Al via con Scandalo la stagione del Rossetti

In grande spolvero si è aperta la stagione teatrale del Politeama Rossetti di Trieste, martedì 27 ottobre, con un testo inedito, e mai rappresentato in Italia, di Arthur Schnitzler: “Scandalo”.

La nuova Compagnia stabile del Friuli Venezia Giulia, con la regia del direttore del Rossetti, Franco Però, va in scena per sei repliche fino al primo novembre. Due gli ospiti di tutto riguardo: Franco Castellano e Stefania Rocca, che ci portano fra abiti cremisi e sedie Thonet nella Mitteleuropa di Schnitzler e nella sua ipocrisia borghese. Un mondo lontano e un sentimento datato? Per nulla. Perché quell’ipocrisia è attuale, è quel sentimento che ancor oggi noi nutriamo per il “diverso”, qualunque sia la sua diversità: l’estraneo, lo straniero, colui che ti mette di fronte alle tue paure, mette in crisi le tue certezze e l’ambiente in cui vivi.

La bella commedia di Schnitzler ci presenta, infatti, una donna “diversa”, tale per appartenenza sociale. Una donna, Toni Weber (in scena Astrid Meloni), che per una scelta buonista viene accolta a Vienna in una famiglia alto-borghese e poi, in maniera ipocrita, allontanata, emarginata e lasciata morire.

Già fin troppo averla accolta – pensano in molti – quando il figlio adorato della famiglia Losatti dell’alta borghesia viennese si è innamorato di Toni, ragazza di umili origini, e ne ha fatto un figlio, svelando ai genitori la storia mantenuta segreta quando, dopo un grave incidente, teme per la propria vita.

C’è stupore e sconcerto in famiglia, e in società fra gli amici dei Losatti, ma poi la famiglia acconsente, capitanata dal pater familias borghese, impersonato da un superbo Franco Castellano che sa muoversi con grande maestria recitativa tra le pieghe dell’animo di quell’uomo del suo tempo, radicalmente legato alle convenzioni sociali e al pensiero borghese, e dai sentimenti altalenanti. Un pensiero il suo snobbato, invece, da un’altra interessante figura del quadretto borghese dei Losatti: Stefania Rocca. Lei trasgressiva accavalla le gambe scompostamente, fuma senza ritegno e “pensa”, cosa non così apprezzata allora, quando lo spazio delle donne era relegato alle cose domestiche. Una donna moderna e antesignana.

Una storia “Scandalo”, corale e coinvolgente, il cui titolo originale è  Das Vermächtni che significa: lascito, eredità, testamento, ma anche dono, regalo… Eppure è proprio scandalo a rendere bene il terremoto che sconquassa la famiglia Losatti e dal quale saprà borghesemente risalire.

«Ogni termine scelto per il titolo – scrive nelle sue note il regista – tralasciava qualcosa dell’originale. Allora ci siamo chiesti: perché non cercarlo tra gli effetti che questo lascito provoca nella vita della famiglia? Perché è su questo che si snoda la trama della commedia.
E allora scopri che proprio in un allestimento tedesco, compare la parola scandalo. Ecco: scandalo, ma proprio nel senso antico del termine, σκάνδαλον (skàndalon), ovvero ostacolo, insidia.
Sono queste le caratteristiche, involontarie, indossate da Toni Weber, la ragazza di bassa classe sociale amata e sposata da Hugo, e del loro figlio, Franz. Essi sono vissuti come un ostacolo alla vita della famiglia, e alle proprie relazioni altolocate ».

Oggi, come nella Vienna di fine Ottocento, il “diverso” dunque fa paura. E feroce, di grande attualità,  è l’attacco che Schnitzler sa dare alla società, ai suoi lati oscuri e perversi, attraverso lo specchiarsi dei molti personaggi sulla scena, nella figura di Toni, riflettendo comportamenti a dir poco “scandalosi”.

Gli interpreti sono: Stefania Rocca, Franco Castellano
e con la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: Filippo Borghi, Adriano Braidotti, Federica De Benedittis*, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, Astrid Meloni*,(*attori ospiti)
e Alessio Bernardi, Leon Kelmendi.
Le scene sono di Antonio Fiorentino.

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