Francesca Martinelli in: Figlia di briganti, assassini, fate e contadini.

Genius-online.it ha incontrato Francesca Martinelli, artista complessa e affascinante, che il 24 marzo inaugura nella galleria LipanjePuntin artecontemporanea di via Diaz 4 a Trieste la mostra personale Figlia di briganti, assassini, fate e contadini.

 Born in Udine (Italy) in 1978, Francesca Martinelli lives and works in Trieste.

Francesca Martinelli – Selected Group Exhibitions

 2012 . Arte Fiera, LipanjePuntin artecontemporanea, Bologna (Italy) – Il fuoco della Natura /The Flash of Nature, Salone degli Incanti – ex Pescheria, Trieste (Italy)

2011. Biennale Diffusa FVG, Magazzino 26, Trieste (Italy) – Artisti per una cultura resistente, Galleria LipanjePunitn artecontemporanea, Trieste (Italy) – Enjoy (performance), Mercurdo – Biennale dell’Assurdo, Castelvetro, Modena (Italy)

2010. Palazzo delle Prigioni, Venezia (Italy)  – Lidris, Rivignano, Udine (Italy) – Il Ma – Vuoto a Rendere (performance), Fabbrica del Vapore, Milano (Italy) – On the road- Arte in viaggio, Udine (Italy) – Home page, Udine (Italy) – I l Ma, Katy House Gallery, Monfalcone, Gorizia (Italy)

2009. Aeson – Arti nella natura, Parco Naturale della Cona, Isola della Cona, Gorizia (Italy) – Rogers Now – Arte Contemporanea, Stazione Rogers, Trieste (Italy) – Musae, MuseoSperimentaleUrbanoD’ArteEmergente, Milano (Italy) – La Meglio Gioventù, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea , Monfalcone, Gorizia (Italy)

2008. Mesec Fotografije, Galerija Jakopiceva, Ljubljana (Slovenia) – Anteprima FVG , SPAC Villa Toppo Florio, Buttrio, Udine (Italy) – (CON)TEMPORARY ART , MiArt – Teatro libero di Milano, Milano (Italy)

Francesca Martinelli – Selected Solo Exhibitions

2011. Enjoy (performance), OMISSIS, Gradisca d’Isonzo, Gorizia (Italy) – My Stuffed Back, Hotel Continentale, Trieste (Italy)

2010. Skin Gallery, Brescia (Italy) – Enjoy (performance), Teatro Miela, Trieste (Italy)

2009. OMISSIS (performance), Palazzo di Monte Pietà, Gradisca d’Isonzo, Gorizia (Italy) – Katy House Gallery, Monfalcone (GO) (Italy)

2008. Sua Maestà la Zoppa, Associazione Culturale Knulp, Trieste (Italy)

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 Francesca, la tua ricerca artistica ha un profondo radicamento al mondo da cui provieni, e da cui provengo anch’io, quello contadino. Come mai questa scelta?

Il radicamento è ancestrale e profondo: non è rappresentazione di un mondo ma luogo di memoria, famiglia, visceralità irruente e umana. Quel luogo e le sue persone hanno forgiato la mia testa, il mio primo immaginario.

I mondi in cui hai vissuto sono mondi prevalentemente femminili…

Si, sono cresciuta circondata da una miriade di donne …La mia è sempre stata una famiglia patriarcale solo di facciata, mentre erano le donne a tessere le fila della vita e della quotidianità dalle retrovie.  Questo non toglie che mio padre, come me cresciuto tra le donne (madri e sorelle), non sia centrale nella mia vita.

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 A proposito del tuo “spazio” nel mondo, qualche anno fa nella tua performance Rooms allestivi la tua stanza in mezzo a un bosco. Com’è nata questa performance?

Da piccola condividevo la stanza da letto con la mia bisnonna Nancy Frida, uno spazio magico in cui lei era la mia sorella di ottant’anni.  Devo precisare che la camera e i mobili della performance provenivano proprio da quella stanza. Il letto, sepolto nella terra, era quello in cui sono nata. Sicuramente devo a lei il modo in cui si è sviluppato il mio immaginario, era una grande cantastorie e un’incredibile mangiatrice di libri. Mentre suo marito voleva vederla lavorare nell’orto, lei scappava e si chiudeva nella camera o a chiave nel bagno e leggeva. Da qui il titolo della performance Rooms, che ricorda la mia stanza di bambina.

Le prime immagini che si formano nella testa, assolutamente indipendenti dalle immagini “massmediatiche” a cui siamo abituati oggi, sono un mondo di fantasia che non ha come limite la realtà. Non era un mondo fatto dalla televisione, vero?

No, per me la televisione è arrivata tardissimo, quasi a nove anni. Sebbene esistesse nella sala da pranzo e qualche volta mio nonno guardava il telegiornale dopo  aver mangiato, per me non esisteva. Anche se la mia famiglia non me l’ha mai vietato, ero io a non sentirne il bisogno.

Letture, curiosità incrociate che fanno da riferimento a molte tue opere, hai una costante curiosità per i mondi altri. Anche quello merito dei racconti della bisnonna?

Il primo elemento mitologico legato alla mia terra sono le Agane, in friulano le Aganis, figure metà streghe metà fate che vivevano ai bordi dei fiumi. Grottesco, noir, fantastico sono caratteristiche della cultura popolare in cui sono cresciuta. Tantissime fiabe fantastiche provengono proprio dalla cultura contadina, quando per esempio nei paesi nascevano degli animali Vivaxa con delle malformazioni, immediatamente vi si trovava una connotazione soprannaturale, foriera di sventura o portatrice di cose buone.

Nella tua ricerca hai l’abitudine di invertire valenze positive e negative, cercando così di sovvertire canoni prestabiliti. La deformazione, il freak e ancora una volta il grottesco teoricamente non godono di “una buona reputazione” nella società. Per te invece diventano un valore di conoscenza. Da che cosa deriva questa tua ribellione?

La natura non è perfetta e compiuta, o meglio questa è solo una sua sfaccettatura, la Natura è imprevedibile, non puoi sapere come nasci, cosa sei e in che cosa ti trasformerai. Siamo in balia di così tanti eventi, che nemmeno nella pancia di nostra madre sapremo che cosa diventeremo. Nella mia ricerca artistica non c’è alcuna forma di compiaciuto buonismo, ma c’è semplicemente una presa di posizione nei confronti di un canone estetico “classico”, che impone ordine, chiude la forma e crea un limite.

Tutto questo ha portato per millenni al regno del realismo manicheo, dell’imitazione della natura e della realtà, e ha sempre relegato tutto ciò che non ne faceva parte a un mondo “inferiore”, il mondo “fantastico” quello che fa paura e sospetto e fa, indubbiamente, parte del mondo contadino. Perché?

La cultura popolare veniva considerata brutta, non rappresentabile. La cultura “ufficiale” ha sempre fatto piazza pulita di ciò che non “andava bene” e non doveva figurare. Per esempio la religione, prendeva delle abitudini, le ripuliva e le faceva proprie. L’ Ex voto per esempio, una forza di feticcio simbolicamente così forte  e radicato che è stato inglobato anche nei riti religiosi ufficiali. O ancora il Carnevale, le dionisiache o saturnali romani, la festa dell’anarchia, in cui ogni regola viene sovvertita e il popolo prende possesso di tutto. La cultura ufficiale ha dovuto rendere proprie queste usanze per riuscire a controllarle, come bisogna controllare la natura, gli uomini e, oggi, anche come uno decide di vestirsi.

Per “sovvertire il canone” da una parte sondi il mondo sospeso e fantastico della cultura popolare, dall’altra il linguaggio del corpo, altro punto focale nella tua ricerca. Perché?

A rischio di sembrar banale, il corpo è ferita. L’essere umano vive provocandosi e curandosi le proprie ferite, dal taglio che ti fai cucinando alla reale ferita emotiva. Ci facciamo male continuamente e passiamo la vita a ricucirci: andiamo all’ospedale oppure ci curiamo da solo se il dolore che proviamo è troppo forte, una perdita, un amore che finisce, un padre che muore. Siamo pieni di ferite e siamo tutti rattoppati. Il dolore, parola certamente abusata, può essere fertile e produrre delle cose bellissime, se ci convivi con un po’ di equilibrio e se riesci a non farti divorare da esso. Negli ultimi anni si è parlato molto di linguaggio del corpo per definire l’arte femminile. Per quanto mi riguarda questa attenzione è visceralmente legata alla Terra. Per questo motivo nella performance Ridicula Difformitas ho sotterrato tre donne, resitituendole alla loro fisiologia terrena. A casa mia, la terra era dappertutto e non si faceva che mettere e togliere tutto dalla terra.  Io mi pianterei altre mille volte.

Il 24 marzo verrà inaugurata la tua personale Figlia di briganti, assassini, fate e contadini da LipanjePuntin arte contemporanea. Che cosa vedremo?

Con Marco Puntin abbiamo deciso di privilegiare la parte visuale e figurativa. Ci saranno alcune installazioni, ma occuperanno solo uno spazio minore. I “miei mondi rovesciati sulle pareti”, come le chiama Marco Puntin, parole che contengono tutto il senso delle mie opere, si rifanno alla necessità di esprimere in modo immediato e violento, come fosse vomitato, la mia vita e i miei ricordi sono riassettati ordinatamente sulle pareti. La mia passione per il collezionismo, torniamo sempre all’origine, nasce da quando sono piccola. I primi oggetti che ho raccolto erano le zampe delle galline che uccideva mia nonna. Le tenevo in una scatola nell’orto, perché mia madre non voleva che le portassi a casa.  Curiosamente, può sembrare macabro, ma conservo tutt’ora le prostesi oculari di mio nonno.  Cerco ciocche di capelli dimenticate in qualche vecchio album fotografico (nella mia famiglia si conservava tutto), colleziono merletti appartenuti a qualche sottoveste, qualche abito ormai liso dal tempo.

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Leggi l’ introduzione alla mostra.

Website: FrancescaMartinelli.net

Galleria: LipanjePuntin artecontemporanea Email: info@lipuarte.it