Ambra Pop tra natura e cultura alla galleria d’arte Contini

L’artista milanese Enzo Fiore propone una riflessione artistica sul rapporto tra vita e morte, attraverso materiali biologici che compongono le figure più importarti della nostra epoca.

Natura e cultura. Materiale e immateriale. Vita e Morte. Binomi che fondano, oltre la storia della pensiero, anche la nostra civiltà. La dialettica tra essi contraddistingue anche le opere di Enzo Fiore, l’artista che trasforma la cultura in natura e conferisce alla prima una nuova vita. Nato a Milano nel 1968, città in cui attualmente vive e lavora, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera, culla dell’arte italiana dell’epoca contemporanea classica, con il maestro Luciano Fabro, lo scultore che negli anni Sessanta aderì al gruppo dell’Arte Povera di Germano Celant. La tridimensionalità del maestro e l’uso di materiali poveri viene però rielaborata da Enzo Fiore in una soluzione del tutto originale

e peculiare: fin dal suo debutto l’artista utilizza materiali di origine naturale, ma soprattutto biologici come lui stesso sottolinea. Muschio, foglie, radici, terra, pietre, resina e cemento sono le parole che permettono all’artista di combinare insieme frasi che rimangono sospese tra realtà e fantasia, a cui si aggiungono nel 2008 anche varie forme di insetti.

Se Aristotele sosteneva che l’arte doveva imitare la natura, nelle opere di Enzo Fiore questo assunto viene completamente sovvertito e rovesciato: attraverso i materiali della natura l’arte viene riportata a nuova vita. Nei suoi lavori recenti, attraverso una riappropriazione delle icone della cultura occidentale dalla Gioconda a Marilyn, l’artista crea un archivio della memoria visiva che fa parte di ciascuno di noi. Il tratto originale, però, è vivificazione a cui sottopone questo patrimonio collettivo attraverso la dinamica tra vicino e lontano che si consuma nell’occhio dello spettatore: mentre dalla distanza si riesce a cogliere esclusiva- mente una pulita grafica dei soggetti rappresentati, avvicinandosi le tele prendono vita nel brulicare dei materiali che sotto la resina compongono la tela. I quadri di Enzo Fiore sono delle ambre in cui è stata intrappolata e riprodotta in un’ottica altamente postmoderna la nostra cultura.

Discorso a parte va fatto per le sculture, che celano un meticoloso lavoro di studio anatomico sui soggetti realizzati: ecco allora che un cavallo e un leone diventano groviglio di radici e rami che riproducono i loro sistemi arteriosi, o come accade per Ecce Homo, la scultura che rappresenta l’uomo nella sua interezza. Una potente similitudine tra le vene dell’uomo e le radici dell’albero, perché le opere di Enzo Fiore sono fatte della stessa materia del corpo umano, ne condividono l’elemento biologico.

Enzo Fiore è rappresentato in esclusiva dalla galleria d’arte Contini, e
le sue opere sono presenti in molte collezioni pubbliche e private. Tra le numerose mostre personali e collettive nazionali e internazionali, vanno ricordate la personale Genesi: I miti della storia, curata da Achille Bonito Oliva al Complesso del Vittoriano di Roma nel 2012 e Divine ed altri miti, a cura di di Anna Vergine e Gabriele Fallini al Palazzo Callas di Sirmione nel 2013.
Il 18 aprile 2015 inaugurerà a Gambolò, in provincia di Pavia, la collettiva Uomo e Spiritualità in cui attraverso le sue opere, insieme a quelle di altri tre artisti, Enzo Fiore riesce a far emergere la spiritualità dell’uomo attraverso la materialità del corpo umano.