Aquila del Torre e lo ”Slow Vine”

Se si pensa ad un vino che possa descrivere il Friuli Venezia Giulia, quello è il Picolit. L’avete mai assaggiato? Se la risposta è no, bisogna rimediare. Sapore unico, colore che ricorda l’oro… in questo caso quello di Bacco. Ma c’è chi, il Picolit, ha deciso di sceglierlo come punta di diamante della propria attività: è Aquila del Torre, l’azienda vinicola friulana nata sulle colline di Savorgnano del Torre (Povoletto) che utilizza, udite udite, esclusivamente metodi di agricoltura biologica!

Ma c’è di più, il loro è stato l’unico vino dolce friulano premiato dalla guida Slow Wine 2015 con l’importante riconoscimento “Vino Slow”. Come se tutto ciò non bastasse, ha ottenuto il massimo riconoscimento da VITAE, la prima edizione della Guida ai Vini d’Italia edita direttamente dall’Associazione Italiana Sommelier. Non è finita qui, Aquila del Torre OASI è stato selezionato dall’Istituto Italiano di Cultura (ICC) come vino rappresentativo della cultura del vino italiano per due eventi presso la sede di Parigi e di Vienna. Un “en plein” che è diretta conseguenza dal grande amore verso il vino, ma soprattutto verso il proprio territorio. Dev’essere stato proprio questo grande sentimento di appartenenza a spingere l’azienda a fondare il progetto Oasi Picolit,  che coinvolge il Comune di Povoletto e l’Università degli Studi di Udine ed è finalizzato a valorizzare e preservare il territorio e il luogo d’origine del prezioso vitigno.  Ma chi c’è dietro a tutti questi grandi riconoscimenti? Francesca Ciani che, assieme al fratello Michele, è anima e cuore di Aquila del Torre.

Buongiorno Francesca, dopo aver letto con attenzione la storia di Aquila del Torre, la prima domanda  è questa: come nasce il vostro amore verso il vino? quando avete capito che sarebbe diventato materia prima del vostro lavoro? L’amore verso il vino è una passione che ci ha trasferito nostro padre Claudio, la sua curiosità verso vini di tutte le provenienze ci ha contagiati fin da ragazzini. Ho un ricordo bellissimo della mia infanzia, quando mio padre, viaggiando per lavoro, aveva sempre l’occasione di acquistare vini da produttori locali. Inutile dirle che la nostra cantina era tanto ricca quanto disordinata! All’epoca ricordo che giocavo a fare la sommelier, a classificare le bottiglie per provenienza e a redigere una carta dei vini, che aggiornavo con la situazione delle giacenze e dei nuovi acquisti. Ai pasti la proponevo a mio padre il quale si calava nella parte del cliente mentre io gli proponevo il vino più adatto. Insomma, giocavo a quello che sarebbe stato poi il mio futuro!

Avete scelto di intraprendere la strada dell’agricoltura biologica, scelta non banale, ci racconti perché… Questa scelta è nata innanzitutto da una nostra sensibilità nel preservare ciò che così bello e rigoglioso ci viene offerto dalla natura. Abbiamo voluto esaltarla anziché opprimerla, è una questione di prospettive. L’attenta osservazione delle nostre colline, delle caratteristiche climatiche e floristiche, ci ha fatto poi intuire che nella nostra realtà, costituita da un unico fondo in cima alle colline di Savorgnano, isolata da altri produttori e a ridosso del bosco, potesse essere adattissima per l’agricoltura biologica. Non ci sono fabbriche o autostrade in prossimità , il paese di Savorgnano è agreste e tutto questo influisce positivamente sul nostro lavoro.

 Il vostro è un “vino per natura”, cosa vuol dire produrre e vendere vino biologico oggi? Produrre vino biologico oggi non è solamente seguire dei protocolli, è soprattutto avere amore per il proprio vino, un’idea precisa di ciò che si vuole condividere con i propri consumatori. Il vino è espressione di noi stessi, è affascinante poter ricavare dalla natura un prodotto che possa trasmettere qualcosa di sé e dei propri valori, noi cerchiamo di mettere anche questa componente immateriale nel nostro vino. Vendere il vino oggi è, prima di tutto, costruire relazioni forti di amicizia, di rispetto, di stima con le persone che credono in te e nel tuo prodotto. In questo momento, ci sono molte persone interessate al mondo del biologico, noi cerchiamo di offrire un vino che sia fatto bene, con una buona bevibilità ed equilibrio e questo è molto apprezzato.

Periodo di grandi riconoscimenti! Il vostro Picolit Docg 2012 è “Vino Slow” , ha ottenuto il massimo riconoscimento da VITAE , e Aquila del Torre OASI è stato selezionato come vino rappresentativo della cultura del vino italiano. Immagino siate al settimo cielo, ma ci racconti… come avete vissuto queste importanti esperienze? I riconoscimenti per i nostri vini sono importanti, ci danno la forza per proseguire il nostro percorso. E’ sempre un piacere ricevere conferme positive per il nostro Picolit, che è il vino che meglio rappresenta il nostro territorio,  in quanto fa parte della sua storia. L’Oasi è una versione diversa del Picolit che nasce dalla nostra volontà di vinificare in un modo inedito. Ci sentiamo di affermare che il Picolit ci rappresenta in tutte le sue accezioni, quindi siamo doppiamente felici che sia stato premiato da una parte da Slow Wine e scelto dagli ICC per rappresentare la nostra amata regione.

Come viene percepita, secondo la vostra esperienza, la cultura enologica friulana in Italia? Come la si potrebbe elevare? Il Friuli è ancora riconosciuto in Italia come una regione di eccellenze sopratutto per i vini bianchi. La percezione della qualità dei nostri vini è molto alta ma quello che manca al Friuli, dal mio punto di vista, è una comunicazione organica e un’unione di intenti. I vini sono spesso molto difficili da capire per la loro marcata differenza, il consumatore è spesso disorientato dalla quantità di referenze che i produttori friulani propongono. Conosco esperti di vini, che lavorano in questo settore, che ammettono difficoltà nel capire i vini della nostra regione. Questa è una problematica che dovrebbe far riflettere noi produttori, dovrebbe farci reagire e prendere una linea comune.

 Vi sentite diversi dagli altri produttori? Cosa consigliereste ai vostri colleghi? Non ci reputiamo diversi, stiamo cercando semplicemente di esprimere il nostro punto di vista attraverso questo prodotto così complesso. Ci sono molti produttori che stanno percorrendo la strada dell’eco-sostenibilità, noi speriamo che il numero incrementi in modo che ci siano sempre più persone consapevoli dell’importanza della natura che ci circonda.

Voi gestite un Bed & Breakfast, il turismo enologico sta subendo una grande espansione, soprattutto in regioni come il Friuli. Quali sono i vostri progetti per il futuro? I nostri progetti sono legati alla valorizzazione del bosco retrostante ai nostri vigneti, auspichiamo la realizzazione di un’Oasi WWF per valorizzare il bosco, speriamo di poter creare dei percorsi naturalistici.  Un altro obiettivo a medio termine è ampliare l’offerta ricettiva, al momento il nostro B&B è costituito da tre camere, vorremmo riqualificare dei fabbricati nella proprietà per offrire una migliore offerta turistica, del resto questo è un settore su cui tutta l’Italia dovrebbe puntare grazie alle immense potenzialità che possiede. Noi ci crediamo e continueremo a farlo.