Alice Campello: eleganza, semplicità e bellezza

La rete è letteralmente intasata dalle splendide foto di questa giovanissima ragazza che proviene dalla famiglia proprietaria della concessionaria Campello Motors, fondatrice, insieme ad Alberto Franceschi, del brand Hyde&jack, e che è diventata una vera e propria influencer sui social network, capace di trascendere la propria immagine di “giovane e bella” per chiarire a tutti che qua non si sta scherzando. Qua si è imprenditori e si fa sul serio.

Come nasce la tua passione per la moda?
Penso che derivi da mia madre, che è una stilista e da quando son nata mi veste e mi porta per negozi. Mi ha trasmesso lei questa passione.

Quali sono le tue icone, se oggi per te esistono?
Esistono però vengono fuori dopo. Cara Dellevingne rimarrà nella storia. Adoro Blake Lively, attrice di una raffinatezza pazzesca e di gran eleganza. Non amo quelle esagerate che hanno bisogno di farsi notare. Se un abito è bello, se una persona è bella, la noti comunque.

Ci sono icone che nel passato hanno fatto di alcuni difetti i loro punti di forza. Cosa ne pensi?
Subentra il carattere. Guarda Kate Moss: lei era molto ribelle. Cara Delevingne invece è sicuramente una bella ragazza, ma di lei piace che fa le smorfie. Se tu fai emergere il carattere, quello che sei davvero, avrai successo. Di ragazze bellissime ne è pieno il mondo, ma se hai carattere, se sei interessante e hai qualcosa in più degli altri, quella sarà la tua forza.

Essere blogger è anche giornalismo, scrittura. Cosa pensi dei fashion blogger?
Io non ho un blog: uso i social network, Facebook Instagram e Twitter. Non scrivo molto ma metto molte foto che rappresentano la mia quotidianità. Alla gente interessa questo più che leggere grandi poemi; vuole questo: l’immagine che rappresenti, la rappresentazione di una vita che magari non può vivere e quindi dice, cavolo guarda che bello. Senza ostentare comunque. Ormai interessa questo.
Io mi diverto da morire con queste cose qua. Non sono ossessionata assolutamente e alla fine l’ho preso come hobby, tutto il resto è venuto dietro. Forse piaccio proprio per questa semplicità e per il fatto che non l’ho preso troppo seriamente. Ci sono amiche mie che appena salgono di followers impazziscono. Ci sono ragazzine di tredici anni, pazze secondo me, che nella mia città mi fermano e mi chiedono di poter fare una foto assieme. Io mi vergogno, e mi sento di avere anche una grande responsabilità, ma sono contenta di essere un esempio sano. Mi sono resa conto che queste ragazzine hanno proprio bisogno di avere un ideale. Guarda ai personaggi della Disney o a Zac Effron: ha milioni di followers e guadagna spropositi; perché? Perché a sedici anni ha iniziato a fare un programma tv per ragazzine, ragazzine che cercano di emulare, nel bene e nel male.

C’è meritocrazia nell’ambito della moda o alla fine è la rete che decreta il successo di un personaggio?
Sì e no come in tutte le cose. C’è chi ha favoritismi, conoscenze, ma tramite social network noti di più la meritocrazia, perché c’è chi piace e ha tanti followers e chi fa programmi tv e magari ti rendi conto che ha solo mille persone che lo seguono. E dici, ma scusami, ma allora? Cosa c’è che non va? Chi è che conosce quello? Con i social vedi cosa interessa davvero alla gente.

Ti è mai capitato di essere sottovalutata o presa sotto gamba per il fatto di essere donna?
No, mai. Anzi ho tanta gente che tifa per me e Alberto e per la nostra storia. Alla gente interessano le cose carine. Poi c’è sempre quello fuori dal branco che ti dà della cretina, ma sono più le persone che ci approvano e questo ci dà molta forza.

Chi ti piacerebbe conoscere o con chi ti piacerebbe andare a cena?
Tutte le persone che sono sopra di me, che hanno più esperienza di me. Da tutti puoi catturare qualcosa. Ognuno ha qualcosa di interessante da dirti, che faccia il macellaio, che faccia la modella. Non c’è uno in particolare con cui vorrei andare. Mio papà dice sempre che ci vorrebbero due vite: una per imparare e una per fare. Io preferisco sbagliare, devo vivermele, le cose. Devo provare.

Visto questo tuo ruolo pubblico, dicci le tue tre regole d’oro.
Sempre essere se stessi. Non usare per forza cose che usano le altre persone e che potrebbero non starti così bene come credi. Guardare i propri punti di forza e farne appunto una forza. Insomma essere diversi.

Credits Foto Alberto Buzzanca