Ace e Emma Bartholomew: professionalità tra indie e talent

Al Supernova Music Festival abbiamo incontrato Ace, musicista degli Skunk Anansie e direttore di una scuola musicale ed Emma Batholomew, proprietaria di una Agenzia PR di Londra.

In questi giorni possiamo vedere molti ragazzi partecipare al concorso indetto da voi per tentare un nuovo canale e arrivare ad avere una vera carriera musicale. È davvero così difficile al giorno d’oggi vivere di musica?

Emma: Dipende tutto da cosa si intende per vivere di musica. Se si intende il poter avere uno stipendio solo registrando dei brani allora è molto difficile in quanto è la stessa industria discografica ad avere molti problemi adesso, ma ci sono molti altri modi a cui i giovani d’oggi non pensano vero Ace?

Ace: Sì, noi abbiamo un’idea, un incomestream (canale di profitto, N.d.R.) dove tutti possono mettersi in gioco condividendo le proprie abilità che fanno parte di delle necessità satellitari al mondo della musica. Possono ad esempio insegnare a suonare uno strumento, occuparsi delle produzioni o degli arrangiamenti di altri musicisti, scrivere testi, ma anche esibirsi in locali e dj set. In questo modo potranno specializzarsi e migliorare le proprie qualità lavorando comunque in un ambiente musicale (una sorta di brainstorming indiretto) che possa prepararli a diventare artisti e inoltre capire al meglio le proprie abilità.

Una sorta di sottobosco musicale, insomma. A questo proposito in che rapporto siete con la musica underground e indie?

A: Io non credo che esista una vera e propria differenza tra pop e indie se non per la promozione.

E: Sì quando vengono dei giovani musicisti da me a chiedermi di promuoverli cerco di far capire loro che l’unica cosa davvero importante è che la loro musica non abbia solo formule e cervello ma soprattutto cuore e passione.

A: A questo proposito però va ammesso che ci sarà anche una musica pop senza anima e di puro mercato, ma che in certi casi è dannatamente divertente! In fondo saremmo in un mondo molto silenzioso e triste se non ci fosse tutta la musica che abbiamo adesso. Mia figlia, ad esempio, ora ascolta (e suona) musica molto commerciale ma si sta comunque avvicinando al mondo musicale e credo che quando crescerà ascolta e farà anche musica più complessa.

Allora è possibile avere una carriera anche senza passare per i media?

E: Direi che è possibile ma molto difficile; quello che conta è sapere come funziona la music industry. Oltre a saper suonare bene devi comunque avere una buona storia, che non vuol dire inventarsi dei racconti strappalacrime per piacere al pubblico, ma capire cosa hai di rilevante da dare alle persone attraverso il tuo messaggio e le tue canzoni. Fino a che non hai queste idee chiare io consiglio sempre (anche se è controproducente per i miei affari) di non pagare un PR. Ad esempio nel musicista ospite Johnny Lucas crederò sempre perché so come lavora la sua professionalità e cosa lo spinge a suonare.

A: In tutta la mia carriera ho sempre cercato, sia col gruppo che da solista di non preoccuparmi minimamente del mondo economico ma in effetti la cosa che abbiamo notato essere sempre importante è il modo in cui tratti la tua professione ma anche il fatto di avere qualcosa da dire. Il rischio è che davvero certa gente sia messa là perché sa come dire delle cose, ma se poi guardi i contenuti non sta dicendo niente.

E: Come tutti questi ragazzi che arrivano ai talent e che in teoria non hanno mai cantato professionalmente ma sanno come usare perfettamente il microfono e come stare su un palco davanti a delle telecamere. Spariscono nel giro di due mesi appena le telecamere si spengono perché non lasciano nulla al pubblico.