima linea è il combattimento mentre la prima fila spetterà ad altri; è questa l’alternativa che dobbiamo mettere in campo, individuando lo strumento più adatto per simboleggiare la destra italiana.

In diverse interviste ha rivendicato la sua decisione di non entrare a far parte del PDL, non condividendone le vedute ed i valori… non c’è il rischio tuttavia di un eccessivo distacco dall’elettorato, che nel frattempo viene tentato dai nuovi partiti come ad esempio il M5S?

Non ho dubbi su questo, ma una battaglia facile non mi è mai capitata nella vita. Lega e Grillo sono i due nuovi grandi soggetti, entrambi simbolo della protesta. Tuttavia questi, anche al massimo dei loro consenso, pescano voti unicamente nel 50% dell’elettorato che si reca alle urne. L’altra metà degli elettori, quello che non vota, lo fa sia per dissenso sia perché orfano di proposte politiche. Le faccio un esempio: chi è che rappresenta meglio la protesta contro Renzi? Salvini, non c’è dubbio. Ma se poi chiedessi “affideresti a Salvini la guida del paese?”… credo che molti avrebbero qualche dubbio. C’è un tema di contenuti della proposta politica e proprio su questo deve basarsi la destra.

Per quanto riguarda i giovani, come pensate di svecchiare l’immagine di un partito all’interno del quale ci sono ancora tantissimi riferimenti ad una “grande storia” ma dove è molto meno chiara l’idea su quale sarà il futuro?

Quando si parla del concetto di sovranità si parla anche di futuro, stesso discorso vale per la lotta all’immigrazione clandestina, la lotta per la preservazione dei valori culturali, in particolar modo nella battaglia contro il relativismo. Qui si parla di futuro vero, questi sono i temi dell’oggi. Si pensi al tema dell’etica in politica, è innegabile che vada riportato in auge.

Assieme alla questione dell’elettorato si pone fortissima la questione della leadership, in particolare nell’ottica di una contrapposizione con i big degli altri partiti, Renzi, Grillo e Salvini. Voi come pensate di affrontarla?

A stabilire questo ci penserà lo strumento più democratico in assoluto, ossia le primarie. Credo comunque che nei fatti si sia fatta strada una personalità autorevole come quella di Giorgia Meloni. Il punto adesso è coltivare i progetti, mentre per quanto riguarda la squadra, questa verrà. Per quanto riguarda i così detti “colonnelli di AN”, non credo che ci sia voglia di cimentarsi nella leadership in quanto contrasterebbe con il discorso che richiamavo prima, ossia la distinzione tra prima linea e prima fila. Noi vogliamo aiutare, cercando di mettere in campo idee e teste.

Giorgia Meloni, unico vero rappresentate della destra in Parlamento, simpatizza fortemente per le idee della Lega, non c’è il rischio secondo lei che il Carroccio vi rubi del tutto la scena, rendendovi molto difficile il tentativo di acquistare una vostra identità rispetto agli ex separatisti padani?

No, la Meloni ha fatto un percorso di possibili alleanze legate a singoli contenuti, tuttavia è chiaro che quanto si parla di Italia, e quindi non di Italie, le strade si separano. Io sono per l’alleanza con la Lega ma prima di valutare questo punto bisogna porsi su di un piano di parità elettorale, quindi dobbiamo fare della strada prima di poter parlare di ciò. Abbiamo una strada di autonomia che anche nel caso di Fratelli d’Italia sta cominciando a premiare, almeno stando a quanto dicono gli ultimi sondaggi. Noi di La Destra abbiamo deciso di sostenere Fratelli d’Italia alle regionali perché non tendiamo al fazionismo. Se le cose andassero bene Fratelli d’Italia potrebbe davvero diventare la casa comune e per questo ci impegniamo tutti quanti per fornire il supporto in questa fase. Se le cose invece non andassero bene ricominceremo tutti assieme a pensare quale può essere la strada per il futuro. Non c’è dubbio ad ogni modo che questa debba essere per tutti noi una fase di grande lealtà.

Molti guardano al Front National di Marie Le Pen come un possibile modello da esportare. Cosa può imparare la destra italiana?

È un esempio di testardaggine politica, di capacità di raccolta di consenso. Possiamo riflettere su come abbiano fatto a mobilitare ampissime fette di pubbliche opinione, portando un vero e proprio prodotto politico sul mercato francese. Noi siamo ancora ad una fase di marketing del nostro prodotto se così si può dire…

Chiudiamo con un po’ di attualità, un telegramma sugli ultimi sviluppi sulla legge elettorale.

Se Berlusconi avesse fatto quello che sta combinando Renzi, l’allora Presidente della Repubblica sarebbe andato all’Altare della Patria a pronunciare un appello al paese.

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