Chiesa: Assistenza e protezione ai malati

Nella società di oggi che privilegia l’immagine, il pensiero della morte, di una malattia grave o non più guaribile è destabilizzante per molti. Il senso del limite che, comunque, appartiene alla condizione umana può diventare un trauma per un malato terminale e, nel contempo, provocare sconforto, smarrimento ed angoscia nei familiari. L’ uomo tuttavia, benché essere finito, dalla sofferenza può aprirsi agli altri, può uscire dal suo comprensibile isolamento per ricordare a se stesso e al prossimo che ha bisogno di solidarietà e reciprocità. “Aiuto, ora che faccio“: anche la malattia più grave, quella da cui non si può guarire , è sempre curabile, sia perché la vita è il bene sul quale si fondano tutti gli altri beni, sia perché l’ esistenza di ciascuno di noi ha un valore inestimabile. Contro la tentazione dell’eutanasia o del suicidio più o meno assistito, è bene ricordare che l’ essere umano non va mai fatto oggetto di violenza e che la dignità dell’uomo è indipendente dalle condizioni di vita (anche vegetativa) in cui ci si potrebbe venire a trovare.

Non si può però evitare la sofferenza come conseguenza di alcune malattie devastanti; a volte questa sofferenza fa risaltare la grandezza dell’uomo, altre volte lo rende solo, emarginato e disperato. Le cure palliative sono un diritto per i malati terminali per andare incontro alla fine, senza la schiavitù del dolore. Questa terapia, che non consiste nell’accanimento terapeutico, prende il significato dalla parola latina “pallium” , cioè mantello che copre , protegge e abbraccia. Le cure palliative non esistevano fino a 20 anni fa . La legge n.38 del 2010 le ha riconosciute come cure mediche. Oggi in Italia ci sono 234 hospice e 118 unità di cure palliative a domicilio. Quando la medicina tradizionale si arresta perché non riesce più a curare il malato, entra in gioco la rete messa in opera da chi si occupa di cure palliative; un sistema che si avvale di bassa tecnologia, ma di molta comunicazione unita a risorse mediche appropriate. Una medicina che offre protezione ed assistenza ai malati terminali, affinchè impegnino al meglio la loro esistenza fino alla fine, non trascurando anche i loro familiari colpiti da un’esperienza così dolorosa. Il medico, il malato, i familiari ed ogni attore nella rete che si costruisce per affrontare una situazione di indiscussa emergenza , sono chiamati a decidere insieme tenendo conto che il deficit del paziente non importa, ma interessa la sua persona per preservargli la migliore qualità della vita fino alla fine. L ‘esperienza maturata in questi 20 anni suggerisce che occorre una presa in carico graduale e precoce del malato terminale; indica una maggiore attenzione verso i suoi familiari; ricorda che se si cura con attenzione una persona, si vince sempre, qualunque sia l’esito della terapia I credenti, in più e prima di tutti, sono chiamati, anche in questi casi, a costruire e a amare, a essere creativi , perché solo la fantasia dell’amore può farci uscire da quell’apparente vicolo cieco dove la società e la malattia sembrano essersi infilate. Umanesimo umano e cristiano: è la vera sfida che ci attende non solo per il futuro ma anche per il presente. ph. (flb)