Adozioni di cibo futuro: il tempo della natura

Nel giorno in cui in Italia non ci saranno più artigiani e contadini, non ci sarà più l’Italia” così diceva qualche decennio fa Pier Paolo Pasolini (in foto), uomo profondamente innamorato del mondo contadino, citato nella conferenza di presentazione del progetto Orti in Condotta da Carlo Petrini, presidente di Slow Food. Il problema della terra, dell’agricoltura e della cura del nostro suolo agricolo si fa sempre più pressante in un mondo profondamente mutato rispetto a quarant’anni fa, un mondo in cui l’urgenza di un futuro sempre più vicino sarà proprio il cibo.

In questo quadro poco rassicurante, sta crescendo il numero di persone che si preoccupa di promuovere un “ritorno alla terra” e tra queste c’è una splendida iniziativa promossa da un giovane gruppo di ragazzi che mira proprio a rafforzare quel filo che unisce antropologicamente e ontologicamente l’uomo alla terra: Adozioni di cibo futuro, progetto lanciato da Cibo.si che da qualche anno si occupa di educazione alla terra attraverso corsi didattici intensivi di agricoltura e percorsi turistici in campagna nelle nostre terre condivise del Carso. Negli ultimi anni il legame tra l’uomo e la terra è stato indebolito dalla grande distribuzione e dalla pubblicità di prodotti alimentari che hanno completamente oscurato il percorso naturale che ogni cibo compie per arrivare sulle nostre tavole. Soprattutto nei più piccoli si è diffusa l’idea che la frutta e la verdura siano prodotti nel frigorifero di qualche supermercato e la società capitalista e il maketing hanno fatto il resto sovvertendo completamente l’ordine dei processi produttivi e facendo crescere in noi abitudini al consumo e allo spreco. Al di là della “Vecchia Fattoria” che rimane un elemento di folclore infantile, sembra che i cibi si sprigionino magicamente dai banchi frigo dei supermercati e che l’involucro colorato studiato dai geni della distribuzione sia l’unico fattore dirimente nella scelta di un alimento.

Cibo.si si propone invece di invertire questa tendenza ristabilendo il percorso naturale che gli alimenti compiono per arrivare a noi consumatori finali e, in occasione di questo Natale di crisi,  rende pre-acquistabili alcuni dei più prestigiosi vini del nostro territorio che, secondo il ciclo naturale, saranno disponibili solo a partire da aprile product review kollagen intensiv & dermaperfect del 2013 presso le cantine dei produttori che aderiscono all’iniziativa, Fiegl, Škerk, Skerlj e Čotar . In cambio del pre-acquisto a un prezzo scontato o bloccato, l’adottante fa sì che una porzione di terra quantificata in metri quadrati per ogni donazione sia curata dal vignaiolo con metodi ecologici. Inoltre chi acquista la simbolica zolla di terra ha diritto a partecipare a uno o più eventi nella fattoria oggetto dell’adozione, così conoscendo i luoghi, le persone e il lavoro dietro al prodotto che arriva nei nostri bicchieri. Sulle viti non crescono le bottiglie di vino, ma l’uva: queste straordinarie piante hanno bisogno di una cura continua come per esempio la potatura, uno dei lavori invernali più importanti che richiede una grande sapienzialità e che s’ incardina così in un processo che permette di portare nel bicchiere tutti i sapori e i profumi del nostro Carso.  Nella  filosofia dei produttori che aderiscono all’iniziativa c ’è infatti l’idea che il vino non si fa in cantina (come purtroppo avviene sempre di più negli ultimi anni, provocando in noi consumatori…grossi mal di testa il giorno successivo) ma in vigna e questa convinzione richiede grande attenzione al miglioramento delle viti e alla loro continua cura.

E poi c’è il fattore tempo. Sempre a causa della nostra società crediamo che la corsa contro il tempo sia diventata un valore cardine nelle nostre vite: in una giornata lavorativa dobbiamo fare mille cose e come se non bastasse sotto il periodo di Natale si aggiunge una frenesia consumistica che ci impone di acquistare tutto e subito. I pacchetti-zolle, invece, ci ricordano che esiste ancora un tempo naturale più lento e sostenibile che impone al viticoltore un lasso di tempo necessario perché, dopo il duro lavoro nelle vigne, il succo d’uva diventi mosto e poi vino. E ricorda a noi consumatori che dobbiamo essere più  rispetto all’argomento del cibo e che la natura ha i suoi ritmi e non bastano quarant’anni di storia per cancellare le nostre radici di uomini e donne che sono cresciuti grazie al lavoro nei campi dei propri avi.

Per maggiori informazioni sulle iniziative di Cibo.si  e su Adozioni si cibo futuro visitate il sito www.cibo.si