Chi è veramente Donald Trump

Tanto tempo fa, nel continente americano nasceva un uomo che avrebbe fatto dell’ambizione e del pessimo carattere i suoi tratti distintivi negli affari così come nella vita di tutti i giorni. Era il 1946 quando Donald John Trump venne alla luce all’ombra di una New York che in futuro avrebbe contribuito a plasmare. Figlio di genitori americani ma in parte di origine tedesca, proviene da una famiglia del ceto medio in rapida ascesa grazie al lavoro del padre, Frederich C. Trump, il quale si occupava di edilizia nella zona antistante Manhattan. Quarto di cinque figli, si dimostrò fin da subito piuttosto insofferente nei confronti della disciplina che la Kew-Forest School del Queens cercava di impartirgli. Il suo cattivo temperamento fece si che all’età di 13 anni venisse trasferito in un’accademia militare, la New York Military Academy. Qui il giovane Donald sembra trovare pane per i suoi denti ed in pochi anni riesce ad emergere come capitano della squadra di baseball. Nel 1968 il suo percorso di studi si conclude con una laurea in economia con specializzazione in real estate, un settore che diventerà il business principale del Trump imprenditore.

La sua attività lavorativa si apre dunque a fianco del padre nell’attività di famiglia, la quale puntava in particolar modo alla classe media americana che stava conoscendo verso gli anni Settanta una fortissima ascesa sociale. Mentre Donald era ancora al college, mise in atto un piccolo progetto personale che si rivelò subito un grande successo, mettendone in risalto la forte propensione verso gli affari. Riuscì infatti a portare un complesso immobiliare acquistato dal padre per 5.7 milioni di dollari a Cincinnati dal 34% di appartamenti occupati al 100%, con un investimento di soli 500.000$ per un totale di 1200 unità abitative. Dopo le conferme avute a fianco del padre, l’oggi candidato alla presidenza USA si spostò a Manhattan, interessato ad occuparsi di progetti immobiliari più imponenti. La fortuna sembrò da subito sorridere al nostro beniamino che nel 1971 acquisisce la proprietà dell’azienda paterna e procede a rinominarla “Trump Organization”. Nel frattempo New York comincia a conoscerne il tocco magico che porta a compimento diversi grandi progetti tra i quali il Grand Hyatt ed il Wollman Rink a Central Park. Quest’ultimo progetto portò alla ribalta il nome di Trump che nel 1988 acquisirà il Casinò Taj Mahal.

L’acquisto della casa da gioco sarà un vero e proprio passo falso che porterà la Trump Organization sull’orlo del tracollo finanziario. Per pagare i propri debiti il magnate, ormai affermatosi nel mondo del lusso, sarà costretto a far entrare alcuni soci nei suoi progetti al fine di renderli nuovamente sostenibili dal punto di vista economico, perdendo per sempre la Trump Shuttle, una compagnia aerea privata e la sfarzosissima Trump Princess, un megayacht da oltre 85 metri. Il leader della corsa repubblicana non si perderà d’animo e, recuperate le forze, torna presto alla ribalta con la costruzione, ultimata nel 2001, della Trump World Tower, un edificio di 72 piani il quale oltre a contribuire efficacemente alla resa della cityline newyorkese resta uno dei grattacieli più particolari della Grande Mela, anche per la particolarità degli interni, dotati di una scenografica cascata. Dopo questa, numerose torri sorgeranno a suo nome, spesso senza investimenti personali, su tutto il territorio americano così come all’estero in quanto anche il nome di Donald Trump riesce da solo a generare profitto.

Ma il personaggio va ben oltre. Vulcanico e sempre in movimento mr. Trump non si è fermato al real estate di lusso. Prima di candidarsi per la Casa Bianca infatti, ha rivestito diversi ruoli che ben si addicono alla sua personalità come ad esempio è successo quando ha lanciato The Apprentice, show di grandissimo successo negli USA nel quale riveste la parte del “boss”, personaggio cattivissimo ma dall’infallibile fiuto negli affari. In contesti come questo emerge inesorabile la sua capacità di convincere come imprenditore. Ciò è dimostrato dal fatto che tra gli spettatori del programma la percentuale di gradimento per un eventuale Trump presidente si attesta attorno al 68%. La sua propensione alla spettacolarizzazione di sé stesso e della sua vita ben si sposa inoltre con il grande appoggio che ha fornito al wrestling americano, al quale ha concesso diverse volte delle sue proprietà per ospitare dei mega eventi del settore. Ha inoltre partecipato attivamente ad alcuni di essi come special guest.

Come spesso accade, le storie di grandi successi presentano anche diverse e piuttosto marcate zone d’ombra. Oltre allo specchio della bancarotta, più volte presentatosi ma sempre evitato dall’imprenditore americano, vi è stata una moltitudine di cause legali che lo hanno visto coinvolto. Molte, tra le quali le più recenti, sono dovute alle affermazioni discriminatorie alle quali la campagna per le presidenziali ci ha (purtroppo) abituati mentre diverse derivano da dispute di natura economica sorte tra Trump ed i suoi partner. Tra le accuse più pesanti che gli vengono mosse, ce ne sono diverse legate ai suoi presunti affari con la Mafia italiana. Secondo ricostruzioni mai confermate né formalizzate in accuse vere e proprie, alcuni delle sue costruzioni a New York e Atlantic City avrebbero comportato l’acquisto di beni in mano a famiglie risaputamente mafiose.

Ad ogni modo, è oggettivamente difficile credere che Trump possa davvero chiudere il suo curriculum vantando tra le proprie referenze quella di uomo politico più potente del pianeta visti gli avversari in campo democratico così come i sussulti che in questi giorni si sentono da parte dei concorrenti repubblicani, tutti compattamente schierati contro di lui. Quel che è certo è che da un uomo come quello che abbiamo descritto finora non si può mai sapere.