Editoriale. Una società outlet

Il mondo sembra camminare, per molti aspetti, in direzioni opposte: niente di male ad avere alcune contraddizioni, rendono l’atmosfera frizzante e ci offrono la garanzia che  la libertà di pensiero vive. Tuttavia qualche domanda e qualche perplessità sembrano inevitabili se si affrontano certi temi.

Come mai le automobili sono sempre più grandi e pesanti (vedi SUV) se dobbiamo risparmiare energia? Come mai cresce la quantità di telefoni cellulari se il potere d’acquisto cala a precipizio? Come mai in Veneto ci sono quasi 300.000 lavoratori extra comunitari ma un giovane italiano su tre è senza lavoro?

Potremmo darci un sacco di risposte tra se, ma e pure qualche distinguo, tuttavia resta che alcune contraddizioni sul mercato e i suoi bisogni non sembrano indicare soluzioni. Il marketing della crescita continua e obbligata, caratteristico della seconda meta ‘900 sembra decisamente arrivato a fondo corsa se, con celata tristezza, anche i più agiati passano da un outlet ad un altro per fare acquisti, consapevoli degli eccessi del mercato sempre più veloce nel sostituire modelli su modelli ad ogni stagione perchè la produzione non può calare e le vendite devono crescere. Lo sconto sullo sconto dello sconto sembra l’unico movente che spinge all’acquisto, anche rinunciando all’ultimo modello, alla perfezione. Proviamo a riassumere: l’importante è possedere un numero di cose caduche da sostituire con periodicità sempre più elevata, così le aziende lavorano e producono ricchezza, occupazione e la gente soddisfa il mito del possesso. Si cambia freneticamente l’auto, la casa, il telefono, l’orologio..magari anche la moglie/marito, ma siamo sicuri che questa è la strada della felicità oppure è quella che ci hanno is propecia an effective drug insegnato, quella che comunque ha creato benessere per il mondo occidentale?Tutto a posto, forse nessuno ha mai vissuto con tanti accessori come il cittadino di fine secolo, ma il modello è ancora attuale o forse serve un passo successivo importante? Il sociologo Gianpaolo Fabris la chiamò la “Società del postconsumo” già alcuni anni fa, prima di farci provare la sua mancanza. Stiamo aspettando il nuovo modello, quello del Capitalismo evoluto o del Capitalismo alla fase successiva, quella che contrae i consumi per eccesso di possesso e per mancanza di sostanza nel poter possedere. O forse un consumo più intelligente, ragionato, che ci faccia vivere in armonia con l’ambiente e con le altre persone. Per intanto registriamo che la gente, almeno in Italia, sopraffatta dalle notizie negative e dal futuro incerto sembra sull’orlo di una crisi di nervi. Se ti attardi al verde del semaforo, il “vaffanculo” è solo l’inizio di una valutazione sul tuo modo pessimo di vivere al mondo, sulle tue (e quelle di tua mamma) qualità morali indecenti e sull’appartenenza al tifo della squadra di calcio sbagliata.. 

Poi di corsa a vedere in che modo si può risparmiare nell’acquisto dell’ennesimo gadget tecnologico di penultima generazione e quindi già in svendita, al pari del capo d’abbigliamento rigorosamente firmato e della collezione precedente. Evviva il benessere!

Eppure la primavera ci sta regalando l’ennesima rinascita della natura, la speranza che il mondo esiste malgrado noi e i nostri beni superflui.. basta uscire dall’Outlet del Centro Commerciale e annusare l’aria, guardare il cielo e dare il giusto valore a quel che vale veramente.