Francesco Sole: showbiz e democrazia del web

Quella che andrò a raccontarvi è una storia bizzarra, dai contorni tragicomici, ma che dà lo spunto per affrontare argomenti di urgente attualità. Il teatro della vicenda è il web, o meglio l’universo dei social, dove è in atto una vera e propria guerra a colpi di like tra diversi “influencer”. Cos’è un influencer? Quello che una volta veniva chiamato opinion leader, poi trend setter, in buona sostanza un personaggio che veicoli informazioni settoriali sul web in modo continuativo ed abbia un seguito di persone di cui influenza le opinioni.
Casus belli, la figura di Gabriele Dotti, in arte Francesco Sole, ventenne modenese spigliato e telegenico, il cui esponenziale successo ha causato l’ira funesta dei maggiori “influencer” italiani. Il nostro, il 3 luglio 2013 pubblica un video ‘homemade’ dal titolo “L’amore ai tempi di Whatsapp”, in cui, oltre a dimostrare di avere più vestiti di Carrie Bradshaw e più pettinature di Nicholas Cage, filosofeggia sulle relazioni sociali ai tempi dei social.

Bum! 1.899.301 visualizzazioni, e medaglia di Youtube influencer puntata sul petto. Francesco (o Gabriele che dir si voglia) da allora pubblica una ventina di video, raggranellando 308.875 iscrizioni al suo canale e un posto nel gotha degli Youtubers dello stivale. Una storia come quella di molti altri (Yotobi, DelliMellow, Claudio di Biagio, ma non solo), se non fosse che a partire dal settembre scorso Gabriele attira le attenzioni di Francesco Facchinetti (meglio noto come DJ Francesco, figlio di Roby Facchinetti dei Pooh, quello di X-Factor prima maniera e “Muovi in alto la mano, sono il tuo capitano”) e della sua casa di produzione, la Newco Management, che lo mette sotto contratto. Da allora, oltre alla sponsorizzazione della web-star Selvaggia Lucarelli (anch’essa cliente del buon Facchinetti), di Frank Matano (personaggio televisivo affermatosi sul web), per Gabriele sono arrivati la conduzione, assieme a Belen, del talent show ‘Tu si que vales’, pubblicità su Sky e un libro di massime e pensieri (suoi e altrui) dal titolo “Stati d’animo su fogli di carta”.

Fin qui tutto bene, direte voi. Se non che Eugenio Scotto, socio di Facchinetti, se ne esce con un Tweet rivelatore:
“E’ UFFICIALE POSSO FINALMENTE DIRLO, dopo un anno di lavoro intenso, pieno di strategie di comunicazione, pieno di emozioni, paure, scommesse, critiche. Un progetto pazzo, ma studiato nel minimo dettaglio, un anno fa a conoscere il progetto @francescosole eravamo in 4… Oggi siamo in 1 milione di persone e tutti che parlano di questo progetto FANTASTICO dai i video su FB ai milioni di POST IT condivisi da tutti”.

Apriti cielo! Il popolo della rete, fomentato dagli influencer di cui sopra, mette nel proprio mirino il modenese accusandolo di essere un venduto, un prodotto costruito a tavolino dal suo agente e di gettare discredito su tutti quelli che si sono costruiti una reputazione sul web senza ‘aiutini’.
Ne nasce così una campagna di boicottaggio, che prende di mira principalmente Sole e la Lucarelli, rea di aver utilizzato la propria visibilità per promuovere il talento e la genuinità del web-talento di Modena.
Così, al grido di #SelvaggiaNonMentire, e alla chiamata alle armi di Dellimellow e Claudio di Biagio, il popolo della rete intasa le bacheche dei due, il numero di adesione ai profili di Gabriele sale esponenzialmente, riempiendosi però di ‘hater’ che lo ricoprono di insulti.

La risposta di Facchinetti and friends non si fa attendere e il sunto è “Siete solo invidiosi, fatevi una vita”. Nel frattempo, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio, l’automobile del giocatore del Sassuolo Davide Biondini prende fuoco, sembra per un guasto elettrico. Le fiamme si propagano sul Fiorino parcheggiato a fianco e danneggiano anche una BMW. Indovinate di chi? Del nostro Francesco Sole. Immediatamente, con le cause dell’incendio ancora da acclarare, il terzetto Facchinetti-Lucarelli-Sole coglie l’occasione per lanciare invettive contro gli haters invidiosi, rei di aver alimentato un clima di odio e cavalcando l’onda del vittimismo con cui Sole si è sempre difeso, azzardano teorie complottistiche che neanche Adam Kadmon… La tragicommedia (per ora) si ferma qui, ma quanto successo non può non far sorgere qualche riflessione. La prima sicuramente riguarda una tendenza che lo “showbusiness”, si trascina dietro ormai da decenni, quella cioè di giocare sul verosimile, regalandoci prodotti che dietro una facciata di reality, nascondono la propria natura di fiction.

Pensiamo a Forum, ai “pacchi” di Insinna, ai servizi giornalistici ‘aggiustati’ di “Pomeriggio Cinque”, a “Uomini e Donne” e tutto il baraccone della De Filippi. Tutti esempi di come da anni sia in atto questo giochino in cui ci propongono un prodotto che pretende di mostrarsi genuino, ma in realtà è studiato e costruito a tavolino. Non ci sono scandali né tentativi di smascheramento in grado di porre fine a questo trend, tanto squallido quanto remunerativo. Questa storia ci dimostra come anche il web sia diventato territorio di conquista per questo vigliacco format, i casi si sprecano: era una truffa lonelygirl15, la prima web-serie di sempre, che si proponeva come un video blog e invece poteva contare su un team di autori professionisti (un successone smascherato da utenti e poi ripreso dalla stampa), era una piccola, scaltra truffa uno dei primi video di successo dei TheJackaL (che non palesava i suoi intenti parodistici e divenne virale anche perché c’era chi credeva fosse vero) e, per venire a tempi più recenti, è una parodia, o satira se volete, Martina Dall’Ombra.

In tempi in cui gli utenti riempiono di visualizzazioni video in cui altri utenti commentano film e videogames, parlano delle amenità più varie (shopping, trucco e parrucco, e via elencando), stilano elenchi per qualsiasi cosa, i meccanismi del marketing si sono insinuati tra le pieghe di questo far-west senza padroni cercando di trarre profitto da un media nato senza regole, e per questo senza un etica fondante.
D’altra parte c’è da evidenziare come l’era della rete abbia portato un esponenziale aumento delle possibilità di scelta, ma anche un abbassamento del senso critico dell’utente medio.
La crociata digitale esemplificata da #SelvaggianonMentire ci dimostra come il potere degli influencer è reale, ed è in grado di spostare masse di utenti, adolescenti, ma non solo, dal debole senso critico e per questo facilmente influenzabili. Con ciò non voglio dire che il principio in questo caso fosse sbagliato, ma mi chiedo se, in futuro, questo principio non possa essere utilizzato per strumentalizzare le masse per promuovere punti di vista discutibili. Qualsiasi sia la loro provenienza.

Infine una piccola provocazione: mi chiedo se forse questa vicenda non abbia portato più benefici che danni ai nostri due Francesco. In un’epoca in cui un “like” può sempre essere tolto e la visibilità è l’unica moneta ad avere valore, la sovraesposizione mediatica datagli da questa vicenda, alla lunga potrebbe rivelarsi la migliore della pubblicità. E allora mi chiedo: non sarebbe stato meglio ignorarli massivamente, togliergli i like e boicottarli, invece che metterli alla gogna?