Editoriale: “L’auspicata fine della contrapposizione”.

foto: Trieste, vista del Molo Audace.. un gruppo di giovani preferisce  il “silenzio”..

Ancora non sappiamo se la causa sia la civiltà occidentale decadente, l’inondazione di reality in TV o la cultura rabberciata diffusa, tuttavia nel mondo in cui tutti sembrano sapere tutto, gli stessi tutti si premurano di farlo sapere a gran voce.

“Soprattutto inveendo su chi è così scemo da non pensare allo stesso modo..”

Quindi Maria De Filippi, degna sponda di programmi televisivi USA, che definire idioti è già un regalo, ci insegna, e soprattutto insegna ai nostri figli, che la dignità non è più un valore, che i “ca.. propri” vanno messi in piazza e che anziché provare a ragionare per comunicare con gli altri è molto meglio alzare la voce e insultare direttamente. Fa audience.. Povera Maria, forse non è colpa sua, perchè a qualsiasi dibattito televisivo recente, in realtà, assistiamo alla sepoltura del rispetto in favore dell’arroganza di chi intende prevaricare.

Forse l’apripista fu l’On. Vito, parlamentare poi inquisito, che aprì le porte dell’insulto pubblico in TV ai tempi di Rutelli e Prodi, quando mostrò per la prima volta in diretta TV agli italiani il nuovo decalogo del dibattito politico, fatto di risa, insulti, scherni, interruzioni, boccacce degne da curva sud. Quindi non più proposta politica ma distruzione della concorrenza. A distanza di anni scopriamo che il neocomportamento è diventato un costume, tanto che se ci dovesse succedere di pestare il piede a qualcuno inavvertitamente, potremmo subire oltre al grido di dolore giustificato, anche la spiegazione puntuale del perchè siamo così idioti e non abbiamo capito nulla sulla vita. E magari un cazzotto.

Usciamo dallo sfogo che fa tanto “nonna che si lamenta dei tempi che cambiano”, cercando di condividere un pensiero di sviluppo che, in quanto tale, dev’essere condiviso dai più per rendersi attuabile. Il dibattito aiuta a crescere, si diceva, ma la rissa nasconde lo stesso pregio?

Gli italiani oggi sono divisi su tutto: dalla scelta del centravanti della Nazionale alle opzioni di politica economica, sembra impossibile trovare una quadra che metta d’accordo almeno un gruppo di persone, affinchè si possa produrre una strategia e delle azioni conseguenti. È come se continuamente tutti noi dovessimo rispondere a dei quiz con casellina sì/no da barrare, senza il tempo, la volontà e la capacità di approfondire e senza la possibilità di dire “non so”. Tav si o no, guerra si o no, nucleare si o no, ma anche area pedonale del centro, cellule staminali, luce sul pianerottolo del condominio e qualsiasi cosa sia d’interesse perchè media e internet ce le fanno sfilare sotto gli occhi: assolutamente sì e assolutamente no! Che orrore.. “Per carità, ridateci la possibilità di capire o non capire, quella di farci un’opinione quando e come decideremo, di stabilire le priorità in funzione della nostra visione della vita!

Disinvestire sulla cultura in senso lato è un errore macroscopico di chi ne persegue la politica oppure una strategia predefinita e mirante a generare un popolo bue, in grado di essere guidato a comando sulle scelte da fare: oggi c’è crisi, disoccupazione giovanile? No, il calcio va in prima pagina accanto all’ennesimo pettegolezzo di politici obsoleti o a qualche baruffa chiozzotta di gente comune, prossima candidata ai reality.

Torniamo alla cultura, che all’occhio di chi tiene il borsino pubblico non produce ricchezza nell’immediato: chi si assume l’onere di dar seguito, di insegnare, di approfondire, di inventare? Forse ancora Maria De Filippi o il Grande Fratello? Presumibilmente no e se la scuola vive una crisi profonda così come la famiglia, le nostre colonne culturali restano TV e Internet, le rivoluzioni comunicative dell’ultimo mezzo secolo.. Basterà? Forse anche sì ma..a un popolo di calciatori onniscienti, non all’occidente che vede il futuro e la civiltà scorrere verso l’Asia..

Probabilmente è ora di rimettere la testa sulle spalle e riattivare le sinapsi cerebrali e smettere di delegare il futuro a politici focalizzati su sé stessi, alla cultura Bignami travestita da info on line, a pensionati benpensanti perchè già garantiti, a seguaci dello share televisvo.. è ora di costruire e non di demolire.