All you need is…blues

Amate la musica? Amate il blues? Se la risposta è si, allora non potete non conoscere Mike Sponza. Genius People Magazine l’ha intervistato ed ha cercato di tirare fuori da Mike qualcosa che, forse, negli anni è sfuggito. Diciamo così, un lato diverso di un artista molto conosciuto. E qualcosa in più sul nuovo album.

Quale musica ascolta Mike Sponza?
Ho un disco fantastico in “heavy rotation” nella mia macchina, in questi giorni: “Going back home” di Wilco Johnson & Roger Daltrey. Un album fortissimo di blues-rock inglese con un’energia unica. Poi c’è sempre tanto blues moderno, soul music, ma anche molto jazz e pop music fatta bene.

Quali sono gli artisti a Trieste che ti piacciono e che ascolti?
Ho preso da diversi anni le distanze dalla scena musicale triestina: seguo solo qualche giovane artista che fa musica originale, come ad esempio Riky Yane. Come chitarrista mi piace molto, e lo dico spesso, Bobby Brown dei Brazos.

Cosa pensi del lavoro di Marco Anzovino “Turno di notte?”
Marco Anzovino ha sempre fatto ottima musica, ci conosciamo da molto. Questa volta ha lavorato sul concept “album + libro”, ed è una cosa che mi è piaciuta parecchio; sono contento di aver partecipato al suo disco. Tematiche importanti, affrontate con esperienza e poesia.

Quanto difficile è fare musica in Italia?
Tanto quanto lo è nel resto del mondo; dipende dalla bravura, dalla progettualità, dai contatti, dal genere. Da più di vent’anni faccio pochi concerti in Italia, per scelta: statisticamente non riesco a chiedermi se è difficile suonarci, capita poche volte.

“Se vieni pagato troppo poco, vuol dire che hai accettato di essere pagato troppo poco”

Opinione personale sui talent show. Tu ci avresti mai preso parte?
Mi fai una domanda che si rivolge giustamente al passato; probabilmente a diciotto – vent’anni avrei potuto voler partecipare ad un talent show, se ci fossero stati i talent show. Oggi, a quarantacinque anni, non mi piacciono, non mi interessano e non li prendo in considerazione.

È vero che per suonare dal vivo si viene pagati sempre troppo poco?
Se vieni pagato troppo poco, vuol dire che hai accettato di essere pagato troppo poco.

Com’è andata agli Abbey Road Studios?
La domanda corretta sarebbe “Come sta andando agli Abbey Road Studios?”, visto che la produzione dell’album è ancora in corso e durerà ancora per tutto novembre. Sto vivendo un’esperienza incredibile, e sono veramente felice che la mia musica sia realizzata interamente ad Abbey Road.

L’album che più di ogni altro ha influenzato Mike Sponza?
Direi senza dubbio, a pari merito, “John Mayall & The Bluesbreakers with Eric Clapton” e “Hard again” di Muddy Waters.

L’ultimo live che hai visto?
Gregory Porter, ieri sera: concerto magnifico, artista pazzesco. Aspettavo di vederlo dal vivo, dopo aver preso tutti i suoi album. E’ un cantante eccezionale con un grande carisma.

Cosa pensi del Barcolana Festival?
Mi sono esibito diverse volte al Barcolana Festival, registrando due dvd ed un album dal vivo, tra cui il mio ultimo progetto con l’orchestra sinfonica. E’ una rassegna che ha avuto grandi nomi della musica negli anni, e mi auguro che continui con questo trend.

Cos’è rimasto del blues in Italia?
Il blues in Italia è vivo e vegeto! Molti artisti italiani sono apprezzatissimi in tutta Europa e le collaborazioni internazionali sono tantissime. È un movimento musicale trasversale, che coinvolge un sacco di gente diversa, dai giovanissimi in su. Ci sono festival, raduni, “challenge”. C’è la European Blues Union, di cui faccio parte, e la sezione italiana è molto attiva.

Cosa pensi delle agenzie di organizzazione eventi? Vivo Concerti? Azalea? Live Nation?
Mi stai citando dei nomi di grandi organizzatori, seri e molto attivi. Io lavoro con agenzie che trattano artisti blues, e non ho mai avuto brutte esperienze. Gli agenti servono, permettono all’artista di pensare solo alla musica.

“Ogni tanto faccio qualcosa di cui mi pento immediatamente, ma nulla di irreparabile. Sopportarmi o meno, è un’attività che lascio agli altri”

I festival e l’Italia. Perché Glastonbury, Sziget, Isle of White e altri sembrano funzionare mentre qui da noi si fa più fatica, a parte alcuni tipo Trasimeno Blues?
Non te lo so dire. Dietro questi festival enormi, ci sono troppe dinamiche che non conosco, soprattutto economiche. Nel caso dei festival blues, le cose sono diverse; c’è molta passione, ambienti amichevoli e gran rispetto per I musicisti. Ho suonato diversi anni fa allo Sziget, e non mi piacque.

Cosa legge Mike Sponza? Libri e quotidiani o qualsiasi cosa?
Leggo molti libri. In questi giorni sono alle prese con un “mattone” eccezionale che consiglio vivamente a tutti i musicisti: “Come funziona la musica” di David Byrne.  Sono un avido lettore di gialli hard boiled, biografie, storia, classici della letteratura. Divoro riviste di chitarre e automobili vintage.

Cosa ti sembra il progetto Live Balcony?
È un progetto internazionale molto interessante per band emergenti. Sono del parere che più musica originale si faccia, meglio sia. Il portale vedo che funziona molto bene, molto attivo e frequentato. So che a Trieste si girano dei video per questo progetto, ne ho visto qualcuno.

Un artista con il quale avresti voluto sempre suonare?
Non essendo un appassionato di necrofilia, ci sono solo artisti con cui vorrei suonare. Anzi, ho imparato che spesso è più piacevole, emozionante e appagante frequentare un grande artista giù dal palco. Parlare, bere, mangiare insieme, scoprire il lato umano dietro la sua musica. Ad esempio, qualche anno fa ho passato dei giorni magnifici con Jimmie Vaughan, uno dei miei idoli da teenager e uno dei miti del blues, senza mai parlare di musica. Detto questo, mi piacerebbe suonare con Tom Jones.

Mike Sponza e I social.
Utilizzo Facebook, Twitter, Instagram: cerco di farlo in modo intelligente e tecnicamente preparato per sfruttare al massimo le opportunità offerte da questi mezzi, ma credo che per i rapporti strettamente umani, siano tutto fuorchè social.

Dimmi tre cose che non sopporti di te.
Ho un buon rapporto con me stesso e con il mio ego: ci saranno sempre cose da migliorare, ma ci lavoro con gran serenità. Ogni tanto faccio qualcosa di cui mi pento immediatamente, ma nulla di irreparabile. Sopportarmi o meno, è un’attività che lascio agli altri.

Politica si, politica no?
Politica attiva no. Idee sì. Ma non amo parlarne. Parliamo di chitarre vintage piuttosto?

Se ti dico Franco Toro ti parlo di chi?
Mi parli di un amico di vecchissima data, che per un bel periodo ha rappresentato il movimento blues locale. Ha fatto conoscere questa musica in città a molte persone, e gliene do atto.

Stereotipi triestini: benzina in Jugo si o no? Bagno a Barcola si o no? No se pol si o no? Caffé si o no? Osmica si o no? Fa quela bela si o no? Ti hanno mai detto “che boba”? Clanfe si o no?
Ahahhah! Sono triestino, vivo bene nella mia città, ma gli stereotipi locali non li sopporto proprio. Ti rispondo a tutto: benzina “jugo” sì, perchè ha cento ottani e la moto va meglio; barcola no, “no go più 15 anni”; se pol e se devi; caffè a litri; osmica sì, ma a pranzo e infrasettimanale con un amico; faccio solo canzoni mie, se in mezzo c’è “quela bela” non lo so; non sono proprio “una boba”… o sì?; clanfe no, sono incapace.

Un concerto che vorresti dimenticare: non dirmi “tutti belli”, per favore.
I concerti da dimenticare sono già stati dimenticati, per cui non so risponderti. Io guardo sempre avanti e con positività costante; se ci sono stati momenti non piacevoli, non ci penso più.

Ferma il tempo per un attimo e proiettati nel passato: dove ti vedi?
Mmmh… Londra o New York, seconda metà degli Anni Sessanta.

Una canzone che avresti voluto scrivere tu.
“Whiter shade of pale” dei Procul Harum.

L’opinione su queste domande.
Sono più preoccupato dell’opinione sulle risposte.  Comunque, sei piacevolmente schizofrenico.

Ultima: se dico “bitinade” a cosa pensi?
Che avrei voluto sentirle di persona. Una forma di “work song” dei pescatori della città di Rovigno che imitavano i suoni degli strumenti con la voce, avendo per l’appunto le mani impegnate dal lavoro: probabilmente uno dei miei bisnonni o prozii le avrà pure cantate. Doveva essere comunque una forma musicale molto ironica e divertente. O forse no, non lo sapremo mai, mi sa. Mi risulta che non esistano più.