Black power, la grande rivincita

È bello e sorprendente passare in rivista squadre nazionali che, sotto l’amata divisa tradizionale, presentano personaggi di etnie diverse con nomi che spesso fatichiamo a pronunciare.

Da Ibrahimović, che non incarna il cliché dello svedese biondo a Daniel Hackett che parla in pesarese (un po’ come Carlton Myers qualche anno prima), fino a Balotelli, il Mario meno convenzionale che puoi trovare in Italia. Nel bene e nel male.

Ma accanto alla brillante conquista della cultura di internazionalità, non ci possiamo nascondere l’avanzata progressiva e inarrestabile degli atleti di colore in ogni specialità. Dagli sport più popolari a quelli inventati da bianchi per i bianchi, discipline d’élite nate all’interno di club esclusivi, stanno progressivamente mettendo in luce le possibilità che la struttura fisica più adatta può offrire in ognuno di essi, indipendentemente dalla provenienza etnica.

Hitler preparò le Olimpiadi di Berlino per dimostrare al mondo quel che lui già sapeva, cioè che la razza ariana era dominante e che nessun altro, tanto meno un negro o un ebreo, avrebbe potuto superare i biondi e scultorei atleti tedeschi. Jesse Owens dell’Alabama, era una freccia nera e vinse quattro medaglie d’oro nell’atletica, senza lasciare dubbi sulla superiorità, facendo irritare Adolf Hitler che non gli strinse la mano. L’aggravante stupefacente, che certamente lo fece uscire di senno, fu che il secondo classificato nel salto, il biondo e nobile tedesco Luz Long, fece il giro d’onore a braccetto con l’amico Jesse! A dimostrare che lo sport e i suoi valori possono superare logiche politiche o di potere.

Facciamo un salto negli anni e vediamo che il basket, nato negli States: era un sport per bianchi e i primi coloured fecero una gran fatica a entrare, spinti da allenatori illuminati e virtuosi nell’accettare gli insulti della mentalità razzista dell’epoca. Oggi sappiamo che l basket è decisamente uno sport per neri e ogni squadra dell’NBA, si sforza di avere nel roster almeno un giocatore bianco per sostenere un delicato equilibrio con il proprio pubblico. Con tutte le eccezioni del caso, come i pallidi Bird, Nash o Nowitzki, campioni assoluti.

Ragioni diverse fanno sì che non si vedano ciclisti neri e pochi pallavolisti, ma per certo l’esclusività di alcune discipline, dispendiose o selettive, hanno sempre impedito agli atleti di colore l’accesso e la verifica delle possibilità a competere. Arthur Ashe fu eroico ad emergere nel tennis anni Sessanta della segregazione razziale e le sorelle Williams ci dimostrano che il colore della pelle non è un fattore, ma il tennis resta una piazza bianca. Hamilton dice di aver sofferto e lottato per arrivare al vertice della Formula 1 e gliene diamo atto: magari non avrà sofferto come Owens, ma è indubbio che il percorso di emancipazione non si è concluso se lui, al pari di Tiger Woods, sono perle nere in un contesto completamente bianco. Bravi!

Arriviamo al dunque, all’aspetto sociale. Quando scende in campo una nazionale francese di basket o calcio che sia, i suoi rappresentanti sono molto più di colore di quanto ci si aspetterebbe e i suoi assi sono indiscutibilmente neri. Oggi i rapporti di noi europei con l’Africa stanno venendo al pettine: abbiamo colonizzato ogni angolo di territorio e sfruttato ogni risorsa del terreno e non abbiamo ancora finito, visto che le compagnie petrolifere estraggono petrolio di continuo, lasciando in cambio quella miseria che ogni giorno la televisione ci mostra come cronaca.

Quindi: i neri profughi non li vogliamo perché non sono un nostro problema e mostriamo d’esser ancora un po’ razzisti, ma nel contempo tifiamo per le nazionali europee multicolore. C’è di più ed è il colpo clamoroso: il calcio africano ha avuto un’ascesa verticale negli ultimi lustri e i suoi atleti stanno invadendo i campionati nazionali dell’Europa, cambiando progressivamente il colore della pelle di team nordici storicamente pallidi. Anche il calcio sembra fatto apposta per loro… di chi sarà, allora, il futuro sportivo?

Ai bianchi resta la consolazione che il rapper più famoso sia Eminem!

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