Caso Lupi, avanti un altro

Dopo qualche giorno di fibrillazione il risultato tanto voluto da Matteo Renzi è arrivato, Maurizio Lupi, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, si è spontaneamente dimesso. In casa PD l’addio è stato accolto con un sospiro di sollievo perché ha evitato che la questione diventasse più spinosa, con un NCD che sicuramente non avrebbe gradito vedere uno dei suoi esponenti di spicco silurato dal Consiglio dei Ministri. Di buono c’è che per una volta si è riusciti ad ottenere le dimissioni di un personaggio politico senza il passaggio per le aule giudiziarie e senza polemiche interne, con un Renzi che non ha proferito parola fino all’annuncio. Maurizio Lupi ha capito che la sua situazione era diventata insostenibile ed ha lasciato, senza troppi strascichi e senza commedie…una rarità per il nostro paese dove solitamente salire sulle barricate paga più che ammettere le proprie colpe.

Questo eccellente tempismo nelle dimissioni sembra che sarà ripagato dai colleghi di NCD. C’è chi vede il fuoriuscito ministro alla guida della presidenza del partito o chi, come Maria Stella Gelmini, lo propone come possibile candidato sindaco per Milano 2016. Il PD, invece, apprezza la scelta ma ribadisce il fatto che il Governo è garantista e non ha mai fatto pressioni per ottenere il risultato concretizzatosi nello studio di Porta a Porta. Le malelingue hanno subito pensato ai quattro sottosegretari indagati che Renzi non sembrava voler rimuovere ma che, dalle ultime dichiarazioni dell’inquilino di palazzo Chigi, pare cadranno così da non dare adito a tensioni all’interno della maggioranza altrimenti accusata una sorta di garantismo a corrente alternata.

In pole position ci sono almeno due nomi di rilievo: Graziano Delrio e Raffaele Cantone.

Morto un papa se ne fa un altro, e già impazza il “toto-nomi” che, come spesso accade, considera il considerabile senza farsi troppi problemi. In pole position ci sono almeno due nomi di rilievo: Graziano Delrio e Raffaele Cantone. Il primo è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, molto ben visto dal premier per via del suo profilo politico ed il suo forte sostegno al governo; la seconda alternativa è il presidente dell’Autorità Anti-Corruzione, il quale sarebbe un ottima figura dal punto di vista mediatico per superare mesi di scandali, dovrebbe però lasciare le indagini in corso per accettare il nuovo incarico. Un’ulteriore ipotesi sarebbe quella di accogliere le richieste di Alfano, ovvero di assegnare il ministero ad un altro esponente di NCD. Il piano di Renzi sarebbe in realtà quello di scorporare il ministero e dividerlo tra i trasporti e le infrastrutture, con il secondo che vedrebbe la sua Struttura tecnica inglobata da palazzo Chigi alla guida di Luca Lotti (sottosegretario alla presidenza del consiglio), mentre il resto andrebbe ad NCD ma come ministero “depotenziato”.

Il piano di Renzi sarebbe in realtà quello di scorporare il ministero e dividerlo tra i trasporti e le infrastrutture, con il secondo che vedrebbe la sua Struttura tecnica inglobata da palazzo Chigi

Altre voci parlano di una sostituzione di Stefania Giannini, ministro che ha visto la sua recente riforma gettata e riscritta da capo a quattro giorni dalla presentazione del disegno di legge su “la buona scuola”, la quale tuttavia sarebbe complicata dopo che l’ex leader di Scelta Civica è passata tra le fila PD. Difficile anche che Gaetano Quagliariello (NCD) riprenda le redini del ministero per gli affari regionali, soprattutto vista la richiesta avanzata dal suo partito di ottenere anche la delega ai fondi europei, oggi nelle mani di Delrio. Un piccolo rimpasto di governo quindi che, salvo sorprese, vedrà Renzi costretto a riconoscere l’importanza dell’alleato, concedendogli il ministero nell’opzione “depotenziata” di cui sopra, attuando così un progetto che il Presidente del Consiglio portava avanti da diverso tempo. Lunedì vedremo se questa ipotesi troverà conferma, con la prima nomina ufficiale del Presidente Mattarella.

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