David Bowie: il ricordo del “Principe Maurice”

Ci siamo fatti raccontare la figura artistica ed umana di David Bowie da chi lo ha conosciuto veramente e intimamente, Maurizio Agosti, in arte Principe Maurice. Attore, cantante, performer e regista di spettacoli teatrali, oltre ad essere diventato una delle figure di riferimento della cultura della città di Venezia, Maurice ha lavorato in tutto il mondo a fianco dei più grandi artisti e personaggi dello spettacolo. Ma quella con Bowie resta una delle esperienze e amicizie più improntanti, di quelle che segnano per sempre un’esistenza, sia professionalmente che umanamente.

David Robert Jones è sempre stato un visionario, eccentrico e sempre proteso al precorrere le mode e i tempi, sin da quando a Londra frequentava con assiduità i club temendo “di passare di fianco a una nuova moda che stava per arrivare. Non desideravo altro che locali”. Da dove nasce questo suo desiderio secondo te che lo conoscevi da molto vicino?

David era un creativo totale, curioso, spregiudicato (senza pregiudizi) e anticonformista. La notte e le sue creature, lo so bene io, rappresentano da sempre l’humus ideale per la ricerca e la sperimentazione di sé.

Bowie è sempre stato una personalità eclettica, alla continua ricerca di personaggi nuovi da indossare che potessero in qualche modo dargli la possibilità di esprimersi e allo stesso tempo mantenere ai massimi livelli l’attenzione del pubblico su di sé, ad esempio il suo alter ego Ziggy Stardust. Come fare a far convivere David persona e Ziggy personaggio?

Ziggy in quel momento non era un personaggio di David, era David! Bowie non ha mai recitato. Ha sempre interpretato se stesso in tutte le sue sfaccettature. Assolutamente coerente e sincero.

principe-mauriceDavid è trasformismo, eclettismo, libertà di espressione sessuale ai limiti della transessualità, una continua ricerca della propria identità personale. Tutto questo si riflette nei suoi album, nelle sue canzoni, nelle scenografie dei suoi tour. Quale “parte” di David senti maggiormente tua?

Il bello tra me e Bowie è che, essendo anch’io di quella pasta, le sento tutte. Non ho preferenze per l’apparenza poiché amo incondizionatamente l’essenza.

Bowie era alti e bassi, successi strepitosi e album estremamente discussi dalla critica. Durante la metà degli anni ’70 subisce un crollo, tra droga, il ritiro nel suo appartamento di Bel Air, delirante, e la conseguente rinascita con il suo nuovo personaggio, il Duca Bianco. Difficile stare al passo con i suoi continui cambi di rotta?

Difficile per chi non vuole semplicemente lasciarsi andare ai flussi esistenziali o creativi del genio. Non si può cristallizzare nel bene o nel male o in un “genere” un essere così libero, sensibile e speciale…

In continua lotta contro il tempo, il Dorian Gray del rock continua implacabile ad evolversi, ad apportare delle modifiche a se stesso, ai suoi personaggi e alla sua musica. In che modo a tuo parere questa continua battaglia ha condizionato sia la sua vita lavorativa che quella privata?

Non era una battaglia e non ho mai percepito condizionamenti. Per assurdo, David ha vissuto in armonia anche con le sue inquietudini…

Bowie una volta ha dichiarato di essere “soltanto la persona che la maggior parte crede che sia”. Come interpreti questa affermazione alla luce della tua conoscenza del Duca Bianco?

Pirandelliana. Chi sta bene con se stesso non ha problemi ad accettare la visione che gli altri hanno di lui.

Che cosa ti resterà per sempre impresso di David Bowie, che cosa ti porterai per sempre nel cuore in particolare del “dandy caduto sulla terra”?

La sua “grazia”, la sua spontaneità, la sua voce e l'”intensità”… oltre allo spessore umano ed artistico. Condividere, anche se per un periodo brevissimo, la quotidianità con lui è stato un dono straordinario. Mi manca…