David Lynch: The Factory Photographs.

David Lynch, noto regista, pluripremiato per film quali Mulholland Drive e Blue Velvet, è un uomo che ha fatto dell’arte il suo mestiere.

Nasce in Montana, negli USA, nel 1946, e manifesta fin da subito la sua vocazione artistica.
Dopo aver terminato gli studi scolastici, si iscrive alla Pennsylvania Academy of Fine Arts, determinato ad affermarsi come pittore, ma ben presto decide di abbandonare temporaneamente la tela, deluso e insoddisfatto. Ciò che lo angoscia è il desiderio di vedere i suoi quadri prendere vita, o meglio di vederli in movimento.

Questo fascino per il movimento lo porta a sviluppare un amore infinito e mai più abbandonato per la regia.
Ma nel caso di Lynch non si può parlare semplicemente di regia. Bisogna, invece, sconfinare dai limiti della parola e tuffarsi, senza pensarci troppo, nell’inquadratura dalle caratteristiche oniriche, purtroppo spesso ermetiche. E lasciarsi trasportare dagli eventi.
Del resto, gli stessi critici che negli anni hanno cercato di trovare la chiave di lettura alla regia unica e particolare di Lynch, hanno poi in parte desistito, ribattezzandola “lynchiana”.

L’aggettivo “lynchiano”, di conseguenza, si estende anche a tutti gli altri progetti che Lynch affianca da sempre al cinema – di pittura espressionista, musica electro pop, design underground e scrittura letteraria – fra cui la fotografia.

La sua attività in questo campo non è tra le più celebrate, eppure le sue mostre negli Stati Uniti hanno riscosso un certo successo e, nel tempo, hanno trovato numerosi ammiratori.

Adesso finalmente David Lynch si presenta anche in Europa, per la prima volta, in qualità di fotografo.

La mostra David Lynch: The Factory Photographs, che si tiene dal 17 gennaio al 30 marzo alla Photographers Gallery a Londra, espone 90 fotografie in bianco e nero, scattate dal regista fra il 1980 e il 2000 in Inghilterra, Polonia, New York, New Jersey e Germania.
Ad eccezione di alcuni, gli scatti non sono mai stati esposti in precedenza ed è possibile ritrovarli nel catalogo, David Lynch: The Factory Photographs, in vendita presso il negozio della Photographers Gallery.

Le fotografie, il cui tema sono edifici industriali dismessi e obsoleti, raffigurano i resti di un mondo perduto, industrie una volta fieri emblemi del progresso, poi abbandonate dall’uomo e lentamente rivendicate dalla natura.

Gli scatti, proprio come accade nei film “lynchiani”, sono presi da diverse angolazioni; si passa quindi dal desolante paesaggio industriale al dettaglio di una parete sgretolata, dal fumo che si sprigiona da tetri camini alla luce che si insinua improvvisa attraverso finestre rotte, dai tubi incrostati ai macchinari obsoleti e ormai silenziosi.

Le fotografie presentano tutte le stesse misure (27.9 x 35.6 cm), sono satinate ed esposte in cornici di legno scuro. Questa regolarità nelle dimensioni e nel colore è stata voluta appositamente dall’artista, con l’obiettivo di rilassare la mente di colui che osserva.

E questo effetto rilassante si manifesta realmente, nonostante il percorso sia accompagnato da un’installazione sonora che riflette intenzionalmente gli effetti creati per Eraserhead ed Elephant Man, i due primi film horror di Lynch, in cui si distinguono sinistri rumori industriali.

Sarà perché Lynch è maestro assoluto nel trasformare scenari reali in immagini astratte, o sarà perché la tecnica del bianco e nero, scelta intenzionalmente a discapito del colore troppo reale, crea l’effetto onirico desiderato, ma ciò che è trasmesso all’osservatore è un gran senso di calma e silenzio.

E il paesaggio desolante diventa, al contrario, magico.

“I love industry. Pipes. I love fluid and smoke. I love man-made things. I like to see people hard at work, and I like to see sludge and man-made waste”.

David Lynch

thephotographersgallery.org.uk