Bruce Springsteen trasforma Trieste in citt

Era dal ‘Siete caldi?Bene, anch’io’ di Madonna nell’87 che il saluto di una rockstar alla folla di fans in delirio non faceva così tanto parlare intorno. Ci è riuscito Bruce Springsteen, che lunedì 11 giugno irrompe sul palco dello Stadio Rocco al grido di “Mandi, dober vecer”, esplosivo mix d’esordio in friulano e sloveno che risveglia antichi campanilismi mai sopiti. Poi attacca con “Badlands”, un pezzo tratto dal suo quarto album che tradotto suona più o meno come: ‘Ma c’è una sola cosa che so per certo/ Non me ne frega niente/ Delle solite vecchie scene/ Non me ne frega niente/ Di quelle ancora in atto’

Dal prato, gli fa eco il boato dei 30.000 accorsi per assistere allo show del Boss e della sua E-Street Band: di questi, ben quindicimila sono stranieri provenienti da ogni parte del mondo, in particolare Slovenia, Austria e Croazia e da tutti i paesi dell’Europa dell’Est, l’area che è rimasta esclusa dalle date del tour di quest’anno. Il maxiconcerto di lunedì, terza ed ultima tappa del minitour italiano dopo Milano e Firenze, aggiunge così un altro capitolo della storia del rock in regione, che vede questa volta Trieste protagonista assoluta dell’evento.;

Tre profollica directions ore e 22 minuti, questa la durata totale dello spettacolo, che ha visto alternare le vecchie hit ai brani tratti dall’ultimo ‘Wrecking Ball’, definito come l’album più ‘arrabbiato’ che l’autore abbia mai prodotto. Temi portanti del disco sono la crisi economica e la chiusura delle fabbriche oltreoceano, che Springsteen nel corso dello spettacolo ha collegato con la difficile situazione vissuta in questi giorni dai paesi colpiti dal sisma in Emilia.

Spazio per momenti di leggerezza con ‘Waitin’ for a sunny day’, quando chiama sul palco per duettare insieme a lui un ragazzino pescato tra la folla, ed è lui stesso a scendere tra le prime file per poi riemergere imbracciando una chitarra di cartone bianca e rossa. Ancora commozione in ricordo delle ‘persone che non ci sono più’, ed il riferimento corre subito al fedele compagno di mille avventure Clarence Clemons, il sassofonista scomparso l’anno scorso e sostituito sul palcoscenico dal nipote Jake.

La festa dei bis arriva puntuale allo scoccare della mezzanotte con i classici evergreen ‘Born in the U.S.A.’ e ‘Dancin in the dark’, e si conclude con ‘Tenth Avenue Freeze-out’, il brano che racconta la formazione della E-Street Band, storico gruppo di supporto dell’artista