Aldo Masella ci parla del teatro italiano

Aldo Masella, regista, giornalista, direttore della Scuola di Teatro e di Danza del Teatro Carcano di Milano, già titolare della cattedra di Arte Scenica e Letteratura Poetica e Drammatica al Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Milano (Sez.Como), Targa d’Onore alla Carriera della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha messo in scena spettacoli in alcuni tra i più importanti teatri italiani ed esteri ed è stato regista stabile del Teatro S.Carlo di Napoli e dell’Arena di Verona . Opinionista della rivista Tuttodanza è autore di diciotto libri tra i quali una pregevole Storia della Danza giunta alla 4° edizione.

D) Qual è il suo pensiero su questo momento veramente critico che investe il teatro insieme a tanti altri aspetti della nostra cultura?

R) Sviluppare un discorso critico sullo stato dello spettacolo in Italia è impresa complessa poiché le diverse realtà in cui si articola, in esse incluse la Tv. e la Cinematografia, attingono a premesse storiche, sociali e politiche diverse, che meriterebbero degli studi più esaustivi in particolare per quanto concerne le partecipazioni regionali cui è affidato il compito di incentivarne la vivacità.

D) Gli operatori lamentano una situazione di disagio che paralizza le iniziative creando vere e proprie difficoltà nell’ambito della produzione.

R) Non c’è dubbio che un chiarimento appaia più che necessario. Le regole alle quali è obbligato ad attenersi qualsiasi operatore, sono rappresentate da onerosi impegni resi ancora più ardui da complessi meccanismi burocratici continuamente cambiati, estesi e in più di un’occasione con effetti retroattivi. Il privato che intende investire nella cultura non è per niente incoraggiato. Si può dire,anzi, che il suo tentativo di mecenatismo viene registrato a futura memoria fiscale.

D) Il rimedio?

R) Ridurre il più possibile i soffocanti iter burocratici che obbligano a dispendiose pratiche, accorpare quel complesso di competenze ripartite tra i vari ministeri in un unico organismo che abbia nel suo programma la tutela, la promozione ed il sostegno delle attività di spettacolo in Italia e di quei gruppi che operano anche all’estero. Cito uno studio di un’esperta di economia della cultura, Paola Dubini, la quale afferma che “ il ricorso al contributo statale diventa obbligatorio proprio in presenza dei crescenti oneri di produzione “. La mancanza di provvedimenti, porta fatalmente all’aumento del costo del biglietto, provocando il progressivo allontanamento di quelle istituzionali fasce di fruizione sulle quali ha sempre contato il teatro.

D) In che misura lo Stato partecipa ai bisogni di questo settore?

R) Con dei contributi ogni anno sempre più esigui la cui maggior parte , e cioè il 48% circa viene assorbito dagli enti lirici. Segue l’attività di prosa, quella musicale/concertistica, l’attività di danza cui viene riservato solo il 2%, il Circo, l’Osservatorio dello Spettacolo ecc. Voglio però sottolineare che gli spettacoli di danza, hanno incrementato il numero di rappresentazioni nonostante la pressione fiscale articolata in sempre più numerose voci. Non è difficile che gli operatori si rivolgano a più semplici soluzioni mettendo in serio pericolo il futuro delle compagnie.

D) La recente campagna che ha visto scendere in lizza eminenti personalità in ogni campo a favore della Cultura, ha aperto delle strade?

R) No! L’immenso patrimonio culturale ed artistico del paese ed il turismo, potrebbero costituire una delle voci predominanti della nostra economia, ma la mancanza di risorse obbliga i responsabili a lasciare nei sotterranei dei nostri musei, le cui precarie condizioni uguagliano quelle degli storici luoghi d’arte, intere collezioni di grandi opere.

D) Quali sono le ripercussioni sul lavoro giovanile?

R) Enormi difficoltà nel trovare contratti. Fatta eccezione per alcuni privilegiati enti teatrali che riescono a ricevere sostegni da ogni parte, la maggioranza delle strutture è condannata ad una vita effimera. Gli operatori sono costretti a produrre lavori con pochissimi interpreti e soprattutto con attori di ragguardevole età, non ricevendo alcun tipo di incentivazioni che consenta loro di far spazio ai giovani.

D) Come ha reagito l’intero comparto costituito da un numero indefinito di aziende grandi e piccole la cui sopravvivenza è strettamente connessa con quella dello spettacolo?

R) Manca un’analisi approfondita. Di certo si può dire che Scuole, Scenografie, Attrezzerie, Sartorie, Calzaturieri, Bijotterie, ecc. non vivono un momento felice.
Le ripercussioni sulle scuole di teatro, di musica, di danza sono state enormi. Considerate delle imprese a tutti gli effetti, sono state fatte oggetto di insostenibili pressioni fiscali, tali, da decimare il numero dei docenti delle discipline artistiche e dei lavoratori che operano nel campo della manutenzione e della pulizia.

D) A cosa andiamo incontro?

R) Mi permetta di correggere la sua domanda. Stiamo vivendo già una recessione di cui non si ricorda l’uguale. E’ noto che chi si occupa di spettacolo vanta notevoli risorse, ma, mi auguro, non si manifestino dedicandosi alla politica: un teatro che non conosce crisi.

fonte fotografia di copertina www.centrostudicarcano.it‏