Da Griffe si vende intelligenza creativa

«L’obiettivo di un concept store come Griffe» ha scritto recentemente la Confcommercio di Trieste «è quello di allestire un’esperienza di esplorazione e di scoperta da parte del cliente attraverso una pluralità di suggestioni, provenienti sia dalla varietà di prodotti esposti, sia all’architettura stessa dell’ambiente». Ecco il perché del tavolo da biliardo, in bella vista, in mezzo alla sala. Ecco il perché degli articoli di coltelleria italiana, delle vetrerie di Empoli, delle ceramiche di artisti inglesi o dei prodotti dell’artigianato italiano insieme a maglieria, cravatte e calzature. Ecco come dar vita a un negozio diverso, capace di affascinare clienti sempre più esigenti, perché, sorride Rosanna con quell’eleganza che si ricorda, così vicina ai precetti di Re Giorgio: «Oggi tutti hanno tutto, devi emozionare il cliente e noi siamo i primi ad essere emozionati da ciò che facciamo. Il business deve essere emozione e curiosità di vedere cose nuove. Per questo volevamo uscire dalla monotonia della vendita ed entrare in un ambito più vasto». Roberto, suo marito, personalità più eccentrica e gran cultore di tutto ciò che è vintage, le dà ragione: «Grazie alla liberalizzazione delle licenze, ora non vendiamo soltanto vestiti, ma tecnologia, suoni, biciclette di design; sempre alla continua ricerca di eccellenze e col solo fine di valorizzare l’individualità delle persone».

Ed ecco allora come uscire di diritto, ma definitivamente da ogni connessione con il “normale”, creando un evento unico nel suo genere, e destinato ad essere ricordato e a fare tendenza.

In occasione della Quarantasettesima Barcolana, per un “fuori regata” d’eccezione, i due proprietari invitano l’artista Serse Roma ad esporre qualche sua opera. Il negozio diventa un atelier, «uno spazio», come lo stesso Serse dice «dove le intelligenze della creatività si possono coniugare con l’intelligenza dell’esporre la città nei suoi prodotti migliori. L’idea è quella di far conoscere alla città quel nucleo sostanziale che potrebbe far sì che questa città diventi grande. E quel nucleo si chiama creatività».

Roberto e Rosanna oggi hanno la tranquillità, derivata dalla certezza di avere tra le mani uno dei negozi più originali e brillanti della città. E oggi, sulla scia di quell’entusiasmo e con ironia graffiante e degna del nome che portano, continuano a riproporre eventi che abbracciano qualsiasi campo culturale (una delle ultime trovate, ad esempio, l’esposizione di piani da cucina firmati Jokodomus), ma puntualizzano: «Oggi vogliamo che Griffe sia innanzitutto un salotto, un’appendice della propria casa, dove regni l’accoglienza e dove poter venire per fare regali non convenzionali». E poi Roberto continua: «In trent’anni di attività, siamo sopravvissuti agli eventi, ma, un po’ come i ragazzi di Un mercoledì da leoni, stiamo aspettando la grande onda, l’onda perfetta. Perché purtroppo l’amore per il nostro lavoro deve convivere con una burocrazia che penalizza lo sviluppo del mercato del lavoro, le assunzioni, insomma tutte cose di pubblico dominio». In effetti non è né il primo né l’ultimo commerciante a pensarla così. Così, per tornare rapidamente in quella dimensione di straordinarietà, racconta un aneddoto: «Ricordo un cliente abbastanza maturo che, dopo vent’anni in cui non si faceva vedere, apre la porta del negozio ed esclama: «Eccomi di nuovo qua», come se fosse passato il giorno prima! In effetti, è questo il sentirsi a casa da Griffe, questa l’accoglienza che è in grado di offrire. Ma è anche esempio di una città esuberante, che, dice Roberto, «è migliorata sì, ma avrebbe bisogno di un’iniezione di novità. Sto pensando a Portopiccolo, con cui finalmente la nostra regione ha fatto un salto di qualità: un’idea che andrebbe riproposta qua in città, e sto pensando ovviamente a spazi come quelli del Porto Vecchio, che potrebbero diventare come i Docks di Londra».

È abbastanza chiaro che quando si vende intelligenza creativa, come ha affermato Serse, è normale che ci si abitui a maneggiarla ogni giorno. L’importante è che poi quell’intelligenza e quella creatività vengano messe al servizio della concretezza. Ma questo, Griffe lo ha capito benissimo.

Da sinistra Marco Buffa, Roberto Paganini e rosanna debrilli. Foto Luca Tedeschi