Candidati per il colle: Mattarella

Poco da dire, nei momenti decisivi, Renzi ci dimostra ancora come è stato possibile che un “bambino” mangiasse i “comunisti”. Con un mix di spregiudicatezza ed azzardo, il Presidente del Consiglio durante l’ultima assemblea in casa PD con i grandi elettori, ha avanzato il nome di Sergio Mattarella, cancellando con un colpo di mano giorni di trattativa con Berlusconi. Il punto sta proprio qui: Forza Italia aveva concesso il proprio assist su di una legge elettorale che la poneva in fortissimo svantaggio (consegnando il premio alla lista e non alla coalizione vincente) in cambio della garanzia su di un ruolo decisivo nella scelta dell’inquilino del Colle. Ma, dopo giorni di comunicazioni febbrili, Renzi sembra aver deciso di tentare il tutto per tutto, proponendo un candidato molto gradito sia alla minoranza dem che alla sinistra di SEL. Se questo da un lato compatta la fronda interna e consegna una vera e propria candidatura di sinistra, dall’altro provoca una possibile frattura nei rapporti con quella parte del parlamento che di fatto sostiene il governo e che ha permesso di attuare tutte le riforme portate a compimento finora, ossia il centro-destra.

L’audacia dell’inquilino di Palazzo Chigi porterà quindi Berlusconi ad una situazione di estrema difficoltà, soprattutto tenendo presente che la minoranza forzista è ben più decisa e rilevante di quanto non sia la sua controparte di sinistra. Questo significa che l’ex cavaliere si trova con le mani legate dall’esigenza di non scatenare ulteriori tensioni con i “falchi” di Fitto, relegandosi all’irrilevanza nell’elezione del Presidente della Repubblica (cosa che era invece riuscito ad evitare nel 2013 con Bersani). Anche Alfano, resosi conto della situazione d’imbarazzo creatasi all’indomani della propria ritrovata armonia con i forzisti, sta in queste ore ripensando il proprio candidato ideale, con probabile riallineamento alla posizione filo-governativa su Mattarella.
Di irrilevanza totale si parla anche quando si fa riferimento alla componente parlamentare pentastellata, da sempre assente su ogni fatto politicamente rilevante dalla propria elezione nel 2013. Perseverando sulla strada tenuta finora infatti, il voto tanto sollecitamente richiesto ai cittadini sui loro 10 candidati (tra i quali non spicca alcun personaggio preso in considerazione dagli altri partiti) sarà perfettamente inutile e costringerà la compagine grillina a rifugiarsi nella scheda bianca per evitare che si rendano troppo evidenti eventuali assist al PD resi possibili dal voto segreto.

Sembra dunque che la profezia renziana, espressa durante la trasmissione OttoeMezzo su La7 si stia per avverare. Grazie a questa tempesta perfetta, il segretario democratico è riuscito a risultare l’unico attore determinante nella scelta del dodicesimo Presidente della Repubblica. Vero è che se Mattarella cadesse la posizione del Presidente del Consiglio potrebbe risultarne irrimediabilmente compromessa, spregiudicato dicevamo. Riconosciuta la notevole strategia che ha dato vita a questa candidatura, passiamo ora in rassegna il profilo di colui che per ora ci limitiamo a chiamare: “Capo dello Stato in pectore”.

Sergio Mattarella, classe 1941, nato a Palermo, è un politico appartenente alle fila del PD, con una lunga ed interessante carriera politica alle spalle. Nel 1980 vede il fratello Piersanti, allora presidente della regione Sicilia, assassinato da Cosa Nostra, fatto che lo farà restare sempre un convinto oppositore delle Mafie. Tre anni dopo il suo ingresso nella “Prima Repubblica” come deputato DC. Da questo momento in poi si succederanno per lui diversi incarichi all’interno del partito fino alla nomina come ministro sotto diversi governi per i quali guiderà il dicastero della Difesa, dell’Istruzione, dei Rapporti con il Parlamento e la Vicepresidenza del Consiglio. Aderisce nel ‘96 al centro sinistra, appena compattatosi sotto l’egida di Romano Prodi a seguito di un forte attrito avuto con Buttiglione, appena diventato segretario della Democrazia Cristiana. Membro della Corte Costituzionale dal 2009, il suo nome era già nella rosa dei possibili candidati nel 2013 ma Bersani lo mise da parte in quanto incompatibile con il profilo espresso da Berlusconi. È infine padre della legge elettorale rimasta in vigore fino al 2005 e della quale tanto si è dibattuto anche in tempi recenti, il “Mattarellum”.