Elezioni: opportunità o fraintendimento?

Da sabato 31 gennaio la nostra Repubblica italiana ha un nuovo Presidente: Sergio Mattarella. In questi giorni tutti i giornali ci hanno spiegato e fatto riscoprire la figura di questa persona che da anni ha segnato la storia del nostro paese, certamente nell’ultimo periodo per la sua discrezione e il suo impegno serio senza suoni di fanfare e titoli sui quotidiani. Tutti quanti in queste ore si sono avventati in sperticati elogi per il fatto che Mattarella è un uomo dal passato e dal presente onesto e dal fatto che “ha avuto la schiena dritta” in molti passaggi della sua vita di uomo e di politico.

Avere una persona come Sergio Mattarella a capo del Paese può far svegliare in tutto il resto della nazione la coscienza ad essere un pò più capaci di sentirci cittadini.

Siamo felici di questo: siamo contenti che nel panorama della politica ci sia qualche valida eccezione rispetto al marciume dilagante e questo non ci può dare che speranza, in un momento certamente buio per la vita civile del nostro Paese. Siamo felici perché avere una persona così a capo del Paese può fare svegliare in tutto il resto della nazione la coscienza ad essere un po’ più capaci di sentirci cittadini, di fare quanto è in nostro potere per fare sì che legalità, giustizia e senso civico non siano solo belle parole, ma valori che ritroviamo nuovamente incarnati a tutti i livelli della società.
Siamo felici perché esempi buoni e testimonianze di persone vere non sono cose che si vedono molto nel panorama della vita civile di questi tempi e non possono farci che bene. Ma se invece dovessimo cadere nell’illusione che basta eleggere un uomo onesto al Quirinale per risolvere i problemi della legalità e della giustizia nel nostro paese allora saremmo caduti nell’ennesimo fraintendimento.

Proviamo a calcolare quante volte nel nostro Paese e anche da altre parti ci siamo illusi che “un uomo solo al comando” da solo potesse cambiare le cose (pensiamo solo alla parabola discendente di Obama, che fino a pochi anni fa era considerato un profeta che ci avrebbe condotti alla terra promessa e ora invece…). Grandi speranze… e poi ancor più grandi disillusioni, non tanto perché questi uomini non siano pieni di talenti e di capacità, ma perché la storia insegna che una persona da sola non può fare nulla se non c’è un movimento di cambiamento che nasce dal cuore e dalla volontà di molti.

Nascondere le nostre (ir)responsabilità quotidiane dietro la storia di una persona che “ha avuto la schiena dritta” sarebbe davvero un’occasione mancata e un grande errore. Se così faremo ci risveglieremo presto da questo stordimento collettivo con un pugno di mosche in mano. L’elezione di Mattarella deve farci capire che tutti noi dobbiamo essere uomini “dalla schiena diritta”, che tutti noi contribuiamo con il nostro piccolo apporto, nel nostro semplice ambiente di vita a migliorare la nostra comunità civile. Se avremo imparato questo allora il 31 gennaio 2015 potrà essere davvero ricordato come un giorno di svolta per la nostra (povera) Patria. In particolare la sua figura di cattolico impegnato nel sociale può fare riscoprire a noi cristiani un po’ fermi in sacrestia la bellezza e l’importanza della Dottrina Sociale della Chiesa, che ci chiede di non essere uomini “fuori dal mondo”, ma persone che cercano di rileggere e di fare la storia impregnandola dei valori buoni del vangelo, al servizio del bene comune. Se questo avverrà, anche il nostro cattolicesimo italiano ne trarrà beneficio certamente. Altrimenti, se questa conversione personale non avverrà, potremo solo cantare con Battiato che nel 1992 così recitava in una canzone intitolata proprio “Povera patria”: “Si, che cambierà, lo so che cambierà… se avremo ancora un po’ da vivere, …la primavera intanto tarda ad arrivare”. Non possiamo pensare che la primavera del cambiamento ci piombi addosso per qualche concessione dal cielo o che ci debba essere sempre qualcun altro a fare e impegnarsi e noi possiamo limitarci a guardare come spettatori la partita che altri giocano. Soltanto se ci sarà il nostro apporto potremo vincere insieme questa sfida. Altrimenti i timidi fiori della primavera di una nuova speranza moriranno inesorabilmente nella gelata invernale dell’ennesima disillusione.