Aldo Masella e le sue nuove fatiche: ”Figure e figuri della rivoluzione napoletana”

La breve premessa che ci consentiamo, nel dare conto della seconda edizione del libro di Aldo Masella ( Prospettiva Editrice € 12)  sulle vicende che interessarono Napoli tra il 1793 ed il 1806, è il rinnovarsi di quel leggero senso di stupore che si affacciò quando recensimmo dello stesso autore Pirati e Corsari.( Ed. Schettini – Napoli).

La ragione è che Masella, nel suo curriculum, annota tutta una serie di impegni legati alla sua carriera di regista nei principali teatri di casa nostra ed esteri. Sorprende quindi quest’ attenzione a fatti ad eventi storici  della sua città ( Napoli), tal  come sorprese il suo saggio su La Cena: Imitatori di Leonardo ed altri titoli, così estranei all’ argomento  teatro.

Il percorso che egli compie in Figure e Figuri della Rivoluzione Napoletana, evidenzia, con pignoleria, quel che accadde nella reggia di Napoli in occasione delle brame napoleoniche  sull’ allora  più progredita città italiana.

Con una prosa scorrevole, spesso completata da citazioni ed aneddoti dialettali, s’intrattiene sui singolari personaggi che caratterizzarono il forte nucleo di insorgenti di cui si servì il cardinale Ruffo per  rimettere Ferdinando IV  di Borbone e Carolina d’Austria sul trono di Napoli.

Ma  Masella  si spinge ancora oltre ed  analizza gli attori   che agirono alla corte  del Regno delle  due Sicilie, sfruttando  il conosciuto disagio del re verso qualsiasi evento intervenisse a privarlo dei suoi abituali divertimenti: la caccia e le donne e la propensione della regina a sfruttare le continue assenze del consorte per concedersi avventure galanti senza distinzione di sesso.

I  protagonisti della politica napoletana da Acton a Nelson, da Hamilton a Ruffo, da Emma Lyon, divenuta successivamente lady Hamilton, agli esponenti della fragile Repubblica Napoletana, sono presi di mira soprattutto per la condotta tenu ta nel contesto di quelle alterne vicende che interessarono  Napoli nel corso dell’avvicendarsi sul trono della città di invasori francesi e di membri della dinastia borbonica.

Ma fanno capolino anche altre figure quali i cosiddetti -capi-massa- che ade rendo all’invito di Ruffo di entrare a far parte di un esercito regolare,, trasferirono le loro abituali efferatezze all’ombra delle bandiere della Santa Fede.

Citiamo a caso, Gaetano Mammone, Gennaro Rivelli fratello di latte di Ferdinando IV detto il mostro, Michele Pezza detto Fra Diavolo che con il suo comportamento, riscattò completamente la sua triste fama di spietato brigante tanto da meritarsi il grado di colonnello borbonico, Michele Marino detto il pazzo, Gerardo Curci detto Sciarpa, il generale Championnet , Napoleone 3° ,Murat, l’eroico ammiraglio Francesco Caracciolo, Eleonora Pimentel Fonseca, Luigia Sanfelice, Domenico Cirillo, Gennaro Serra di Cassano e numerosi altre vittime che, come annota Masella, contribuirono con il loro operato a scrivere nella storia di Napoli pagine di un certo rilievo.

A pronunciarsi su quanto avveniva nella capitale del regno in quell’epoca furono due illustri scrittori, il Michelet che addossò a Maria Carolina  una serie di complotti tesi a nuocere ai francesi colpevoli di aver voluto la morte di sua sorella Maria Antonietta e Stendhal che le fa dire al cospetto di un dipinto raffigurante la ghigliottina: – Se non fossi stata regina di Napoli, avrei voluto essere Robespierre- tale era il suo desiderio di vendetta nei confronti di quanti si erano mostrati affascinati dall’idea della  Repubblica Partenopea.

Il libro si arresta con la morte di Fra Diavolo la cui figura aveva assunta una diversa connotazione fin dai primi scontri con l’esercito francese, più volte tenuto in scacco dall’ ex brigante.

A suggellare la metamorfosi del colonnello borbonico, fu Joseph Leopold Sigsmondo Hugo, padre del futuro poeta e letterato Victor. Dopo avergli data una strenua caccia, al cospetto del suo cadavere pendente da una forca in Piazza Mercato a Napoli, sguainò la spada e salutò militarmente ciò che restava del suo più strenuo avversario.

Una lettura di vivo interesse, soprattutto, per i riscontri storici di cui Masella, in apposite note, arricchisce il suo interessante libro.