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ph. FLB. intervista di Francesco La Bella a  Sabrina Baracetti (in foto)  e Max Mestroni   –accedi –  

Partenza alla grande, e proseguirà fino a sabato 27 aprile, per il 15esimo Far East Film Festival, che ha visto ancora una volta il teatrone ‘Nuovo Giovanni da Udine’ strapieno di spettatori, fans e cinefili convergenti nel capoluogo friulano da tutto il globo. Glamour e sorrisi per un’indimenticabile opening night con due straordinarie anteprime: lo spy-thriller coreano “The Berlin File”, diretta dal maestro dell’action Ryoo Seung-wan, e la surreale commedia nipponica “Its Me, It’s Me” firmata da Miki Satoshi. Molti i fans che si sono messi pazientemente in coda fin dalle prime luci dell’alba per incontrare Kamenashi Kazuya, il super pop-idol protagonista della serata che ha scatenato il delirio della platea femminile udinese.

Ad aprire le danze è stato il divertente cortometraggio “Jury” con la consegna del Gelso d’oro a Mister Kim Dong Ho, regista, attore, alfiere della cultura coreana nel mondo. Al suo fianco sul palco, in quello che è stato sicuramente il momento più emozionante della serata, Sabrina Baracetti, direttore artistico del FEFF che per l’occasione sfoggiava un elegantissimo total black.

Ironico, caustico ma anche appassionato e sincero omaggio al suo mondo e alla sua vita, “Jury” è un documentario di 24 minuti che getta uno scorcio originale e ironico sul dietro le quinte del lavoro di una giuria cinematografica: un mondo che Kim Dong Ho regista, attore, storico direttore del Festival di Busan (la Cannes d’Oriente), conosce e frequenta molto bene.  

“All’alba del Far East Film numero uno, nel 1999, abbiamo viaggiato per la primissima volta fino al Festival di Pusan. In Corea. Eravamo e ci sentivamo piccoli, ma siamo stati accolti da una persona speciale. Una persona che ci ha riservato lo stesso trattamento di tutti gli altri ospiti. Ha subito permesso che ci sentissimo a casa, ci ha raccontato il suo Paese e il suo cinema, ci ha aiutato a costruire amicizie e relazioni”, ha spiegato Sabrina Baracetti. “L’amicizia www jesextender di Klonopin Online mister Kim è un motivo di orgoglio, per noi, e il suo esempio ci fa da guida e da modello: il nostro sogno, sebbene Far East Film sia un piccolo festival, è quello di restituire il calore, l’energia e l’entusiasmo che ritroviamo ogni anno a Pusan, che nel frattempo ha cambiato la lettera iniziale e ora si chiama Busan. Premiare mister Kim è un gesto di gratitudine ed è, al tempo stesso, un gesto di resistenza: significa evidenziare il valore di quei cantieri aperti che sono i festival cinematografici. Ora che, per fronteggiare la crisi economica, si taglia prima di tutto ciò che, invece, si dovrebbe coltivare: la ricerca di futuri possibili”.

Molti applausi, ma anche qualche fragorosa risata per le sequenze al limite del pulp in “The Berlin File”, blockbuster ad alto tasso adrenalinico interamente girato nella capitale tedesca, che in patria ha venduto 7 milioni di biglietti, diventando il film d’azione campione d’incasso di tutta la storia del cinema coreano.

Da non perdere oggi sabato 20 aprile alle 15.45 “Lost in Thailand” di Xu Zheng, il road movie che ha polverizzato il box office in Cina, vero e proprio caso cinematografico dell’anno. Ma la giornata, che per la gioia degli appassionati si chiuderà con l’atteso ritorno dello psycho horror di mezzanotte, l’indonesiano “Shackled”, promette bene anche con il sofisticato “The Winter of The Year Was Warm”, insolita commedia romantica sudcoreana alla presenza dell’attrice protagonista, passando per l’omaggio pomeridiano con “Raining in the Mountain” del maestro King Hu a cui quest’anno il FEFF dedica un’importantissima pubblicazione.

Titolo di apertura della serata è “Finding Mr. Right”, una commedia romantica decisamente inconsueta, per il mercato cinese, essendo quasi del tutto ambientata a Seattle (Quando Pechino incontra Seattle è, appunto, il titolo originale). I personaggi riproducono una piccola Chinatown tra i grattacieli americani, dove il cibo, la lingua, le relazioni sanno di familiare, ma è solo “tornando a casa” che ritroveranno pienamente se stessi.