Elezioni in Moldavia: divisione Est – Ovest

Il 30 novembre 2014, nella Repubblica Moldova, sono state organizzate le elezioni nel Parlamento moldavo. Secondo i risultati preventivi, nel parlamento moldavo, accedono cinque partiti, di cui tre pro europei (Partito Liberale Democratico, Partito Democratico e Partito Liberale) e due pro-russi (Partito dei Socialisti e Partito dei Comunisti). Le proporzioni sono di circa 55 deputati pro Europa contro 46 pro Russia: la campagna elettorale è stata molto criticata dai partiti pro-russi. Un giorno prima della votazione, è stato escluso il partito pro-russo “PATRIA” di Renato Usatii, al quale i sondaggi davano circa 10% dei voti se fosse arrivato al giorno delle elezioni. Il motivo per quale è stata esclusa “PATRIA” è il fatto che le forze dell’ordine hanno scoperto finanziamenti pubblici per questa formazione politica, fatto inaccettabile dalla legge.

Un altro aspetto molto criticato è stato il fatto che in tutta la Russia, dove secondo i dati ufficiali lavorano circa 700.000 moldavi, sono stati aperti solo cinque seggi per la votazione. Di questi, solamente due a Mosca dove lavora la gran parte degli immigrati moldavi: un dato davvero basso, a confronto con la stessa Italia, dove sono stati creati venticinque seggi per la votazione e dove lavorano circa 200.000 cittadini moldavi. La differenza è di 140.000 persone per seggio in Russia contro 8.000 persone a seggio in Italia.

Le accuse alla Commissione Elettorale Centrale ed al Governo Moldavo si possono capire anche perché, secondo la legge moldava, all’interno di un seggio non possono votare più di 3.000 persone. Forse il governo pro europeo insediatosi a Chişinău ancora nel 2009 cerca in questo modo di salvare il vettore europeo per il paese, ma di sicuro queste elezioni hanno buttato benzina sulla “fiamma” dei filo russi. Probabilmente, se fossero state organizzate elezioni un pochino più democratiche, avremmo avuto nel parlamento una proporzione al rovescio fra pro-russi e pro europei. I politologi moldavi definiscono i risultati come uno schiaffo da parte dei cittadini ai partiti pro Europa: si può dire che “hanno vinto i filoeuropei, ma i filorussi non hanno perso”.

La Moldova è un paese che segue con grande attenzione ciò che avviene nell’ultimo anno in Ucraina, perché nel 1992 è passata attraverso la stessa situazione quando scoppiò la guerra con la regione secessionista della Transnistria, sostenuta allora dalla Russia, con la differenza che non aveva il supporto dei paesi europei e degli Stati Uniti che ha l’Ucraina oggi. I ricordi del 1992 sono ancora abbastanza freschi nella memoria dei moldavi e, oggi, molti nella Repubblica Moldova hanno paura che il conflitto in Ucraina si estenda anche da loro, dove ad oggi i contrasti con la Transnistria sono ancora lontani dall’essere risolti. La Russia, invece, continua a monitorare ciò che avviene nelle repubbliche ex sovietiche, perché le considera territori di suo interesse strategico. All’orso non piace quando qualcuno cerca di accedere al suo territorio.

Nella foto: Ilie Zabica, autore dell’articolo (credits foto: Luca Tedeschi)