Brigitte Vincken: fra i colori e le sfumature grigie della fotografia

Brigitte Vincken, annoverata tra i primi tre fotografi olandesi di nautica, specializzata in fotografia in bianco e nero, ritrattistica e tecniche digitali, nonché nota a livello internazionale nel campo della moda maschile, vive tra Milano ed Amsterdam. Ha immortalato personaggi del calibro del Dalai Lama, Roberto Cavalli, Lucio Dalla, Larry Ellison, Leonardo Ferragamo e Carlo Riva. Nel campo della moda ha lavorato inoltre per Condé Nast, Pelican e Hearst.

Quale percorso di studi, esperienze, sensazioni ha intrapreso per arrivare alla sua professione?
Professionalmente nasco in Italia, più precisamente a Carpi negli Anni Novanta, sotto la guida di Beppe Lopetrone che mi prese come sua assistente; partendo dall’organizzazione delle produzioni fino al lavoro in camera oscura e ai primi incarichi come fotografa. Chiaramente la fotografia mi piaceva, ma non potevo ancora immaginare che sarebbe diventata una parte fondamentale della mia vita. Nella stessa città ho avuto poi la possibilità di maturare anche un’importante esperienza professionale tramite lo studio BT&C con cui collaboro tuttora. Ho quindi deciso di rientrare in Olanda per frequentare l’Accademia di Fotografia di Amsterdam, ma le possibilità di lavorare nel campo della moda erano molto rare, perciò iniziai ad interessarmi alla fotografia nautica che, con un po’ di fortuna e molto impegno, è diventata una delle mie attività principali.Il magnate americano Jim Clark, fondatore di Netscape ed appassionato di nautica, ordinò infatti in Olanda un veliero, affidandomi il compito di ritrarre la nascita dello scafo e dandomi in questo modo la possibilità di entrare nel mondo nautico tramite una via assolutamente privilegiata.

Che cosa rappresenta per lei la fotografia e perché l’ha scelta come strumento d’espressione e di realizzazione delle proprie opere artistiche? La fotografia è come l’amore più grande della mia vita: pieno di colori, ma anche con tante sfumature grigie. Dolce ma a volte cattiva, imprevedibile, la amo e a volte la odio. La voglio mollare e poi la riprendo di nuovo con entusiasmo. Mi fa crescere, mi stimola e mi seguirà sempre lungo tutto questo viaggio che si chiama vita e sarà la mia ombra finché respiro.

Come descriverebbe la sua poetica?
Come un fatto didattico nella comprensione del mio percorso artistico; attraverso due concetti come la Mimesi e la Catarsi. Catarsi come purificazione da una contaminazione quale è stata ed è tuttora il lavoro che svolgo come fotografa professionista, dal quale cerco di estrapolare quegli elementi formativi del mio percorso per usarli come interpretazioni di un mio linguaggio artistico ed eliminarne altri. Non solo una rimozione/separazione, ma proprio un “ristabilire un ordine”, un nuovo equilibrio emotivo. Essere più libera di dare alle emozioni e di gustarle in punta di dita. La Mimesi come quella attività tra umano e divino che riproduceimmagini che creano sogni: una partecipazione delle cose alle idee, che nel mio mestiere sarebbe da ricercare più frequentemente ma che, molte volte, non viene considerata. Spesso si imita, accontentandosi, delle cose come sono o come sembra che siano. Se non vogliamo sempre fare solo delle copie, dovremmo occuparci di come dovrebbero essere le cose e come dovremmo essere noi stessi.

Quali sono le tematiche o i soggetti che la ispirano con maggiore intensità?Tutto quello che riguarda l’uomo, non solo le forme; l’eleganza maschile, la forza e la maschilità, ma ultimamente anche la debolezza e la fragilità. Mi piace lavorare con uomini belli, li preferisco alle donne e so riconoscere quali sono i giovani portati per questo mestiere. Spesso mi capita di lavorare con dei volti nuovi che, dopo aver posato per me, raggiungono successo e fama, come ad esempio il modello brasiliano Marlon Teixeira, ora richiestissimo da stilisti come Dior e Armani.

La scelta di presentare spesso nelle sue opere il corpo maschile, quali valori vuole esprimere?
Eleganza, potenza, eroismo.

Vi è qualche artista a cui si sente affine a livello di produzione artistica o che stima particolarmente?
Partendo dal presupposto che solo sognando ci si potrebbe avvicinare a certi livelli, direi che stimo moltissimo i lavori di Erwin Blumenfeld, Edward Weston, Patrick Demarchelier, Helmut Newton, Herb Ritts, Richard Phibbs, Jeanloup Sieff, Steven Meisel e Robert Mapplethorpe.

E i suoi prossimi progetti artistici?
Sto esplorando e sviluppando ancora lo studio sul collo maschile, e penso che non mi stancherò per un bel po’. Poi ci sono anche altri progetti che vorrei portare avanti e sviluppare con soggetti corpi maschili. Non solo ballerini e modelli ma anche transgender e… grassoni!