Enrico Mentana : libera circolazione delle notizie

“ Pordenone Pensa 2013” ha avuto come ospite una delle intellettualità più acute e simpatiche della sfera giornalistica della televisione: Enrico Mentana. Dopo questo suo intervento è sorto un interesse a conoscere più approfonditamente il suo punto di vista attraverso la sua professione giornalistica. Su di lui, su tutto quello che ha fatto ne sono a conoscenza in molti, ma come ha iniziato la passione per il giornalismo? Incominciando a scrivere quando diventò maggiorenne, quarant’ anni fa, su riviste giovanili. Figlio di giornalisti, fatto che lo ha avvantaggiato notevolmente. Un altro fatto che lo ha avvantaggiato è stato essere entrato subito dalla porta principale a 25 anni, essendo stato il più giovane dei redattori del Tg 1che era considerato, al tempo, il telegiornale per eccellenza. Mentana non nega di aver avuto una “ spintarella”, quel che si dice “raccomandazione”, ma è cosciente di non aver fatto fare brutta figura a chi lo ha segnalato, oltre a non aver mai fatto politica all’interno dell’azienda Rai.

L’esperienza alla Rai lo ha fatto crescere molto e a 27 anni ha incominciato a fare il conduttore, avendo la parlantina scolta. Ai giorni d’oggi tutto è in ritardo, spostato verso un età più alta rispetto ad una volta, agli esordi dio Mentana, il mondo era diverso: ” se guardiano indietro, la generazione figlia di una guerra ha conosciuto la necessità di lottare, la generazione successiva, aveva il desiderio e la volontà di emanciparsi a diventare indipendente, cosa che sembrava più importante da fare, poi oggi invece, molti fattori anche positivi, tra i quali il benessere, per esempio, hanno fatto si che le generazioni fossero meno antagoniste rispetto alle precedente e la casa dei genitori restasse la casa dei familiari, dove abitare molto più a lungo del passato”. Il giovani di oggi a 27 anni non potranno essere già conduttori di un telegiornale importante, il problema, asserisce Mentana, sta nel fatto di poter raccontare una storia di successo sapendo che non è più riproducibile per i giovani di oggi, per chi ha le stesse ispirazioni e gli stessi sogni come li ha avuti lui.

Mentana ad un certo punto della sua carriera, ha sentito l’ispirazione e la necessità di una conduzione del telegiornale a braccio: la lettura del gobbo tende a trasmettere allo spettatore un impostura costante e rigida, le notizie vengono esposte in modo meno fragrante, il conduttore sembra che abbia lo stesso tono neutrale, un modo troppo impostato, invece il conduttore deve poter partecipare, ci deve essere un coinvolgimento alla notizia, un uso del linguaggio italiano che sia quello parlato. Il solo fatto di andare a braccio le notizie vengono spiegate più velocemente, nell’eventualità è possibile scombinare l’ordine delle notizie all’arrivo di una nuova, oppure integrarla con nuove informazioni giunte al momento. Per questi aspetti Mentana ha deciso di seguire questa strada.
Nella conduzione di un TG bisogna saper leggere, interpretare, raccontare, intervistare e gestire la diretta proextender cheap. Il fattore che potrebbe tradire nella gestione di un telegiornale a braccio è l’ansia, ma semplicemente imparando a gestirla e se si possiede una buona amicizia con se stessi e con il proprio lavoro, tutto viene spontaneo, scorre. Secondo il giornalista, quando si ha il foglio davanti è come se si avesse una sorta di ancora di salvezza, mentre a volte tutto quello di cui si necessita è presente nella nostra memoria. Nel raccontare una notizia, usando la propria memoria sai già che cosa devi dire ed è semplicissimo, bisogna solo essere sicuri di se stessi e diffidare delle limitazioni del nostro cervello che ci inducono a sbirciare il gobbo, oppure i fogli scritti con tutti i dialoghi.
Osservazione: piace di più condurre il TG oppure il talk show. Il talk show è divertente, però non si è del tutto padrone del metronomo che è il tempo di un programma. In un talk show devi fare il domatore, amministrare, un po’ anche il censore e un poco lo stimolatore, a quanto afferma Mentana. Il telegiornale e il talk show sono due cose differenti. Continua ad asserire che personale, piace praticare di più il telegiornale che è la sua passione. Definisce il telegiornale che è l’arte di raccontare tutti i giorni ciò che succede con l’apporto diretto con le persone.

I datori di lavoro di Mentana: Rai, Mediaset e per ultima La7. Esperienze differenti per motivi anche di età e per momenti diversi della vita. Nella Rai è entrato da praticante che è stato il primo gradino per diventare giornalista, mentre nell’azienda Mediaset ha avuto l’incarico di direttore e infine La7 è entrato per ricostruire il telegiornale che non era bene, quindi si può capire che ogni fase presso le differenti aziende ha compiti diversi. Dopo l’esperienza Rai , è stato chiamato a Mediaset all’età di 36 anni per far nascere il TG5 che lo ha visto al suo timone per 12 anni, orgoglioso di averlo creato e di averlo portato alla posizione attuale.

Un giornalista che non possiede la patente di guida; altro elemento curioso. A suo dire, l’unico modo per descrivere la realtà è osservarla ed è un piacere mentre si cammina far caso ad un negozio che cambia per esempio, oppure ad una nuova realizzazione di un edificio. Gli spostamenti con la macchina, magari in autostrada oppure in una corsia preferenziale, sono talmente frenetici, che e a volte non ci si accorge delle mutazioni. Per raccontare la realtà non si può non viverla e un modo per Mentana è quello di scegliere di non guidare.

Fare notizia secondo Enrico Mentana. Oggi ci sono mille modi di fare notizia, oggi c’è la libera informazione, libera circolazione delle notizie che non è il vociferare, bisogna far attenzione che poi diventa un luogo comune che permette a tutti di dire quello che si vuole senza la possibilità di far nulla. La libera informazione è il modo migliore per conservare i fatti come stanno.