Editoriale. Paura di volare di Fabio de Visentini

in foto Giulio Andreotti uno dei maggiori esponenti politici della storia d’ Italia.

Era il titolo di un best seller anni ’70, un manifesto, soprattutto per le ragazze, in un momento in cui c’era un fermento nascente che ti spingeva ad osare, prendere in mano il tuo destino, ribaltare il mondo stantio e decadente che in nessun modo lanciava segnali di voler auto evolversi. Chissà se molte cose sono veramente cambiate.. ma probabilmente si. Quel che sembra certo e’ che la paura di volare, con periodicità, ripropone se stessa, attanagliando tanti giovani in un immobilismo cosmico, forse troppo confortevole. E così senti dire che il mondo e’ cattivo, che non c’è spazio per lavorare o emergere, per farsi una vita indipendente. Che negli anni ’80 la vita era facile e quella generazione ha bruciato tutte le risorse lasciando i resti di un banchetto consumato in una corrotta decadenza. Che si trovava lavoro, che c’erano più soldi.

Non era esattamente così, anche nell’altro secolo i problemi non mancavano, ma mancavano sempre i soldi, almeno per i molti, insomma il panorama non era molto diverso: è sufficiente ascoltare un TG di allora, saltare a piè pari la paura del terrorismo, ridere dei basettoni e degli occhialoni del conduttore e vedere che sembra girato ieri..

Attenzione a fare paragoni sui tempi e rimpiangere il passato, perchè così si nutre un gigantesco alibi: se volessimo stare al gioco potremmo rimpiangere una Trieste di cent’anni fa, fiorente capitale economica e culturale di Centroeuropa, che i suoi cittadini hanno deciso di modificare.

Sono le persone, con ideali e passioni, che decidono il proprio destino e non gli “altri”. Oggi, a sentire ogni discorso al bar o dal fruttivendolo, sono i Politici la colpa della crisi, ma nessuno ha voglia di ricordare che quei Politici sono stati eletti dagli stessi cittadini, non da “altri”. Quando si decide di non confermarli e di eleggerne altri, vediamo che la storia non cambia.. quindi un giorno dovremo assumerci la responsabilità di dirci che abbiamo determinato noi questo stile di vita, di comportamento politico che poi non accettiamo.

Sono i giovani che devono costruire il loro futuro, non “altri”. 

Oggi ci sono possibilità illimitate con la diffusione della Conoscenza  nel mondo libero, indipendente, avventuroso e innovatore. In teoria. In realtà succede molto poco se raramente si assiste ad un cambiamento comportamentale: troppo spesso le ambizioni di un giovane sono legate alla reiterazione di visioni già viste e probabilmente non ripetibili in contesti generazionalmente diversi.

Avere come obiettivo una lavoro sicuro, poco impegnativo, con scarse responsabilità e discretamente remunerato e’ un obiettivo inutile, perché non c’è e forse non c’era, se non in anni in cui lo Stato dava occupazione perché mancava impresa e gli americani sostenevano la ricostruzione dell’Italia del dopoguerra. Ancora oggi paghiamo quel prezzo con una sorta di servilismo. Pensare di avere successo e finire in TV acclamato da tutti è un obiettivo inutile perché il monitor, per quanto grande, non contiene un milione di fenomeni a cui chiedere l’autografo. Pensare di avere una famiglia che duri per sempre, con bambini, divano, SUV in strada è facilmente un pensiero piccolo borghese di quarant’anni fa, altrettanto facilmente disfatosi dopo pochi anni di noia, dopo opportunità affettive raccolte da lui o da lei come nei telefilm americani!

Servono nuovi modelli e soprattutto nuove aspirazioni che non ricalchino vecchie storie di cui abbiamo già visto la consunzione. Ancor di più servono nuovi sogni di nuovi comportamenti che restituiscano gioia di vivere, entusiasmo e tante tante passioni da condividere!