Philippe Daverio a Friuli Future Forum

L’ex mulino e centrale elettrica della città di Udine, vede in  questo week end l’apice di Casa Moderna 2011, il contenitore dedicato all’abitazione, che vede protagoniste le aziende del design e del costruire della nostra regione.
In uno dei padiglioni architettonicamente più suggestivi del complesso, il padiglione 9, chiaro esempio di archeologia industriale recuperata per il nuovo utilizzo, in un clima a metà tra una lectio magistralis e un raffinato monologo di teatro, si è svolto oggi l’atteso e affollatissimo incontro con Philippe Daverio, ospite d’onore di Casa Moderna 2011. Ad accoglierlo il Presidente di Udine e Gorizia Fiere Luisa De Marco e il Presidente della  Camera di Commercio di Udine Giovanni Da Pozzo.

Elegante, pomposo, gioviale, carismatico, ha intrattenuto e incantato un pubblico desideroso di ascoltare le riflessioni del noto critico e conduttore televisivo, ma soprattutto di un Daverio dal background Bocconiano, un Daverio che si definisce più un antropologo culturale che un critico d’arte, con il compito di distinguere l’autentico dal contraffatto.
Un compito non da poco, ma che nel padiglione 9, curato dalla Camera di Commercio di Udine nel solco di progettualità e promozione di Friuli Future Forum, è riuscito più congeniale coniugando food e design, Bello e Buono, abilmente analizzati da Daverio. Non sono mancati spunti preziosi di analisi della società e della cultura, attraverso una colloquio aperto, brillante, colto e informale allo stesso tempo, su cibo, vino, design e futuro, che ha attratto e affascinato un pubblico numerosissimo e partecipe.

L’obiettivo del progetto dell’intero padiglione è quello poi dichiarato da De Marco per la stessa fiera: fare cultura, indagare, comprendere e trasmettere i temi che tengono insieme il design con il cibo, inteso come ricchezza del territorio. Daverio ha stregato il pubblico partendo dal cibo e dal vino per parlare dell’Italia e del Friuli, per narrare la sua visione: “Prima della prima guerra mondiale, eravamo il Paese più bello del mondo – ha detto –, ma anche uno dei più poveri. Ora non siamo più il più bello, ma fortunatamente nemmeno il più povero. Siamo diventati un paese carogna, che odia i giovani e la creatività, ma siamo anche un paese buono perché siamo attenti al gusto e alla qualità del cibo e della vita”.
Uno spunto da cui parte la sua narrazione “a braccio”, fra temi programmati e preziosi fuori programma, dell’ibridazione in cucina, e quindi sul servizio alla tavola, da quello alla francese a quello alla russa, con tutte le evoluzioni nella presentazione della sala da pranzo e della cucina come luogo vissuto della casa, in continua trasformazione.
Daverio ha infine insistito sul tema dei giovani come simbolo del futuro e ha applaudito al concetto di fondo di FFF. “Nessuno in Italia si chiede che cosa succederà fra quindici anni. Il fatto che voi qui in Friuli lo stiate facendo è interessantissimo”.

Se la location non fosse stata sufficientemente suggestiva, nel soppalco del padiglione 9, alle spalle del folto pubblico che assiepa la balconata, trova spazio 24×8, la mostra dell’Asdi Sedia curata da Anna Lombardi, con gli oggetti-simbolo prodotti dalle ventiquattro aziende del Distretto che hanno partecipato ai workshop con otto designer internazionali. Al pianterreno si sono alternati eventi legati a diversi temi, dalle cucine accessibili a tutti, a come le tecnologie modificano la percezione della qualità del cibo – con dimostrazioni pratiche di chef selezionati – fino ai suggerimenti su come ricevere in casa o come disporre i piatti e alle riflessioni su come cambia e si evolve nel tempo lo spazio della cucina nel complesso della vivibilità della casa.