Design, cent’anni di eccellenze, dal Bauhaus alla Apple

Parlare di design oggi vuol dire sia volgere uno sguardo al passato che confrontarsi con l’innovazione tecnologica e la sperimentazione.

La velocità con cui si manifestano nuovi trend, i cambiamenti nelle abitudini e la scoperta continua di nuove tecnologie che entrano nelle nostre vite hanno fatto sì che anche il design evolvesse alla stessa velocità per stare al passo delle nuove esigenze generate dai fenomeni attuali tecnologici. Nell’era di produzione di massa, di internet e delle comunicazioni veloci, non si sentono più le barriere nel reperimento e nella distribuzione di prodotti. Se un tempo ogni paese produceva forme riconoscibili e caratteristiche della propria cultura, oggi, superati i confini attraverso il web, anche il gusto diventa globale e il design internazionale. Superate le barriere fisiche il termine design amplia anche i propri confini. Non identifica più solo quella sfera di competenza relativa alla creazione di oggetti che hanno una forma che va al di là della loro funzione ricercando il bello. Ma va inteso come un’attività di progettazione alla base della costruzione e realizzazione non solo di prodotti materiali, ma anche concettuali. Le numerose forme di design spaziano dal più tradizionale design industriale, al design architettonico d’interni, il web design, lo yacht design, il graphic design, il fashion design, fino ad arrivare alle forme più innovative di interaction design, lighting design, food design, service design, marketing design, e tante altre declinazioni. Oggi il design è quindi una pratica che raccoglie discipline e metodi diversi nel quale si fondono arte e scienza, creatività e tecnica, in modo vitale per produrre nuovi prodotti o servizi tecnologici.

Tra i designers di spicco che attualmente rappresentano l’interdisciplinarità del design, viene subito in mente Jonathan Ive, che con Steve Jobs avrebbe innescato tra le più straordinarie collaborazioni. Come si legge nella biografia di Steve Jobs scritta da Walter Isaacson, nella descrizione dello studio del designer si legge di come in quel tempio della progettazione si custodiscano e proteggano tra le più straordinarie realizzazioni Apple. Oggetti di altissimo livello tecnologico e formale. L’esterno dell’ufficio è sorvegliato e l’interno dello spazio è protetto dai più tecnologici sistemi di sicurezza. È insonorizzato da strati di isolanti acustici. Lì si custodiscono i prototipi, i modelli, gli schizzi, i progetti, le conversazioni e momenti creativi che accaddero in quel luogo accessibile solo al designer e pochi stretti collaboratori. Qui Steve Jobs usava passare i suoi pomeriggi con Jonathan Ive dove toccavano con mano l’evoluzione di ciascuna realizzazione: dal computer e dispositivo Apple più complesso, allo studio del packaging con il suo “rito di spacchettamento”. Nella stessa biografia Jobs dice: <Lui è quello con più potere esecutivo in tutta la Apple, dopo di me>.
Andando alle origini del design intorno agli inizi del XX secolo, le crescenti richieste del rapido processo di industrializzazione, prima in Inghilterra, poi in Germania, richiedevano studi innovativi specifici per ottimizzare e razionalizzare costi e processi. Presto il tema centrale divenne il come diverse discipline potessero fondersi in un’unica attività in cui estetica, progettualità, tecnica ed artigianalità dovevano convergere in una ricerca progettuale. Le scuole di artigianato artistico già a fine ottocento iniziavano progressivamente

a trasformarsi con l’aggiunta di laboratori; così iniziava il dialogo tra industria, artigianato e artisti di avanguardia in qualità di docenti. Mentre in Inghilterra il movimento “Arts and Crafts” rifiutava la produzione meccanica, con la sua impronta decisamente ottocentesca, la Germania al contrario aveva abbracciato il nuovo modo di produrre in modo incondizionato, dove nel 1907 venne fondato il <Deutscher Werkbund>, l’istituzione culturale più importante e prestigiosa che raggiunse eccellenti risultati nel dialogo tra le questioni artistiche e quelle dell’industria. Cent’anni fa, nel 1916, si stava formando in modo sempre più concreto l’esigenza e la volontà di fondare quella scuola che avrebbe raccolto architetti, artisti, grafici, tecnici ed artigiani per porre le condizioni di collaborazione per la costituzione delle basi del design moderno. Era quindi giunto il momento di riunire in uniche istituzioni, in modo sperimentale, figure di spicco dalle accademie d’arte, dalle scuole di artigianato artistico e dalle istituzioni tecniche. Molti artisti e sopratutto architetti condivisero e fecero proprie tali idee. <Non ci sono confini tra arti applicate, scultura e pittura dal momento che tutto si fonde in un’unica, inscindibile attività: costruire> B. Taut. Così nel 1919 Walter Gropius fondò a Weimar, il Bauhaus, diventato il simbolo universalmente noto del design, che a cent’anni quasi dalla sua fondazione continua ad essere un riferimento sempre presente ancora oggi. In un manifesto del Bauhaus, Gropius pose e chiarì diffondendo in tutta la Germania le idee della nuova scuola. Parlava del lavoro sinergico di artisti ed artigiani volto ad erigere insieme <la casa del futuro>. Una vastissima produzione di arti grafiche, oggetti di design, dalle sedie alle lampade divenute icone del design, si accostavano la produzione di opere d’arte grafica, pittorica ed architettonica. I vari campi di sperimentazione diedero vita a produzioni pionieristiche di eccezionale avanguardia. In questa realtà operarono i maestri del Bauhaus, personaggi di spicco quali Walter Gropius, Moholy-Nagy, Marcel Breuer, Kandinsky, Paul Klee e l’ultimo direttore Mies Van der Rohe. Mies, uno degli architetti maestri del Movimento Moderno, dopo aver ispirato generazioni di architetti e designers, continua ancora oggi ad essere tra i più interessanti architetti del XX secolo per il suo approccio essenziale al progetto. Nella sua ricchissima produzione proget- tuale rimarca, nei suoi edifici come nei suoi celebri oggetti di design, come la ricerca di chiarezza e di sviluppi tecnici e scientifici diventino l’espressione del proprio tempo. Al centro del suo lavoro c’è il rifiuto ricorrente di ogni forma che non fosse retta dalla struttura; è noto per la sua celebre frase <Less is More>.

In questo eccezionale contesto si andava a costituire in modo irreversibile l’importanza del ruolo del design nel mondo moderno e contemporaneo.

Autore OLIVER FABI