Delusione ”inglese” per il 60° di Trieste

Domenica a Trieste in piazza dell’Unità d’Italia si è tenuta la celebrazione del sessantesimo anniversario del ritorno della città all’Italia. Celebrazioni in piazza Unità d’Italia, grandi recensioni, articoli di tutto rispetto sul quotidiano locale, ed infine grandi sbandieramenti finali. Trieste è di nuovo italiana, finalmente un nuovo bagno di folla festante, dopo nove anni di occupazione angloamericana. Lasciamo per un attimo il lavoro della Storia agli storici. Oggi vogliamo solo parlarvi di una sedimentazione culturale che non lascia scampo alla buona informazione, all’interesse dettagliato. Perché diciamo questo?  Per il semplice fatto che a Trieste quando di parla del Governo Militare Alleato si pensa solo alla bandiera a stelle e strisce. Le “mule” triestine emigrate negli Stati Uniti – grazie anche ad un bel documentario di Chiara Barbo di qualche anno fa – e poi i fatti del Novembre 1953, gli americani belli come il sole, pronti a tutto, sempre in difesa, simpatici. Gli Alleati erano in due a Trieste. E già c’erano anche gli inglesi. A marzo di quest’anno ho avuto la possibilità di seguire il raduno annuale della British Element Trieste Force. Ho incontrato molti veterani che avevano svolto il servizio militare proprio in cima all’Adriatico. Ebbene, quest’anno ho voluto risentirli proprio a margine del 26 ottobre. C’è un po’ di insoddisfazione generale negli ambienti della Betfor. Larry Southgate esprime tutto il suo disappunto in una nota all’interno del forum della Betfor. “Sembra che siamo stati cancellati dalla storia del Governo Militare Alleato”. Ed ancora “Penso che manderò una nota di protesta al sindaco Roberto chiedendo cosa vuol dire tutto questo”.

Larry al momento sta raccogliendo adesioni per sensibilizzare la vicenda. Tuttavia non si può dar loro torto. Gli inglesi vengono spesso dimenticati, se non fosse per qualche lavoro isolato di qualche storico come il giovane Lorenzo Ielen, il quale ha raccolto molte testimonianze e consultato documenti in archivio a Kew Gardens proprio sul Governo Militare Alleato di sponda inglese. All’interno del panorama degli storici c’è qualcosa che non torna. Pesantemente antibritannici, gli italiani a Trieste e a Roma furono indotti a scegliere. I fatti del ’53, un probabile malcostume derivante da fascismi mai sopiti nella popolazione triestina, ed un modo tutto anglosassone di intendere la riservatezza, assieme ad una probabile e chiara definizione di chi doveva essere il nemico principale di una politica italiana volta all’utilizzo della propaganda, ( il comunismo sembra c’entrasse poco in tutto questo ), furono i pilastri culturali sui quali venne costruita l’immagine dell’inglese come scorbutico, troppo ligio al dovere, e responsabile si, delle rivolte di piazza.  Gli storici fanno il loro lavoro e guardano alla storia in maniera dettagliata. Le amministrazioni hanno il dovere di rappresentare tutti. Anche se i discorsi non vengono scritti dal sindaco in persona. Va bene, di questo nessuno si meraviglia più. Vorremmo solo riportare la delusione di alcuni ragazzi inglesi che in fondo vissero uno dei periodi più belli della loro vita proprio a Trieste e che a giugno sono stati accolti in consiglio comunale grazie soprattutto all’intervento di Elisabetta Benedetti, collaboratore dell’Università giuliana.