La fine di un’illusione: il risveglio del “boss”

In politica è sempre valida la vecchia massima del sen. Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”. Chi ce l’ha non lo condivide, al massimo lo perde dopo averlo conquistato. E per conquistarlo (o riconquistarlo) è d’uopo possedere dei mezzi che l’Europa oggi non ha e ragionevolmente non potrà avere quanto meno per il prossimo mezzo secolo.

Sul piano pratico (che è poi quello che la storia documenta) contano assai poco elementi quali la volontà dei singoli leader o delle masse popolari, la loro cultura, il retaggio storico, financo la situazione geografica (che per altro spesso incide assai più della situazione storica). Ciò che conta veramente sono i rapporti di forza tra gli attori in gioco. Quando le cose vanno bene, tutti sono generosi di sorrisi e pacche sulle spalle, ma quando la congiuntura si fa cupa i margini si assottigliano e la benevolenza diviene una merce rara. Tra due persone affamate, sarebbe illusorio pensare che l’unica pagnotta disponibile vada divisa equamente, specie se una delle due ha in mano un nodoso bastone. Questo può urtare la nostra sensibilità di credenti, ma la sostanza delle cose non muta: non è un caso se papa Francesco sta andando dappertutto per cercare di spegnere gli incendi che si accendono qua e là nel mondo.

Un’occhiata alla situazione mondiale giustifica quste considerazioni apparentemente ciniche. Al di là delle cifre che la propaganda mediatica cerca di accreditare di tanto in tanto a beneficio dell’uno o dell’altro candidato, non c’è oggi un singolo paese dove l’economia vada bene. Si moltiplica altresì il numero delle crisi politiche che sfociano in conflitti armati. Le due cose sono strettamente collegate: quando mancano pane e lavoro la gente tende a innervosirsi, specie quando c’è chi soffia sul fuoco. In un mondo globalizzato, disordine economico e disordine politico si inseguono senza soste, rispondendo agli impulsi che provengono dai medesimi, sempre più rarefatti, centri di potere.

Un esempio può chiarire la natura degli eventi. Quando la Francia dell’ancien régime finì in bolletta, scoppiò la rivoluzione. Il disordine politico aggravò inevitabilmente la crisi e la risposta fu, more solito, la guerra contro l’Europa intera. L’obiettivo delle ostilità? Non certamente esportare la democrazia, più prosaicamente saccheggiare gli altri paesi per riempire le esauste casse dello stato.
Cosa che si è puntualmente realizzata, grazie soprattutto a Napoleone. Che la Francia – di Macron o Le Pen, poco importa – continui a vantarsi dei pretesi ideali della Révolution dimostra solamente quanto alto sia il livello di ipocrisia di uno dei paesi che pretendono di costruire lo stato europeo. Si legga in proposito l’intervista a Gérard Depardieu pubblicata sul Corriere della Sera di giovedì 4 maggio.

La Francia si era lanciata allora nell’avventura militare fidando sulle capacità dell’apparato militare costruito nel corso del secolo dalla monarchia. Allo stesso modo si comporterà l’Austria-Ungheria nel 1866, sperando di rimpinguare le esangui finanze pubbliche imponendo alla Prussia sconfitta una forte indennità di guerra. L’illusione, come sappiamo, si dissolverà ben presto a Sadowa.

Di solito, chi scende in campo ha dei buoni motivi per confidare nelle proprie forze e difatti se si va a leggere la realtà nascosta dietro alle versioni ufficiali (anche quando siano convalidate dagli storici) ci si accorge che alla radice dei conflitti c’è il paese più forte; ovviamente, sotto il profilo militare. La questione sta infatti in questi termini: per controllare il gioco internazionale bisogna avere l’apparato militare più potente. Questo impone costi elevatissimi, che generalmente danneggiano l’apparato economico. Di conseguenza, bisogna che gli stati più deboli paghino le spese militari della potenza egemone.

Si chiede qualcuno perché mai Trump insista con gli europei (ma non solo) perché aumentino le loro spese militari? Forse per ripartire più equamente l’onere della difesa? Se così fosse, significherebbe che il neo-presidente intende ridurre le dimensioni dell’apparato militare americano e far crescere quello degli alleati. D’altro canto lo stesso personaggio prospetta un cospicuo incremento nelle spese militari. Una apparente contraddizione dalla quale si esce soltanto ove ci si chieda quali industrie dovrebbero beneficiare dell’aumento della spesa militare europea. E poi c’è chi sostiene che Trump non sappia quello che sta facendo.