Frammenti sublimi di un tempo lontano

Quanti si sono trovati a provare emozioni contrastanti davanti a una grande opera del passato classico? Se da una parte, infatti, nobile semplicità e quieta grandezza dell’antico – parafrasando la celebre affermazione di Winkelmann edle Einfalt und stille Größe – esercitano sullo spettatore allo stesso tempo una sensazione di estrema armonia e sontuosa bellezza si uniscono alla malinconia suscitata dai secoli passati tra la loro realizzazione e la contemporaneità a cui tali opere appartengono. Lo scorrere del tempo rende incolmabile la distanza tra noi e il mondo a cui i levigati marmi sono appartenuti. L’insieme di attrazione e timore appartiene al mondo del sublime, un mondo che si dischiude, nella sua vastità, anche nell’opera dello sculture Igor Mitoraj in una profonda riflessione sul rapporto tra il (post)moderno  e la classicità.

Questa la poetica più profonda ed eloquente delle opere dell’artista di origine polacca, cresciuto tra Cracovia e Parigi e trasferitosi alla fine degli anni Novanta in Toscana. La parabola di un uomo dalle origini miste e di una squisita sensibilità artistica, onorata con il duro impegno e il rigore del grande genio tra le Accademie di Belle Arti di Cracovia e la Scuola superiore nazionale di Belle arti di Parigi. La sua prima personale si svolse a Parigi nel 1976, momento in cui dopo una formazione poliedrica decise di dedicarsi esclusivamente al suo maggior talento: la scultura. Poi alla fine degli anni Ottanta, Mitoraj scopre l’Italia e si trasferisce a Pietrasanta sulla costa toscana ai piedi delle Alpi Apuane, un luogo di approdo naturale per uno scultore che da sempre fa dei materiali e della loro sapiente rielaborazione il perno fondante della sua riflessione artistica.

L’interpretazione del frammento, la malinconia della distanza irriducibile di tutto ciò che è andato perduto nei secoli della tradizione, eroi indecifrabili che hanno letteralmente perso pezzi lungo i sentieri della civiltà e sono giunti a noi bendati, senza bulbi oculari, fasciati e ricomposti in una sorta di immaginario surrealista che stimola continui interrogativi. L’eroe del mondo antico giunto mutilo sino ai nostri giorni rappresenta l’archetipo dell’antichità ed è testimone dell’inesorabile scorrere del tempo e di quella decadenza dei costumi e della moralità che lo porta ad essere spesso un eroe bendato.

Per rendere omaggio al grande artista, recentemente scomparso, e in contemporanea con la Biennale di Venezia, la galleria Contini nella sua sede di Calle XXII marzo a Venezia ha allestito un Omaggio  a Mitoraj per ripercorrere le tappe del suo lungo percorso artistico che rimarrà aperta fino al 30 novembre. Mentre nel paese in cui l’artista ha scoperto nel 1979 quel marmo che caratterizzò tutta la sua produzione, Pietrasanta, fino al 30 agosto sarà visitabile la mostra Mito e Musica, in cui oltre alle opere di grande dimensioni sono esposti i bozzetti per le scenografie di Manon Lescaut e della Tosca realizzate da Mitoraj nell’ultimo periodo della sua vita.

In anteprima assoluta per i lettori di Genius Magazine inoltre, vi annunciamo che il 29 aprile 2016 verrà inaugurata a Pompei l’importantissima mostra di Igor Mitoraj, in cui le sue sculture verranno esposte nel sito archeologico riprendendo così quei frammenti di dialogo spezzati tra il passato congelato ai piedi del Vesuvio e le vive opere dell’artista, che, prima di scomparire lo scorso 6 ottobre, aveva iniziato a lavorare al progetto insieme al Ministro della Cultura Dario Franceschini.

Foto: Igor Mitoraj – Bocca bianca – 2005 – Marmo di Carrara – Carrara marble cm 78.5 x 138 x 61- Riproduzione Riservata