Alberto Franceschi

Basta con i falsi perbenismi: la ricchezza non deve essere un tabù” Ci tiene a sottolinearlo Alberto che pur essendo “figlio d’arte”, ovvero aspirante imprenditore che proviene da un’affermata famiglia d’imprenditori (il papà è il patron di Grafica Veneta, ndr) vuole emergere con le sue stesse forze.

Dopo essersi inizialmente scontrato con le difficoltà del mercato, il suo marchio Hide&Jack sta avendo il successo sperato…anche grazie ai social. Giovane, ambizioso, e circondato da belle ragazze. L’attuale fidanzata Natasha Tozzi è uno dei suoi soggetti preferiti nel suo profilo Instagam, accanto ai capi di tendenza del suo brand, già amatissimo dai calciatori. Alberto, da poco hai deciso di partecipare al programma giovani e ricchi che va in onda su rai 2 in seconda serata.

Che cosa ti ha spinto ad accettare di essere uno dei protagonisti?

A Giugno mi chiamò il regista Alberto D’Onofrio che all’epoca non avevo idea di chi fosse… mi contattò e mi parlò vagamente di questo programma che sarebbe andato in onda a settembre. Ho pensato per prima cosa che sarebbe stata una buona occasione per comunicare il mio prodotto dando un buon messaggio ai miei “coetanei”. Ho letto che la rete ha già riversato un mare di critiche sul programma: chi sullo stile di vita di voi ragazzi, chi sul fatto che venga trasmesso sulla rete pubblica

Come commenti questo accanimento?

Questo docu-reality è stato un azzardo per la Rai alla fine premiato dagli ascolti ottenendo uno share veramente alto per essere in seconda serata. Oggi la “ricchezza” è un tabù ancora molto forte in Italia e rinforzato anche da molto dalle forti incoerenze della società attuale. Il giorno dopo la messa in onda c’erano le polemiche nei giornali e parallelamente c’era la coda per spendere 1.100 euro per un iPhone. Credo che per l’ennesima volta si è persa una buona occasione per fare meno i falsi “perbenisti”. Se i protagonisti fossero stati americani sarebbe stato visto come il programma più bello dell’ultimo periodo: in Italia, invece, la critica è uno sport nazionale: ho notato commenti sui giornali che erano incoerenti al programma.

Nel bene o nel male purché se ne parli sei d’accordo?

Sono d’accordo con questa “filosofia” ma non la prendo come buona. Io cerco di essere me stesso e comunico quello che sono.

Immagina di trovarti in un paese straniero dove nessuno sa chi sei e cosa fai. Descrivi “Alberto” a modo tuo.

Se dovessi fare una bio comincerei così: “Alberto è un ragazzo di 24 anni laureato in economia a Padova con la passione per la moda”.

Tu sei giovanissimo imprenditore, quali sono le maggiori soddisfazioni che hai avuto da “Hide&Jack”?In cosa credi si distingua da altri brand sul mercato?

Quando due anni fa durante l’università ho deciso di intraprendere la mia strada pensavo che le mie idee fossero geniali e che sarei diventato milionario subito. Purtroppo arrivò subito il contatto con la realtà: il primo anno ho visto che la scalata per arrivare in vetta era molto più dura di quanto mi aspettassi e ho combattuto per rendere la mia corazza più forte possibile.
Ho studiato le storie degli altri per evitare errori e crearmi un bagaglio di esperienza più velocemente possibile anche perché la mia laurea non poteva aiutarmi più di tanto. Più di una volta avevo intenzione di mollare tutto e andare a lavorare in azienda di famiglia ma grazie al supporto del mio team e di mio fratello Nicola sono riuscito a caricarmi e a trovare la forza di andare avanti e superare gli ostacoli. La mia soddisfazione più grande ? Vedere che tutta la gente che mi aveva chiuso la porta in faccia ha dovuto ricredersi. Il resto lo fanno le persone le stesse che indossano il mio prodotto. Il mio brand si distingue e piace per la comunicazione giovane, per lo stile minimal e trasversale e per un posizionamento nel segmento luxury dovuto all’alta qualità dei materiali utilizzati. Il nome Hide&Jack è ispirato ad uno dei miei romanzi preferiti, in cui trovo molte affinità come persona e come brand: “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” ovvero questo concetto della doppia personalità. Nelle nostre campagne pubblicitarie c’è il modello (che sarei io perché mio padre mi dice sempre: devi metterci la faccia) che utilizza una sneaker con l’abito elegante ecco la contraddizione.

Quanto ti hanno avvantaggiato i social network nella tua carriera e quanto invece ti hanno nociuto?

I social sono il futuro e se sai sfruttarli per comunicare riesci a generare un effetto leva molto importante. Io ho cominciato aprendo profili per gioco e perché praticamente tutti lo avevano. Con il tempo ho visto che potevo utilizzarli per capire cosa pensava la gente del mio lavoro e anche come “autotestimonial”. Sono stati utili, mi hanno aiutato a vendere e ad avere più credibilità. Sulla negatività non saprei cosa dire, il mio messaggio è autentico. Se non piace basta cancellarsi con un click. Ad ogni social il suo uso.

Abbina Twitter, Instagram, Snapchat o Facebook all’uso che ne fai?

Twitter sicuramente condividere pensieri o mood, Instagram per immortalare pezzi di giornata o avvenimenti, Snapchat per raccontare quello che accade in chiave scherzosa, mentre Facebook lo utilizzo praticamente per stare in contatto con gli amici che non riesco a vedere tutti i giorni. Quanto conta per te avere l’apprezzamento delle persone in rete?Nel mio caso conta eccome. Con la rete faccio crescere il mio business e il sogno che ho io con il mio staff di diventare un marchio importante per il mercato.

Non credi che questo tipo di popolarità sia un po’ come una bolla di sapone, fragile, delicata e pronta a scoppiare in ogni momento?

Credo che la popolarità sui social e non, sia in tutti i casi una bolla di sapone infatti le persone di successo la curano e fanno in modo che non scoppi perché poi è difficile crearne un’altra. Social network &vita privata…connubio imperfetto. Cosa ami condividere di te? Ho visto che Natasha appare in molte delle foto che posti su Instagram…I social sono tutto tranne che privacy. Ognuno ha una sua “storia” sul proprio account, si condivide ciò che è bello ma non le difficoltà di una giornata tipo i guai col mercato, le tasse da pagare o una lamentela. Io metto in mostra le mie passioni, i momenti cari con la mia fidanzata e i successi del mio lavoro.