Debora Serracchiani: L’Italia e l’Europa al tempo di Renzi

Debora Serracchiani è la Governatrice del Friuli Venezia Giulia e da un po’ di tempo numero due del Pd. Di stretta osservanza Genziana, è diventata famosa dopo la sfuriata fatta nei confronti della dirigenza del suo partito durante l’assemblea dei circoli del 21 marzo 2009. L’abbiamo incontrata e abbiamo parliamo di crisi, di lavoro, di politica. Con una speranza per il futuro.

Il percorso di riforme intrapreso rappresenta anche indicazioni europee, oltre che una forma di dignità nazionale per il superamento della crisi. Quanto spazio di manovra ha questo governo per portare a termine questo cambiamento assolutamente necessario?
Le riforme del Governo sono necessarie al nostro Paese a prescindere dalle richieste dell’Europa. Sono passi necessari per ridare all’Italia solidità economica e un sistema produttivo in grado di intercettare la ripresa. Le riforme contribuiscono a consolidare quella credibilità internazionale che ci ha consentito, nel semestre di presidenza dell’Unione, di modificare la linea di pura austerità della Commissione.

Il Partito Democratico potrebbe essere la più grande forza politica riformista del paese, eppure, ogni tanto i meccanismi interni non sembrano rispondere alle buone intenzioni. È solo ed esclusivamente un fatto di apertura verso le critiche oppure i cosiddetti ribelli potrebbero causare una spaccatura?

Il Partito Democratico contiene già nel suo nome elementi quali il confronto, il dibattito e anche il dissenso, sale della democrazia. La differenza con il passato è che, mentre si cerca la sintesi, non si abdica alla responsabilità di decidere. Governare, in fondo, è questo.

La svolta del Pd con Matteo Renzi è innegabile. È tuttavia vero che state governando con larghe intese. Sareste capaci di governare da soli nel caso i vostri alleati decidano di correre da soli?

“Larghe intese” non mi sembra un’espressione adeguata, visto che c’è una robusta opposizione. Le elezioni europee hanno certificato la capacità attrattiva del Pd e la sua potenzialità di puntare alla vittoria elettorale rispettando la vocazione maggioritaria delle origini. La stessa struttura della nuova legge elettorale con il premio di maggioranza alla lista va in questa direzione. La sfida che abbiamo colto è quella di costruire un partito aperto e inclusivo in grado di rappresentare non fasce limitate di popolazione, magari classi, ma la società tutta con i suoi interessi complessi.

Questione immigrazione: sappiamo che la maggior parte delle persone che arrivano in Italia come profughi attraverso Lampedusa non rimane nel nostro paese. È innegabile che ci sia un problema, dallo sfruttamento (come nel caso di Roma Capitale) fino alle tensioni sociali. Come si argina il fenomeno della strumentalizzazione e cosa sta facendo il Governo in materia?

Con un apparente ossimoro possiamo dire che il fenomeno migratorio è un emergenza di medio/lungo periodo. Nel Sud del mondo instabilità politica, povertà e sviluppo demografico rendono evidente che l’immigrazione non è questione che si esaurirà nelle prossime settimane. Dobbiamo quindi essere in grado di strutturare un sistema coordinato di accoglienza diffusa che eviti l’insorgere di ingiustificate paure e di basse strumentalizzazioni politiche.In Friuli Venezia Giulia, dove si concentra la maggior parte degli arrivi via terra attraverso il confine orientale, lo stiamo già sperimentando. Non è facile perché è un approccio nuovo, ma l’esperimento pare funzionare.

Siamo tra le dieci economie più importanti al mondo eppure continuiamo a fare fatica. È vero che i dati sembrano confermare un’inversione di tendenza, c’è tuttavia ancora molto da fare. Entro quale data questo governo pensa di essere in grado di uscire dalla crisi?

I dati economici da alcune settimane danno segnali incoraggianti. L’occupazione ritrova il segno più, il quantitative easing e il nuovo cambio con il dollaro facilitano le esportazioni, la fiducia in consumatori e imprese sale come non avveniva da diversi anni. I 500 punti di spread in meno rispetto a un anno e mezzo fa ci consentono notevoli risparmi in termini di interessi sul debito. Le politiche del governo partendo da questi fatti puntano a dare corpo alla ripresa e i primi risultati già si intravedono, anche sul fronte del lavoro.

Come si concretizzeranno le riunioni avute nel mese di dicembre con gli ambasciatori di Svezia, Danimarca e Finlandia in merito alla progettualità sulle infrastrutture dei trasporti di un possibile asse Baltico–Adriatico?

L’asse Adriatico–Baltico è un cardine della politica Ue per le infrastrutture e
una priorità per l’Italia e il Friuli Venezia Giulia. Se a livello nazionale la riforma dei porti sta vedendo la luce con una riforma profonda dei meccanismi che regolano queste infrastrutture, a livello regionale la collaborazione avviata con il commissario dell’Apt D’Agostino è feconda. Il Porto di Trieste ha prospettive di sviluppo notevoli sia per le sue caratteristiche naturali che per la posizione politica e un nodo essenziale della rete delle Ten-T. Sono convinta che la sinergia fra enti locali, Governo e Autorità Portuale porterà nei prossimi anni uno sviluppo dei traffici notevole se saremo in grado di strutturare infrastrutture retro-portuali e logistiche all’altezza della sfida.

Ad Alessandro Trocino sul Corriere della Sera rispondeva, in merito al caso Campania, che su alcune regole delle primarie va fatta un po’ di chiarezza. Tradotto?

Il Pd nazionale sta facendo un grande lavoro per strutturare l’albo degli elettori delle primarie, uno strumento formidabile per dare nuova linfa e forza all’attività di un partito che si deve misurare con nuovi modi di fare politica. All’interno di quel percorso di riforma del nostro modo di esistere e di funzionare bisogna individuare regole più precise per le primarie, anche per tutelare credibilità ed efficacia di uno strumento democratico molto importante. La strada di un partito più strutturato va in questa direzione.

In tanti Paesi europei non è più un problema mentre da noi sembra di sì. Perché facciamo così fatica a rendere legali i matrimoni gay? Una politica di sinistra dovrebbe porre il dibattito sui diritti civili in cima alla lista. Eppure i prefetti continuano ad annullare le nozze.

Purtroppo resistono ancora molti pregiudizi e molte paure su questo tema mentre io credo che sia una partita di civiltà da giocare. In Parlamento esiste una proposta di legge firmata da molti esponenti del Partito Democratico (ddl Cirinnà) che dobbiamo sostenere e approvare per dare al nostro Paese un livello europeo di tutela dei diritti. È una questione di civiltà da affrontare in sede legislativa, non nei tribunali o nelle prefetture.

C’è una cosa che la Presidente Serracchiani vorrebbe venisse realizzata nel suo paese e che ad oggi non c’è?
Un sistema di ammortizzatori sociali che consenta di dare ai lavoratori del nostro Paese quelle garanzie che nel tempo hanno perso, non tanto e non solo per le modifiche legislative ma soprattutto per le mutate condizioni economiche. Il “Jobs act” è una riforma importante perché è il primo passo in questo senso.