Intervistato il pioniere Ernesto Preatoni ospite di Genius

Una serata stimolante in una location smart: l’Impact Hub di Trieste!

E’ stata quella del 6 maggio, quando attorno a un tavolo da ping-pong si sono fronteggiati Ernesto Preatoni, noto come l’inventore di Sharm El Sheikh, accompagnato dall’amico Giuliano Urbani – politologo, ex ministro e co-fondatore di Forza Italia – e Marina Monassi – presidente dell’Autorità portuale di Trieste. La serata è stata condotta da Fabio De Visintini – docente universitario di comunicazione istituzionale e direttore editoriale di Genius-online.

Alla rivista, che per l’occasione è diventata “OFF-line”, va il grande merito di aver organizzato l’incontro dal titolo “Euro sì o no? Sfida impossibile” nel corso del quale è stato presentato “Il pioniere – l’inventore di Sharm El Sheikh”, libro intervista di Fabio Tamburini a Ernesto Preatoni, per le edizioni Gruppo 24 Ore.

Appassionatosi fin da giovane al mondo della finanza e al mercato azionario, grazie all’amicizia e agli insegnamenti di Aldo Ravelli, Ernesto Preatoni, per decenni numero uno della Borsa Italiana, inizia la sua carriera nel 1967 come consulente finanziario e arriva, in breve, a capo della propria divisione di venditori. Un uomo, Preatoni, a cui va il merito di aver saputo aprire nuove strade in territori inesplorati: un vero pioniere, per l’appunto, come lo definisce il libro intevista.
Vediamo in sintesi la sua storia. L’esordio lo vede scalare la Bi-Invest, a cui segue l’assalto all’alta finanza milanese, quando punta sulle Generali, il colosso assicurativo triestino, attaccando il controllo della Mediobanca di Enrico Cuccia. Seguono gli attacchi alle banche popolari, la scoperta e il lancio di Sharm El Sheikh e gli investimenti immobiliari nei Paesi Baltici. Tutte iniziative di cui Preatoni è protagonista, secondo il principio che “quando il gioco si fa duro, i duri scendono in campo”.
E’ un uomo in perfetta forma e grande lucidità l’Ernesto Preatoni che incontriamo all’Impact Hub di Trieste e che Giulio Urbani, l’amico di una vita, così introduce: “Il mio amico ha un’idea al giorno, ma non tollera le stupidaggini. E non ha nessuna pretesa di correggere il mondo. Abbiamo lavorato assieme”.
Sono affiatati Preatoni e Urbani e la pensano allo stesso modo, o meglio Urbani afferma di aver sempre dato seguito alle intuizioni, confermate dalla realtà, e alla lungimiranza dell’amico. Intuizioni che portano subito Preatoni al titolo dell’incontro: Euro sì o no? E per lui è: Euro no.
Afferma Preatoni: “L’euro è un gravissimo errore. E lo dico non per un interesse personale, né perché voglio darmi alla politica. Il mio desiderio è che una volta mi dicano: lui era stato il primo ad aver detto che l’euro era una rovina”.
Se Marina Monassi esprime grande fiducia nell’euro e nell’impegno di tutti nel Paese per risalire la china, e nei giovani che non devono lasciare il Paese, abbiamo chiesto a Ernesto Preatoni qual è la sua posizione.

Crede che i giovani dovrebbero andarsene dall’Italia?
“Se io fossi un giovane andrei all’estero. I giovani trovano più opportunità all’estero e non posso che prenderne atto. Io stesso vivo in Estonia. Salvare il paese non rientra nelle mie prerogative: sarei donchisciottesco”.

Lei non investirebbe a Trieste?
“No, io non investirei in Italia. Come fa un investitore a investire per interessi non suoi, ma del Paese? I problemi che abbiamo in Italia all’estero non ci sono. E sono problemi di tutti i generi. Renzi vi racconta la storia del mago. Il Paese si è ormai incancrenito. Questo è un Paese, guardando lontano, nel quale non conviene investire. Riconosco che nel mio discorso ci sia una componente egoistica…”.

E per quanto riguarda l’euro?
“Come detto, non possiamo rimanere nell’euro, perché è moralmente inaccettabile. Dire che uscirne non va bene, perché avremmo dei problemi, non è ammissibile. Abbiamo fatto male a entrare nell’euro, ok, usciamoci. Con l’entrata nell’euro l’Italia si è trovata nell’impossibilità di battere moneta. Il debito pubblico, che già quindici anni fa era pari al 110% del Pil, ha cominciato a crescere arrivando al 133%. L’impennata negli ultimi due anni: prima con il governo Monti e poi con Letta. E la colpa è di tutti… Prodi, Ciampi, Tremonti. Padoa Schioppa, per esempio, è stato uno dei padri di questa costruzione. In buona fede, certo. Tant’è che all’inizio ha dato anche buoni risultati. Ma ora si è rivelata una trappola mortale. Nessuno ha versato una goccia di sangue per l’Europa. Come si può unire un siciliano e uno svedese? Ma i politici e i professori universitari non dicono mai che hanno avuto torto. E così noi procediamo verso il suicidio. Io non sono un antieuropeo, sono un mondialista. Il problema è che quelli che hanno non vogliono dare a quelli che non hanno. La Merkel ha il suo elettorato, che non vuole certo dare a chi non ha… Sapete che il trenta per cento del bilancio americano viene redistribuito tra gli Stati? Andate a dirglielo alla Merkel. Ormai è chiaro che di Europa politica non se ne parla più. E allora che senso ha mantenere l’Europa?”.

E l’austerità imposta?
“L’austerità imposta dal ragionier Monti – non è all’altezza di essere chiamato professore – non ha senso. Ci mettiamo cento anni di austerità? L’austerità non si può coniugare con l’espansione. La gente non ce la fa più. L’italiano ha una pazienza infinita e non ha le palle di ribellarsi. Ma quanto tempo potrà sopportare ancora? Purtroppo, vista la resistenza dei soloni euro fanatici, noi usciremo dall’euro, ma in modo disordinato, anziché ordinato, è sarà ancora più grave. La vera responsabilità è sociale. Io ho vissuto in Filnlandia. I finlandesi sono di una lentezza esasperante: noi ce li mangiamo. Eppure lì funziona tutto. Noi invece siamo su un piano inclinato e scendiamo lenti lenti lenti…”.

La posizione anti euro di Ernesto Preatoni è chiara. Lascia nei presenti un certo pessimismo che può essere rinfrancato dal buffet del ristorante Ai Fiori e dai vini offerti da Kante. Le visioni – apocalittiche o realistiche? – lasciano il passo a una vivace e divertita convivialità fra il numeroso pubblico convenuto.